Banda larga: il modello "open access" fa bene al mercato

L'ANALISI

Secondo una ricerca dell'Harvard University i Paesi dove esiste accesso aperto ai servizi vantano una più alta penetrazione della banda larga, velocità maggiori di connessione e tariffe più basse

di Patrizia Licata
I Paesi dove esiste accesso aperto ai servizi come il bitstream e la liberalizzazione dell’ultimo miglio vantano una più alta penetrazione della banda larga, velocità maggiori di connessione e tariffe più basse per gli utenti. L’open access fa dunque bene al mercato. La conclusione arriva dal Berkman Center for Internet and Society, parte della Harvard university, che ha pubblicato uno studio comparativo dei servizi Internet in 30 Paesi dell’Ocse per conto della Fcc americana. I Paesi sono stati confrontati in base alla penetrazione della banda larga, la velocità e i prezzi della connessione. I voti più alti sono andati a Giappone, Corea del Sud, Scandinavia e Paesi Bassi, mentre in fondo alla classifica sono finiti diverse nazioni dell’Est europeo e il Messico. Gli Usa si collocano più o meno nel mezzo.

Ma se l’accesso aperto beneficia il mercato con velocità di connessione più alte e prezzi inferiori per l’utente, che vantaggio ne deriva agli operatori? “Difficile rispondere basandosi solo su prove empiriche. Non ci sono abbastanza informazioni disponibili”, secondo gli analisti. Non è facile per esempio mettere a confronto i casi di Verizon Communications (che non prevede accesso aperto) e Bt Group (dove l’accesso aperto passa per la separazione funzionale). I mercati dei due operatori sono diversi dal punto di vista sociale, economico e geografico; in più, Bt ha venduto le attività mobili, mentre Verizon Wireless resta fondamentale nella strategia di Verizon. Quali sono poi i parametri da considerare per misurare il vantaggio dell’operatore? L’aumento delle vendite e il market share, o piuttosto i margini e le attività che generano cash? Sono necessarie ulteriori indagini su questo tema, ma gli analisti del Berkman Center dicono di poter già individuare alcuni vantaggi conseguenti all’accesso aperto.

Non solo Bt, ma anche Kpn offrono accesso alla loro rete. Kpn è anzi un caso esemplare, per diversi motivi. Innanzitutto, la telecom olandese vede gli operatori di rete unbundler come partner di iniziative di mercato congiunte, non come parassiti. Inoltre, la redditività migliora di molto se aumenta la capacità utilizzata: l’equazione è vera nel mercato broadband come in altri
settori (per es. i semiconduttori). I nuovi investimenti in tecnologia Ip e fibra ottica creano una rete ridondante che ha bisogno di un alto tasso di utilizzo, assicurato dalla vendita all’ingrosso che, tra l’altro, garantisce margini più alti. L’accesso aperto ha i suoi vantaggi anche dal punto di vista del servizio, secondo lo studio commissionato dalla Fcc: aprendo la rete ad altri provider e ai loro servizi innovativi, l’utilizzo cresce ancora e così anche il valore del network.

22 Ottobre 2009