Pizzetti: attenti alla dittatura Internet

RELAZIONE DEL GARANTE DELLA PRIVACY

Nella relazione annuale il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, avverte contro il rischio "casa di vetro" con il Web. Basta con il telemarketing selvaggio, pronti ad andare alla Corte Ue

E’ Internet il terreno su cui si giocano i temi principali della Privacy, su cui serve vigilare perché non si realizzi quella “casa di vetro” che è “il sogno di ogni dittatura”. I temi più caldi li mette in rilievo il Garante Francesco Pizzetti, che nella relazione annuale tocca i nodi più caldi degli scontri che si stanno combattendo anche in Italia a cominciare dal ddl sulle intercettazioni fino alle telepromozioni e alla trasparenza sui dati nella Pubblica amministrazione.

Contro il telemarketing selvaggio il Garante privacy, nel suo intervento, si dice pronto a ricorrere alle istituzioni europee, compresa la Corte di Giustizia: “malgrado l'aumento delle sanzioni” osserva Pizzetti, il settore delle chiamate pubblicitarie e dei fax indesiderati “continua a non rispettare le regole. Anzi, avvalendosi sempre di più delle differenze di legislazione tra gli Stati, e spesso continuando a farsi scudo dei lavoratori precari impiegati nei servizi, si persiste senza pudore in una competizione selvaggia”.

Di recente, ricorda Pizzetti, “il legislatore ha deciso di passare dal sistema che per poter effettuare attività di telemarketing richiedeva un consenso preventivo ad uno, meno garantista, che consente tale pubblicità salva la successiva facoltà del cittadino di opporsi”. L'auspicio del Garante è che tale sistema funzioni, “se però sarà violato con la stessa intensità e la medesima spudoratezza l'Autorità prenderà tutte le iniziative possibili, compresa la richiesta di un intervento delle istituzioni europee, Corte di Giustizia inclusa”.

Ma è urgente anche mettere a punto “nuove linee guida”, subito dopo l’estate, sulla trasparenza dei dati nella Pubblica amministrazione, “che consentano di adempiere al dovere di trasparenza senza ledere i principi della riservatezza”.
Altrimenti si rischia “un controllo globale di tutti su tutti”, in una sorta di “mostruosa casa di vetro che è stata sempre il sogno di ogni dittatura”. “Con la cosiddetta riforma Brunetta - sottolinea Pizzetti - la trasparenza è diventata un principio cardine della Pubblica amministrazione, strutturalmente legato all'uso della rete e alla messa online delle informazioni”. E’ evidente peraltro che non è possibile “affermare a cuor leggero che l’amministrazione debba mettere online tutte le informazioni di cui è in possesso o che per ogni tipo di informazione debbano valere le stesse regole. In questo modo si renderebbe concreto il rischio di un controllo globale di tutti su tutti.

“Il risultato - dice Pizzetti - sarebbe una società nella quale non vi è più riservatezza alcuna e ciascuno, solo perché è entrato in rapporto con la PA” deve accettare che le informazioni che lo riguardano diventino note a tutti. Perché “non vi sarebbe più difesa possibile della dignità”, per esempio, “di chi ha chiesto o ricevuto un sussidio”. Diventerebbe “un incubo destinato a diventare ancora più orrido se non si mettesse alcun limite all’accessibilità dei dati messi in rete da parte dei motori di ricerca”.

La risposta di Brunetta ai timori del Garante non si è fatta attendere. "Tale preoccupazione non trova alcun riscontro nel testo e nelle finalità della riforma dell’organizzazione del lavoro pubblico - puntualizza una nota di Palazzo Vidoni -. L’articolo 11 del decreto legislativo n. 150 del 2009 prevede l’accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni, gli andamenti gestionali, l’utilizzo delle risorse e le attività di misurazione e valutazione. Si tratta, di tutta evidenza, di aspetti non riconducibili al concetto di dato sensibile e alla tutela della dignità e della riservatezza a esso collegati. Al contrario, si tratta di elementi di natura oggettiva che costituiscono una diretta realizzazione dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, nonché di oculata gestione delle risorse pubbliche".

Con riguardo, poi, alle modifiche recate dalla legge n. 69 del 2009 circa la conoscibilità - tra l’altro - dei curricula e degli stipendi dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni "è sufficiente osservare che ogni disposizione in materia è stata preventivamente discussa e approvata dallo stesso Garante della privacy, come peraltro si evince chiaramente dalla lettura della sua relazione", conclude la nota.

Ed è su Google che il Garante si sofferma invocando quando soluzioni da trovare “anche a livello internazionale” per affrontare il contrasto “tra la protezione del diritto d'autore e la necessità di non consentire tracciamenti indiscriminati per perseguire eventuali violazioni”. Soluzioni in grado di affrontare gli “interrogativi che pongono i motori di ricerca, che per loro natura non hanno limiti alla cattura e utilizzo di dati personali” e i rischi “posti dai social network” e, in particolare, “quelli connessi ai nuovi servizi offerti da Google”.

E' il caso, spiega il Garante, di Google Latitude, che consente a un utente la localizzazione geografica di un altro utente semplicemente acquisendo il consenso con un sms, o Google Maps, “che nella modalità my location localizza la posizione del soggetto che ne fa uso”. Senza dimenticare Google Street View che, oltre ad aver mappato le nostre città, “ha raccolto illecitamente informazioni su reti wireless prive di protezione”.

Occorre riflettere anche sui rischi che pone la nuova tecnologia del “cloud computing”, con la quale i dati verranno sempre più sottratti alla disponibilità materiale di chi li produce e usa, e gestiti da enormi server collocati in ogni parte del pianeta. Un fenomeno che moltiplicherà i servizi di “remote hard disk” e renderà sempre più ampio il ricorso all’outsourcing e all’hosting dei sistemi, moltiplicando i servizi forniti da terzi secondo modalità che favoriscono sempre di più la delocalizzazione dei dati conservati. Si tratta di una nuova frontiera che allarma tanto le strutture militari quanto quelle di sicurezza interna, e che coinvolge problemi di enorme portata. L’Autorità si è mossa da tempo. In questa prospettiva abbiamo adottato il provvedimento sugli Amministratori di sistema ed abbiamo compiuto ispezioni presso alcune banche dati di interesse nazionale al fine di verificare se sono state compiute le analisi necessarie sui rischi, attuate misure idonee di protezione delle reti e dei sistemi, fatte le verifiche circa la loro affidabilità quando si ricorre ai servizi in outsourcing. E' necessario adesso un salto di qualità. Occorre che, anche adottando le eventuali modifiche normative, sia posto al più presto a disposizione dell’Autorità un elenco esaustivo delle banche dati di interesse nazionale e della loro dislocazione, comprese quelle gestite da privati. E' indispensabile una forte collaborazione internazionale, che tuttora manca.

30 Giugno 2010