Interferenze Lte-Tv, dal decreto sparisce il fondo telco

FREQUENZE

Il ministero prende tempo sulla risoluzione del nodo posto dai disturbi causati dal 4G al digitale terrestre. Fra pochi giorni la riunione del tavolo tecnico del Mise, dove saranno presentati i risultati delle sperimentazioni sul campo

di Paolo Anastasio

Sparisce dall'ultima bozza del Decreto sviluppo Bis il capitolo dedicato al fondo per risolvere il problema delle interferenze tra Lte e Tv digitale terrestre. Un passo indietro da parte del ministero dello Sviluppo anche a seguito delle proteste degli operatori - Tim e Vodafone - determinati a non farsi carico dei costi e ricompattate contro Wind (vedi articolo). Si aspetta che il provvedimento faccia nuovamente la sua comparsa, modificato, a ridosso del voto al Consiglio dei ministri (fine mese). Ma non si esclude che venga riproposta una nuova versione all'interno del decreto semplificazioni (in cdm venerdì).

Intanto è previsto entro fine mese il Tavolo tecnico istituito dal Dipartimento delle Comunicazioni del Mise per condividere con operatori (Tim, Vodafone e Wind) ed emittenti tv i risultati di una doppia serie di prove effettuate nel corso dell'ultimo anno (vedi articolo di luglio del Corriere delle Comunicazioni): dalle sperimentazioni condotte sul campo da operatori e dipartimento delle Comunicazioni del Mise, e dalle simulazioni di laboratorio condotte sotto l'egida della Fondazione Bordoni (peraltro presente al tavolo). Tra le sperimentazioni sul campo, quella condotta quest'estate a Tor San Giovanni, presso il Centro Nazionale Controllo Emissioni Radio Elettriche, e quella a San Benedetto del Tronto, conclusasi ai primi di agosto.  

“La coesistenza tra sistemi di telecomunicazione di nuova generazione (Lte) nella banda a 800 MHz e sistemi di diffusione della televisione digitale terrestre, in tecnologia Dvb-T(2), in banda IV e V (canali 21-60) è complessa – conferma Donatella Proto, dirigente del Dipartimento delle Comunicazioni responsabile del Tavolo Tecnico -. Esiste un problema di saturazione di banda, un problema di canali adiacenti, un altro problema legato agli amplificatori, un altro che riguarda le antenne condominiali e non condominiali, un problema di distanza del segnale dalle antenne televisive. Tengo a precisare che in base alle nostre sperimentazioni non è detto che le interferenze si verifichino, una volta accesi i ripetitori Lte”.

I risultati ufficiali della sperimentazione non sono ancora di dominio pubblico, ma secondo indiscrezioni raccolte dal Corriere delle Comunicazioni i problemi di saturazione delle antenne di ricezione televisiva causati dall’Lte sono gravi. Talmente gravi che durante la sperimentazione sul campo a San Benedetto del Tronto gli operatori sono stati costretti a spegnere i ripetitori per non oscurare il segnale televisivo durante le partite dell’Europeo di calcio. Un esito simile a quanto già avvenuto in Francia, dove le sperimentazioni degli operatori francesi condotte nella città di Laval nell’ottobre del 2011 furono interrotte per non oscurare il segnale televisivo durante le partite del Sei Nazioni di rugby.

Nella peggiore delle ipotesi, come anticipato a febbraio dal Corriere delle Comunicazioni,  i ripetitori e le antenne 4G potrebbero accecare il segnale di un televisore su quattro. Altre stime parlano di un milione di televisori potenzialmente colpiti.

I risultati del Tavolo Tecnico del Mise sono legati a doppio filo alla costituzione del fondo delle telco, presente nero su bianco in una delle ultime bozze del Decreto Sviluppo, che potrebbe porre in carico a Wind al 50%, Telecom Italia e Vodafone in quota al 25% a testa, la soluzione del problema interferenze. L’entità del fondo, secondo voci che circolano, sarebbe pari a 100 milioni di euro. Il problema interferenze si risolve montando un filtro sul ricevitore dell’antenna tv, previo intervento di un antennista.

Vodafone e Telecom Italia non avrebbero alcuna intenzione di pagare per interferenze provocate dalle risorse in capo a Wind, che in sede di asta Lte si è aggiudicata con uno sconto rispetto ai competitor il blocco di frequenze “sporche”, adiacenti al canale 60 di La7.  Già in sede di asta si sapeva che l’ultimo canale televisivo, il 60, poteva ricevere delle interferenze dal primo canale delle telecomunicazioni, il 61 acquisito da Wind. Ed è per questo che Wind ha pagato di meno in sede di asta.

Ma c’è un altro problema di potenziali interferenze, si tratta dell'accecamento, molto più ampio e potenzialmente dannoso delle frequenze adiacenti, e di cui in sede di asta Lte non si è parlato ma che è stato oggetto del Tavolo Tecnico del Mise. Quando arriverà l’Lte, le potenze di trasmissione irradiate su tutta la banda Uhf dalle stazioni radio base delle telecomunicazioni  da parte di tutti gli operatori potrebbero avere un effetto di saturazione dei filtri delle antenne televisive riceventi che si trovano nelle vicinanze. In altri termini, la potenza di trasmissione del segnale delle stazioni radio base potrebbe mandare in tilt le antenne televisive che si trovano nei dintorni.
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 12 Settembre 2012

TAG: tavolo tecnico, mise, dipartimento comunicazioni, fub, fondazione ugo bordoni, tim, vodafone, wind, donatella proto, la7

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