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Lo stop a Internet, per l’Egitto un danno da 90 milioni di dollari

Secondo i calcoli Ocse i servizi di Tlc e Internet rappresentano il 3-4% del Pil egiziano. Per ogni giorno di inaccessibilità alla rete il Paese ha perso 18 milioni di dollari

04 Feb 2011

Il blocco di cinque giorni dei servizi Internet imposto dal governo
del Cairo in seguito ai disordini esplosi in Egitto ha un costo
per l’economia del Paese di almeno 90 milioni di dollari, ha
calcolato l’Ocse.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico
spiega che i servizi di telecomunicazione e Internet rappresentano
il 3-4% del prodotto interno lordo dell’Egitto, che dunque ha
perso ogni giorno in cui la Rete era inaccessibile circa 18 milioni
di dollari.
Il blocco è stato revocato mercoledì, ma probabilmente occorrerà
ancora tempo prima di poter valutare il costo reale
dell'impatto sull’economia nazionale dell'oscuramento del
web, fanno sapere da Parigi.

Tagliando le telecomunicazioni, il governo ha infatti troncato per
cinque giorni la connessione tra le aziende high-tech, nazionali e
internazionali, e il resto del mondo. Di conseguenza, avverte
l’Ocse, l’Egitto potrebbe trovare “molto più difficile in
futuro attrarre aziende estere e convincerle che le sue reti sono
affidabili”.

I principali Isp egiziani hanno smesso di trasportare il traffico
Internet poco dopo la mezzanotte (ora locale) di venerdì, nel
pieno della protesta contro il Presidente Hosni Mubarak. Nel giro
di pochi minuti, la quantità di traffico Internet in arrivo e in
partenza dall’Egitto si è ridotto al lumicino, nota la società
di monitoraggio americana Arbor Networks.

"Non abbiamo mai visto un Paese così connesso come l’Egitto
perdere completamente la connettività Internet per un periodo di
tempo così lungo”, dichiara Craig Labovitz, chief scientist di
Arbor Networks. "A differenza di dieci anni fa, i governi
delle nazioni tecnologicamente sviluppate non possono più
permettersi di interrompere le comunicazioni senza causare ingenti
danni all’economia, ripercussioni sociali e anche politiche”.

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