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Martin (ex capo Fcc): “Le regole non ostacolino le aziende”

L’ex presidente della Federal Communications Commission: “Obama ha un approccio molto aggressivo nel regolare la net neutrality. Ma l’eccessiva focalizzazione sulla tutela del consumatore impatterebbe negativamente sullo sviluppo delle nuove reti”

25 Gen 2010

«A differenza dell’Amministrazione Bush, Obama preme con forza
su due obiettivi: dare la banda larga a tutti gli americani e
garantire la neutralità della rete. Anche al prezzo di una
regolazione più stringente e di un impegno più diretto dello
Stato»: Kevin Martin, ex presidente della Fcc, la
Federal Communications Commission, l’ente regolatore delle Tlc
negli Usa, spiega al Corriere delle Comunicazioni i più recenti
sviluppi nella politica americana nel settore dell’Ict. Quello di
Martin è un punto di vista privilegiato. A soli 36 anni è
diventato capo della Fcc. Era il marzo 2005. Lo è stato sino al
gennaio 2009 quando il suo posto è stato preso dall’attuale
presidente, Julius Genachowski. La sua presidenza ha visto
l’avanzata travolgente delle Internet company, Google in testa.
Ma ha anche assistito alla battaglia fra cable company ed aziende
telefoniche per fornire agli americani servizi in banda larga.
L’attuale situazione di mercato negli Usa, con la competizione
nelle reti dominata da pochi grandi big, è anche frutto delle
scelte regolatorie della Fcc di Martin.
In Europa si guarda con una certa diffidenza ad un mercato
riservato a pochi player.

Potrei rispondere che negli Usa il mercato è più competitivo
perché c’è una sfida vera fra operatori e fra piattaforme:
cavo, telefono, satellite. In ogni mercato locale abbiamo almeno
due competitor che hanno investito nei network, assicurando una
competizione fra telco e cable company. In Europa avete wholesale
company che offrono servizi sfruttando le reti degli incumbent.
Negli Usa le aziende non hanno tratto vantaggio da questa
opportunità perché non ce n’è stato bisogno: la competizione
è assai vigorosa nella voce, nei dati, nel video.
Al mercato avete lasciato la briglia piuttosto
larga.

Piuttosto che con regole rigide, prefissate, abbiamo cercato di
agire sulla base di quattro principi generali su cui orientare la
nostra azione: diritto del consumatore ad accedere ai contenuti
legali che preferisce; diritto di usare i servizi e le applicazioni
preferite; diritto a collegarsi alla rete con qualunque dispositivo
purché non danneggi l’infrastruttura; diritto alla concorrenza
fra i provider di rete, di servizi, di applicazioni, di
contenuti.
Con che obiettivi?
Abbiamo cercato di promuovere il mercato e le ragioni dei
consumatori, ma anche di adottare una regolazione che non fosse
così stringente da risultare un deterrente per gli investimenti
nelle nuove reti e un ostacolo alla libera concorrenza. Nel
concreto, abbiamo cercato di rompere le barriere all’investimento
come erano le precedenti regole troppo penalizzanti su unbundling e
tariffe di accesso. Abbiamo consentito ai carrier di offrire
servizi integrati. Nel contempo, abbiamo puntato a garantire i
diritti dei consumatori come quando abbiamo stoppato Comcast che
voleva impedire l’uso del P2P. I fatti ci hanno dato ragione. Il
mercato e i servizi per i consumatori sono cresciuti così come
sono decollati gli investimenti nei nuovi network. Si pensi ai 23
miliardi di dollari investiti da Verizon per il deployement di reti
fiber to the home. Ne sono scaturiti una nuova infrastruttura e
nuovi servizi: un risultato reale delle nostre scelte regolatorie
che ci ha fatto moltissimo piacere
Che consiglio darebbe al suo successore?
Non credo che Genachowski abbia bisogno dei miei consigli. Quel che
posso dire è che la Fcc deve essere molto cauta nelle sue
decisioni, cercando di trovare equilibrio fra la tutela degli
interessi del consumatore e l’incoraggiamento degli investimenti
nelle nuove infrastrutture anche riconoscendo ai carrier un
adeguato ritorno degli impegni finanziari. La neutralità della
rete è la sfida maggiore. Ma negli Usa il tema si pone in maniera
diversa che in Europa. I carrier americani sono preoccupati: se ad
altre aziende verrà consentito di usare i loro network a prezzi
wholesale scontati, evitando in tal modo il costo ed il rischio di
investimento, ciò rappresenterà un forte disincentivo agli
investimenti degli attuali carrier nelle nuove reti. La Fcc non
dovrebbe sottovalutare il tema. L’Amministrazione Obama ha un
approccio molto aggressivo nel regolare la net neutrality: ma non
vorrei che da una focalizzazione troppo squilibrata sulla tutela
del consumatore ne risultasse un impatto negativo sullo sviluppo
delle nuove reti.
In un anno il clima regolatorio è cambiato.
Quando ero io chairman Fcc, l’Amministrazione Bush era meno
preoccupata di scrivere nuove regole che anticipassero i problemi;
piuttosto, puntavamo a lasciare che fossero le forze di mercato a
determinare le regole e ad applicare con efficacia la regolazione
esistente. Ma non abbiamo mai voluto approvare troppe regole ex
ante. È un approccio differente da quello della nuova
Amministrazione che è più dirigistico quanto a prezzi e accesso
ai network.
Ai vostri quattro principi, Genachowski ne ha aggiunti
altri due.

Si tratta del principio di non discriminazione per cui il provider
non può discriminare fra contenuti e applicazioni e del principio
di trasparenza per cui gli operatori devono rendere note le proprie
prassi operative. Si è aperta una discussione aspra. Secondo i
carrier, questi due nuovi principi potrebbero avere un impatto
negativo sugli investimenti.
Che ne pensa della controversia
Google-editori?

Google sta cercando accordi con gli editori per la veicolazione dei
loro contenuti su Internet: ciò significa che ha ammesso il
principio che un content provider ha diritto ad un riconoscimento
economico per l’uso dei suoi contenuti nella Rete. Questo, però,
non ha risolto il contenzioso tra operatori di rete e aziende
hi-tech: queste ultime perseguono una concezione assai spinta del
concetto di net neutrality. Google si è fatta portavoce di questa
posizione anche presso la Commissione da me diretta. A loro volta
gli operatori obiettano che questa impostazione potrebbe
condizionare la loro capacità di investimento.
Obama tiene molto alle reti a banda larga.
Insieme alla net neutrality, è una delle maggiori innovazioni di
questa Amministrazione. Obama vuole che in tutte le case degli
americani vi sia un accesso a banda larga. La banda larga giocherà
un ruolo importantissimo nell’economia, nei servizi, nella
qualità della vita, nella competitività del nostro futuro. La Fcc
sta lavorando da quasi un anno ad un progetto che verrà presentato
al Congresso a febbraio per un’approvazione finale prevista per
marzo, dopo le necessarie modifiche legislative. Tra l’altro, in
campo vi sono la proposta di utilizzare il fondo per il servizio
telefonico universale, 7 miliardi di dollari, per portare la banda
larga nelle aree remote e rurali e di dedicare a servizi di Tlc
parte dello spettro liberato dalla digitalizzazione delle
trasmissioni televisive. Ne deriverebbero anche introiti
consistenti per lo Stato.