Lo stop a Internet, per l'Egitto un danno da 90 milioni di dollari

EGITTO

Secondo i calcoli Ocse i servizi di Tlc e Internet rappresentano il 3-4% del Pil egiziano. Per ogni giorno di inaccessibilità alla rete il Paese ha perso 18 milioni di dollari

di Patrizia Licata
Il blocco di cinque giorni dei servizi Internet imposto dal governo del Cairo in seguito ai disordini esplosi in Egitto ha un costo per l’economia del Paese di almeno 90 milioni di dollari, ha calcolato l’Ocse.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico spiega che i servizi di telecomunicazione e Internet rappresentano il 3-4% del prodotto interno lordo dell’Egitto, che dunque ha perso ogni giorno in cui la Rete era inaccessibile circa 18 milioni di dollari.
Il blocco è stato revocato mercoledì, ma probabilmente occorrerà ancora tempo prima di poter valutare il costo reale dell'impatto sull’economia nazionale dell'oscuramento del web, fanno sapere da Parigi.

Tagliando le telecomunicazioni, il governo ha infatti troncato per cinque giorni la connessione tra le aziende high-tech, nazionali e internazionali, e il resto del mondo. Di conseguenza, avverte l’Ocse, l’Egitto potrebbe trovare “molto più difficile in futuro attrarre aziende estere e convincerle che le sue reti sono affidabili”.

I principali Isp egiziani hanno smesso di trasportare il traffico Internet poco dopo la mezzanotte (ora locale) di venerdì, nel pieno della protesta contro il Presidente Hosni Mubarak. Nel giro di pochi minuti, la quantità di traffico Internet in arrivo e in partenza dall’Egitto si è ridotto al lumicino, nota la società di monitoraggio americana Arbor Networks.

"Non abbiamo mai visto un Paese così connesso come l’Egitto perdere completamente la connettività Internet per un periodo di tempo così lungo”, dichiara Craig Labovitz, chief scientist di Arbor Networks. "A differenza di dieci anni fa, i governi delle nazioni tecnologicamente sviluppate non possono più permettersi di interrompere le comunicazioni senza causare ingenti danni all’economia, ripercussioni sociali e anche politiche”.

04 Febbraio 2011