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Agenda digitale italiana. Ecco la proposta del PD

Diritto all’accesso digitale per tutti i cittadini, investimenti sulle reti, sviluppo dei contenuti digitali e aggiornamento del quadro regolatorio i quattro punti chiave del documento stilato dal Forum Ict, presieduto da Paolo Gentiloni

15 Feb 2011

L’avvento dell’era digitale sta cambiando l’economia, le
forme di comunicazione e di impegno politico. Inizia così la
proposta del Pd
per un'Agenda digitale Italia, frutto del lavoro del Forum Ict
del partito, presieduto da Paolo Gentiloni.
Primo degli obiettivi identificati la garanzia del diritto
all’accesso al digitale a tutti i cittadini.

"L’accesso a Internet deve considerarsi un nuovo servizio
universale – si legge nel testo – Servizio universale significa che
la politica di sviluppo dell’innovazione e di reti a banda larga
deve essere ispirata ad alcuni obiettivi di fondo:  promuovere
l’inclusione sociale delle fasce di popolazione più deboli;
garantire l’accesso a tutti i cittadini e le imprese,
indipendentemente dall’ubicazione geografica e a costi
accessibili;  garantire l’accesso a tutti i contenuti che sulle
reti vengono veicolati, senza forme di censura o discriminazione
secondo il principio di neutralità della rete".

Altro punto chiave gli investimenti sulle reti per
raggiungere quanto previsto dall'Agenda europea:al 2013, di una
banda larga “di base” per tutti che elimini completamente il
digital divide e, al 2020, di almeno 30 Mb per tutti e di oltre 100
Mb per il 50% degli utenti domestici.
"Si tratta di obiettivi ambiziosi, che vanno perseguiti
rilanciando gli investimenti anti digital divide, definendo una via
italiana per le Ngn e liberando una parte dello spettro radio ormai
indispensabile allo sviluppo delle reti mobili".
In questo senso l’intervento anti digital divide, coordinato tra
Stato e Regioni, non può subire rallentamenti se si vuole
raggiungere l’obiettivo di una copertura minima al 100% della
popolazione entro due o tre anni al massimo. Almeno una parte delle
risorse promesse nel Piano Romani va effettivamente investita,
sapendo che si tratta di interventi che producono comunque un
positivo effetto anticiclico sull’economia.

L’eliminazione del digital divide deve essere preceduta da una
mappatura dell’offerta reale presente sul territorio con le
diverse tecnologie di accesso fisse e wireless (su frequenze
licenziate o ad uso libero).

Per realizzare un’infrastruttura di rete in fibra capillare e di
qualità occorre individuare un modello italiano, replicabile su
base territoriale, che consenta di diluire gli investimenti ed
aumentare il numero degli investitori che possono trarre un
immediato beneficio locale. Gli enti locali stanno ben cogliendo
con le proprie iniziative territoriali il fatto che non esiste
un’unica rete ma una rete di reti interconnesse tra loro,
realizzate con tecnologie diverse, anche da operatori economici
differenti, purché seguendo standard internazionali ed
interoperabili.

In tale progetto – secondo il PD – potrebbero rientrare anche i
piani di investimento privati recentemente presentati non solo dai
maggiori operatori nazionali ma anche da operatori di medie
dimensioni. E al progetto potrebbe riferirsi la disponibilità
della Cassa Depositi e prestiti.

Per far fronte all’aumento degli accessi a internet da reti
radiomobili e realizzare le reti wireless Lte, occorre assegnare
con un’asta entro il 2011 le frequenze della banda 800 Mhz
liberate dalla transizione della tv dall’analogico al
digitale.

Ma la società dell'informazione passa, non solo per le reti,
ma anche per i contenuti. Per questo altro aspetto rilevante è lo
sviluppo di contenuti digitali con una attenzione
particolare al processo di digitalizzazione della PA e delle
imprese. Proprio questo intervento  potrà consentire il rapido
sviluppo della domanda di servizi digitali che potrà fungere da
volano anche per gli investimenti nelle infrastrutture.
"Nel campo della Pubblica amministrazione i propositi e gli
annunci anche condivisibili del Ministro Brunetta non hanno dato
luogo a risultati apprezzabili -sottolinea il PD – Serve una
svolta. Si tratta in particolare di sviluppare la domanda di
servizi digitali, così da stimolare l’adozione della tecnologia
da parte dei cittadini". Come? Definendo un termine per lo
switch off digitale, obbligando all'uso della firma digitale e
puntando a sistemi di open data government. 

Infine il quadro regolatorio. Sul piano delle
norme si tratta in primo luogo di salvaguardare la libertà e la
neutralità della Rete mentre sul tema della neutralità
tecnologica, occorre accelerare il recepimento dei principi
contenuti nel quadro europeo delle Tlc e cominciare a porre il
problema di una cornice regolatoria che salvaguardi la libera
navigazione nella Rete dalla minaccia costituita dal peso
preponderante dei circuiti chiusi costituiti attorno ai grandi
motori di ricerca o al binomio tra device e applicazioni in
piattaforme proprietarie.

"Infine, sarà fondamentale definire da parte di Agcom le
regole di accesso e condivisione delle nuove infrastrutture per
rendere possibili investimenti nella Rete. Occorre in particolare
definire le condizioni regolamentari affinché, all’uscita dei
soggetti pubblici, vengano mantenute condizioni di
concorrenzialità ed economicità necessarie allo sviluppo ed
all’utilizzo della rete Ngn".

La nuova infrastruttura dovrebbe essere realizzata in prima
applicazione evitando le duplicazioni, così da privilegiare
l’espansione della copertura rispetto alla competizione su
limitate aree geografiche. In un secondo momento, all’uscita
degli investitori pubblici, il mercato potrebbe scegliere di
duplicare l’infrastruttura laddove sussistano le condizioni di
convenienza economica.