Palmieri: "Agenda, la guida in mano al premier"

L'INTERVISTA

Il deputato e responsabile Innovazione del Pdl: "E' necessario che il presidente del Consiglio assuma personalmente le competenze perché l'economia digitale è l'asse della ripresa del Paese". E rilancia: "Varare subito i decreti attuativi del Crescita 2.0"

di Federica Meta

“Il presidente del Consiglio Enrico Letta deve prendersi personalmente carico dell’Agenda digitale e, conseguentemente, delle sorti dell’Agenzia”. Ne è convinto Antonio Palmieri, deputato Pdl e responsabile Innovazione del partito, che entra nel dibattito sulla governance del piano digitale nazionale.

Il governo pare si stia muovendo nelle direzione di una centralizzazione della responsabilità. Lei come accoglie questo tentativo?

Credo sia assolutamente necessario andare in questa direzione. Ma – si badi bene- non basta nominare un ministro responsabile oppure un sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Agenda. Bisogna osare di più, bisogna che sia lo stesso capo del governo a diventare il regista del piano telematico perché l’economia digitale uno degli assi fondamentali per lo sviluppo del Paese.

Perché è convinto che non basti un ministro o un sottosegretario?

Per due ordini di motivi . Il primo riguarda la genesi stessa dell’innovazione che non è una “rivoluzione” – non accade in un momento solo – ma un insieme di processi complessi che coinvolgono attori pubblici e privati. Proprio per governare questo processi serve una guida forte in grado di stabilire le priorità strategiche. Il secondo motivo riguarda i rapporti tra ministri: dubito che i dicasteri siano pronti a cedere la loro quota di potestà in fatto di innovazione a un loro pari, ministro o sottosegretario che sia.

Non si si rischia di perdere altro tempo sull’attuazione dell’Agenda, in attesa che il governo metta a punto un nuovo modello di governance?

No, affatto. Mentre il governo riorganizza le competenze, deve assolutamente andare avanti sul varo dei decreto attuativi per portare a compimento quando previsto dal decreto Crescita 2.0. Bisogna elaborare regolamenti chiari che non “ammazzino” il provvedimento perché cattivi decreti rendono cattiva anche la migliore legge. Per quanto riguarda, invece, la tempistica relativa alla governance del digitale, invito il premier Enrico Letta a metterla in calendario prima della pausa estiva, nella seconda metà di luglio, una volta risolte le delicate questioni economico-finanziere con l’Unione europea.

Cosa dovrebbe fare, invece, il governo per mettere l’Agenzia digitale nelle condizioni di operare?

Si tratta di un tema strettamente collegato alla governance dell’Agenda. Quindi, anche in questo caso, ribadisco la necessità che sia Letta in persona a decidere se far vivere l’ente oppure optare per una soluzione diversa. Non dimentichiamo che l’ex DigitPA si definisce “agenzia” ma, di fatto, non ha alcuno dei poteri tipici di un’agenzia. Per questo motivo dico: il governo batta un colpo altrimenti l’Agenda digitale rischia di rimanere al palo.

 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 28 Maggio 2013

TAG: agenda digitale, agenzia italia digitale, enrico letta, antonio palmieri innovazione pdl

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