Martin (ex capo Fcc): "Le regole non ostacolino le aziende"

IL PROTAGONISTA

L'ex presidente della Federal Communications Commission: "Obama ha un approccio molto aggressivo nel regolare la net neutrality. Ma l'eccessiva focalizzazione sulla tutela del consumatore impatterebbe negativamente sullo sviluppo delle nuove reti"

di Gildo Campesato
«A differenza dell’Amministrazione Bush, Obama preme con forza su due obiettivi: dare la banda larga a tutti gli americani e garantire la neutralità della rete. Anche al prezzo di una regolazione più stringente e di un impegno più diretto dello Stato»: Kevin Martin, ex presidente della Fcc, la Federal Communications Commission, l’ente regolatore delle Tlc negli Usa, spiega al Corriere delle Comunicazioni i più recenti sviluppi nella politica americana nel settore dell’Ict. Quello di Martin è un punto di vista privilegiato. A soli 36 anni è diventato capo della Fcc. Era il marzo 2005. Lo è stato sino al gennaio 2009 quando il suo posto è stato preso dall’attuale presidente, Julius Genachowski. La sua presidenza ha visto l’avanzata travolgente delle Internet company, Google in testa. Ma ha anche assistito alla battaglia fra cable company ed aziende telefoniche per fornire agli americani servizi in banda larga. L’attuale situazione di mercato negli Usa, con la competizione nelle reti dominata da pochi grandi big, è anche frutto delle scelte regolatorie della Fcc di Martin.
In Europa si guarda con una certa diffidenza ad un mercato riservato a pochi player.
Potrei rispondere che negli Usa il mercato è più competitivo perché c’è una sfida vera fra operatori e fra piattaforme: cavo, telefono, satellite. In ogni mercato locale abbiamo almeno due competitor che hanno investito nei network, assicurando una competizione fra telco e cable company. In Europa avete wholesale company che offrono servizi sfruttando le reti degli incumbent. Negli Usa le aziende non hanno tratto vantaggio da questa opportunità perché non ce n’è stato bisogno: la competizione è assai vigorosa nella voce, nei dati, nel video.
Al mercato avete lasciato la briglia piuttosto larga.
Piuttosto che con regole rigide, prefissate, abbiamo cercato di agire sulla base di quattro principi generali su cui orientare la nostra azione: diritto del consumatore ad accedere ai contenuti legali che preferisce; diritto di usare i servizi e le applicazioni preferite; diritto a collegarsi alla rete con qualunque dispositivo purché non danneggi l’infrastruttura; diritto alla concorrenza fra i provider di rete, di servizi, di applicazioni, di contenuti.
Con che obiettivi?
Abbiamo cercato di promuovere il mercato e le ragioni dei consumatori, ma anche di adottare una regolazione che non fosse così stringente da risultare un deterrente per gli investimenti nelle nuove reti e un ostacolo alla libera concorrenza. Nel concreto, abbiamo cercato di rompere le barriere all’investimento come erano le precedenti regole troppo penalizzanti su unbundling e tariffe di accesso. Abbiamo consentito ai carrier di offrire servizi integrati. Nel contempo, abbiamo puntato a garantire i diritti dei consumatori come quando abbiamo stoppato Comcast che voleva impedire l’uso del P2P. I fatti ci hanno dato ragione. Il mercato e i servizi per i consumatori sono cresciuti così come sono decollati gli investimenti nei nuovi network. Si pensi ai 23 miliardi di dollari investiti da Verizon per il deployement di reti fiber to the home. Ne sono scaturiti una nuova infrastruttura e nuovi servizi: un risultato reale delle nostre scelte regolatorie che ci ha fatto moltissimo piacere
Che consiglio darebbe al suo successore?
Non credo che Genachowski abbia bisogno dei miei consigli. Quel che posso dire è che la Fcc deve essere molto cauta nelle sue decisioni, cercando di trovare equilibrio fra la tutela degli interessi del consumatore e l’incoraggiamento degli investimenti nelle nuove infrastrutture anche riconoscendo ai carrier un adeguato ritorno degli impegni finanziari. La neutralità della rete è la sfida maggiore. Ma negli Usa il tema si pone in maniera diversa che in Europa. I carrier americani sono preoccupati: se ad altre aziende verrà consentito di usare i loro network a prezzi wholesale scontati, evitando in tal modo il costo ed il rischio di investimento, ciò rappresenterà un forte disincentivo agli investimenti degli attuali carrier nelle nuove reti. La Fcc non dovrebbe sottovalutare il tema. L’Amministrazione Obama ha un approccio molto aggressivo nel regolare la net neutrality: ma non vorrei che da una focalizzazione troppo squilibrata sulla tutela del consumatore ne risultasse un impatto negativo sullo sviluppo delle nuove reti.
In un anno il clima regolatorio è cambiato.
Quando ero io chairman Fcc, l’Amministrazione Bush era meno preoccupata di scrivere nuove regole che anticipassero i problemi; piuttosto, puntavamo a lasciare che fossero le forze di mercato a determinare le regole e ad applicare con efficacia la regolazione esistente. Ma non abbiamo mai voluto approvare troppe regole ex ante. È un approccio differente da quello della nuova Amministrazione che è più dirigistico quanto a prezzi e accesso ai network.
Ai vostri quattro principi, Genachowski ne ha aggiunti altri due.
Si tratta del principio di non discriminazione per cui il provider non può discriminare fra contenuti e applicazioni e del principio di trasparenza per cui gli operatori devono rendere note le proprie prassi operative. Si è aperta una discussione aspra. Secondo i carrier, questi due nuovi principi potrebbero avere un impatto negativo sugli investimenti.
Che ne pensa della controversia Google-editori?
Google sta cercando accordi con gli editori per la veicolazione dei loro contenuti su Internet: ciò significa che ha ammesso il principio che un content provider ha diritto ad un riconoscimento economico per l’uso dei suoi contenuti nella Rete. Questo, però, non ha risolto il contenzioso tra operatori di rete e aziende hi-tech: queste ultime perseguono una concezione assai spinta del concetto di net neutrality. Google si è fatta portavoce di questa posizione anche presso la Commissione da me diretta. A loro volta gli operatori obiettano che questa impostazione potrebbe condizionare la loro capacità di investimento.
Obama tiene molto alle reti a banda larga.
Insieme alla net neutrality, è una delle maggiori innovazioni di questa Amministrazione. Obama vuole che in tutte le case degli americani vi sia un accesso a banda larga. La banda larga giocherà un ruolo importantissimo nell’economia, nei servizi, nella qualità della vita, nella competitività del nostro futuro. La Fcc sta lavorando da quasi un anno ad un progetto che verrà presentato al Congresso a febbraio per un’approvazione finale prevista per marzo, dopo le necessarie modifiche legislative. Tra l’altro, in campo vi sono la proposta di utilizzare il fondo per il servizio telefonico universale, 7 miliardi di dollari, per portare la banda larga nelle aree remote e rurali e di dedicare a servizi di Tlc parte dello spettro liberato dalla digitalizzazione delle trasmissioni televisive. Ne deriverebbero anche introiti consistenti per lo Stato.

25 Gennaio 2010