Pilati: "L'Agcom è un organismo a termine"

IL DIBATTITO

Il Commissario dell'Antitrust ritiene ridondante la funzione dell'Authority per le Comunicazioni: "Il mercato delle Tlc è liberalizzato, il compito è finito"

di Matteo Buffolo
L’AgCom nel 2010 compirà 13 anni e, con un incontro tenuto ieri sera nella sede di Milano dell’Istituto Bruno Leoni, si è aperto un dibattito sul suo futuro. “Che senso ha l’esistenza di un’autorità staccata per le telecomunicazioni?”, si è chiesto il relatore principale della serata, Christian Hocepied, che dirige il reparto "Telecomunicazioni, poste e coordinamento della società dell'informazione" del Direttorato Generale Concorrenza della Commissione Europea a Bruxelles.

“Antitrust e Agcom sono come due strade che procedono in parallelo”, ha evidenziato. Per di più, secondo Hocepied, con un’eventuale sostituzione dell’Agcom nell’Antitrust non ci sarebbe nemmeno il pericolo di una perdita di competenze, perché “in ogni caso i garanti della concorrenza possono appoggiarsi a esperti esterni, riducendo così anche i rischi di cattura dell’autorità di regolamentazione”, che sono più consistenti quando il lavoro di tutti i giorni porta ad uno stretto contatto con le aziende.

Una posizione che è condivisa, almeno in parte, da Antonio Pilati, commissario Antitrust ma con un passato anche nell’authority guidata dal 2005 da Corrado Calabrò. “Quando fu fondata l’AgCom – ha commentato Pilati – io ritenevo evidente che dovesse essere un organismo ‘a termine’”. Una considerazione guidata dalla convinzione che, se lo scopo dell’authority sulle telecomunicazioni doveva principalmente essere regolamentare il mercato in un momento in cui si usciva da una situazione di monopolio, creando e favorendo una concorrenza che altrimenti sarebbe stato difficile avere, questo compito dovesse necessariamente finire. “O arriva un momento in cui regolare il mercato non è più necessario, o vuol dire che si è sbagliato da qualche parte”, ha sintetizzato Pilati.

Un altro tema emerso dall’incontro organizzato dall’Ibl è stato quello della ‘convenienza legislativa’, che porta gli avvocati di chi voglia presentare un ricorso a scegliere, di volta in volta, a chi rivolgersi: se all’Antitrust, se all’AgCom, se al tribunale ordinario, a seconda delle possibilità di vedere accolta la propria istanza.

19 Gennaio 2010