Privacy, Scorza: "Non si usi il diritto per ri-frammentare i mercati"

GUIDO SCORZA

Parla l'avvocato esperto di digital rights: "Gli utenti e l’innovazione vanno tutelati senza esagerare con le norme sulla privacy e rispettando la neutralità della rete. E sul modella Usa dice: "La disciplina del safe harbor già garantisce gli utenti europei nei confronti delle aziende"

di Alessandro Longo
I diritti degli utenti e l’innovazione vanno tutelati senza esagerare con le norme sulla privacy e rispettando la neutralità della rete. È la tesi di Guido Scorza, avvocato esperto di diritto di internet.
La commissione europea vorrebbe estendere agli Ott americani la normativa privacy europea per i dati dei cittadini europei. È una buona idea?
È ovvio che, dal punto di vista di utenti e consumatori europei, è la soluzione maggiormente garantista perché significa farli rimanere a casa propria - dal punto di vista giuridico e limitatamente alla privacy - anche quando navigano attraverso siti e servizi riconducibili a soggetti stranieri. Ma significa avviare una piccola, grande rivoluzione copernicana della quale è difficile prevedere l’impatto sull’ecosistema telematico. Chiediamoci che cosa significhi per una internet company dover adeguare le proprie policy alla disciplina di centinaia di Paesi, ovvero di tutti quelli dai quali i propri servizi sono accessibili. Temo si rischi, per questa via, di utilizzare il diritto come strumento di ri-frammentazione geografica dei mercati, proprio ora che ci stavamo abituando - nel bene e nel male - a fare affidamento su un servizio globale.
E quindi lasciamo tutto com’è?
No: sono favorevole- in materia di privacy e, più in generale di tutela dei consumatori - alla nascita di norme imperative e inderogabili a tutela di utenti e consumatori. Ma non credo sia opportuno rendere integralmente applicabile la disciplina del Paese di destinazione ai prestatori di servizio stabiliti all’estero. Non dimentichiamoci, infine, che la disciplina sul cosiddetto safe harbor - l’approdo sicuro - garantisce già agli utenti europei il rispetto, da parte di soggetti statunitensi, di una disciplina uniforme in materia di privacy allorquando “sbarcano”, anche solo virtualmente, oltre-oceano.
Guardiamola un attimo dal punto di vista delle telco. Secondo loro la privacy a cui sono sottoposte è troppo stringente e sottopone a squilibri di mercato.
È una battaglia curiosa quella che le telco stanno combattendo a livello europeo: anziché rivendicare regole più semplici, preferiscono domandare al legislatore di rendere più dura la vita agli over the top stabiliti all’estero. Non sono d’accordo. Telco e over the top non sono concorrenti. Le due categorie di soggetti di mercato erogano - o dovrebbero erogare - servizi diversi. Un’ultima considerazione: se le telco europee si mettessero a vendere servizi anche all’estero, sconterebbero il “regime agevolato” che contestano agli over the top. Il mercato è, ormai, globale per tutti.
Ma almeno non crede che gli Ott debbano fare passi avanti quanto a rispetto della privacy? Dando agli utenti maggiore controllo sulle loro identità digitali, affidate a social network e piattaforme cloud?
Ne sono fermamente convinto e credo che, almeno in parte, sia già avvenuto o, almeno, stia già avvenendo. La mia idea è che si debba insistere molto su due punti. Maggiore trasparenza delle condizioni di utilizzo dei dati e possibilità per gli utenti di gestire nel modo più semplice e intuitivo possibile la propria identità digitale. Sono contrario, invece, a divieti e paletti imperativamente imposti dal legislatore.
Neutralità della rete. Le telco ritengono che anche qui le regole sono sbilanciate a favore degli Ott. Un migliore equilibrio regolamentare è possibile?
Una rete neutrale rispetto ai contenuti e ai servizi che vi circolano è un ineliminabile presupposto a garanzia di numerosi diritti e libertà fondamentali. Di espressione e di impresa. Non si tratta, quindi, di uno “scontro” tra due soggetti, telco e Ott, ma di un problema a tre: guai a dimenticarsi che i contenuti e i servizi sono prodotti e/o destinati agli utenti. È a questi ultimi che va garantita una rete neutrale. Ciò detto, la posizione secondo la quale le telco non vogliono pagare l’infrastruttura di rete per paura che i gli Ott poi se ne avvantaggino è vecchia e superata. Senza i servizi ed i contenuti intermediati dagli Ott, peraltro, le telco lavorerebbero e guadagnerebbero molto meno.
Ma perché sarebbe una tesi errata?
Uno studio pubblicato qualche settimana fa da Plum Consulting nel Regno Unito ha descritto alcuni fatti interessanti e smontato qualche falso mito. L’aumento della domanda di contenuti online è un dato positivo perché riflette il valore rappresentato dagli utenti finali e offre supporto alla crescita degli investimenti sul network. In più, gli Ott sostengono notevoli investimenti in infrastrutture, nell’acquisto di connettività (i cosiddetti peering agreement e il caching) e sviluppando applicazioni e servizi che utilizzano la banda in modo efficiente.

29 Novembre 2011