Agenda digitale italiana. Ecco la proposta del PD

SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE

Diritto all'accesso digitale per tutti i cittadini, investimenti sulle reti, sviluppo dei contenuti digitali e aggiornamento del quadro regolatorio i quattro punti chiave del documento stilato dal Forum Ict, presieduto da Paolo Gentiloni

di Federica Meta
L’avvento dell’era digitale sta cambiando l’economia, le forme di comunicazione e di impegno politico. Inizia così la proposta del Pd per un'Agenda digitale Italia, frutto del lavoro del Forum Ict del partito, presieduto da Paolo Gentiloni.
Primo degli obiettivi identificati la garanzia del diritto all’accesso al digitale a tutti i cittadini. "L’accesso a Internet deve considerarsi un nuovo servizio universale - si legge nel testo - Servizio universale significa che la politica di sviluppo dell’innovazione e di reti a banda larga deve essere ispirata ad alcuni obiettivi di fondo:  promuovere l’inclusione sociale delle fasce di popolazione più deboli; garantire l’accesso a tutti i cittadini e le imprese, indipendentemente dall’ubicazione geografica e a costi accessibili;  garantire l’accesso a tutti i contenuti che sulle reti vengono veicolati, senza forme di censura o discriminazione secondo il principio di neutralità della rete".

Altro punto chiave gli investimenti sulle reti per raggiungere quanto previsto dall'Agenda europea:al 2013, di una banda larga “di base” per tutti che elimini completamente il digital divide e, al 2020, di almeno 30 Mb per tutti e di oltre 100 Mb per il 50% degli utenti domestici.
"Si tratta di obiettivi ambiziosi, che vanno perseguiti rilanciando gli investimenti anti digital divide, definendo una via italiana per le Ngn e liberando una parte dello spettro radio ormai indispensabile allo sviluppo delle reti mobili".
In questo senso l’intervento anti digital divide, coordinato tra Stato e Regioni, non può subire rallentamenti se si vuole raggiungere l’obiettivo di una copertura minima al 100% della popolazione entro due o tre anni al massimo. Almeno una parte delle risorse promesse nel Piano Romani va effettivamente investita, sapendo che si tratta di interventi che producono comunque un positivo effetto anticiclico sull’economia.

L’eliminazione del digital divide deve essere preceduta da una mappatura dell’offerta reale presente sul territorio con le diverse tecnologie di accesso fisse e wireless (su frequenze licenziate o ad uso libero).

Per realizzare un’infrastruttura di rete in fibra capillare e di qualità occorre individuare un modello italiano, replicabile su base territoriale, che consenta di diluire gli investimenti ed aumentare il numero degli investitori che possono trarre un immediato beneficio locale. Gli enti locali stanno ben cogliendo con le proprie iniziative territoriali il fatto che non esiste un’unica rete ma una rete di reti interconnesse tra loro, realizzate con tecnologie diverse, anche da operatori economici differenti, purché seguendo standard internazionali ed interoperabili.

In tale progetto - secondo il PD - potrebbero rientrare anche i piani di investimento privati recentemente presentati non solo dai maggiori operatori nazionali ma anche da operatori di medie dimensioni. E al progetto potrebbe riferirsi la disponibilità della Cassa Depositi e prestiti.

Per far fronte all’aumento degli accessi a internet da reti radiomobili e realizzare le reti wireless Lte, occorre assegnare con un’asta entro il 2011 le frequenze della banda 800 Mhz liberate dalla transizione della tv dall’analogico al digitale.

Ma la società dell'informazione passa, non solo per le reti, ma anche per i contenuti. Per questo altro aspetto rilevante è lo sviluppo di contenuti digitali con una attenzione particolare al processo di digitalizzazione della PA e delle imprese. Proprio questo intervento  potrà consentire il rapido sviluppo della domanda di servizi digitali che potrà fungere da volano anche per gli investimenti nelle infrastrutture.
"Nel campo della Pubblica amministrazione i propositi e gli annunci anche condivisibili del Ministro Brunetta non hanno dato luogo a risultati apprezzabili -sottolinea il PD - Serve una svolta. Si tratta in particolare di sviluppare la domanda di servizi digitali, così da stimolare l’adozione della tecnologia da parte dei cittadini". Come? Definendo un termine per lo switch off digitale, obbligando all'uso della firma digitale e puntando a sistemi di open data government. 

Infine il quadro regolatorio. Sul piano delle norme si tratta in primo luogo di salvaguardare la libertà e la neutralità della Rete mentre sul tema della neutralità tecnologica, occorre accelerare il recepimento dei principi contenuti nel quadro europeo delle Tlc e cominciare a porre il problema di una cornice regolatoria che salvaguardi la libera navigazione nella Rete dalla minaccia costituita dal peso preponderante dei circuiti chiusi costituiti attorno ai grandi motori di ricerca o al binomio tra device e applicazioni in piattaforme proprietarie.

"Infine, sarà fondamentale definire da parte di Agcom le regole di accesso e condivisione delle nuove infrastrutture per rendere possibili investimenti nella Rete. Occorre in particolare definire le condizioni regolamentari affinché, all’uscita dei soggetti pubblici, vengano mantenute condizioni di concorrenzialità ed economicità necessarie allo sviluppo ed all’utilizzo della rete Ngn".

La nuova infrastruttura dovrebbe essere realizzata in prima applicazione evitando le duplicazioni, così da privilegiare l’espansione della copertura rispetto alla competizione su limitate aree geografiche. In un secondo momento, all’uscita degli investitori pubblici, il mercato potrebbe scegliere di duplicare l’infrastruttura laddove sussistano le condizioni di convenienza economica.

15 Febbraio 2011