Apps, Google e Apple "indagate" per violazione della privacy

USA

Negli Usa una corte federale apre un'inchiesta per verificare il rispetto della tutela nelle operazioni di download negli store delle due aziende. Intanto in Francia i big del Web fanno fronte comune e presentano appello contro il decreto che li obbliga a consevare i dati degli utenti a fini di indagine

di Patrizia Licata
Le Internet companies contro il governo francese: oltre venti aziende attive in Francia, tra cui colossi del calibro di Google e Facebook, Dailymotion ed eBay, hanno deciso di fare appello presso la più alta corte francese, il Conseil d’Etat, contro un decreto che le obbliga a conservare i dati personali dei loro utenti per un anno.

“L’Asic si appella al Conseil d’Etat contro il decreto che obbliga a conservare i dati delle connessioni”, ha dichiarato alla stampa Benoit Tabaka, direttore dell’Association des services Internet communautaires, l’associazione che rappresenta le aziende di Internet in Francia.
 Il decreto, pubblicato a inizio marzo, obbliga i siti di e-commerce, di video e musica, nonché i servizi di email online, a conservare una serie di dati dei loro clienti, come i nomi per intero e gli pseudonimi, gli indirizzi di posta fisica ed elettronica, il numero di telefono, le password e i dati usati per controllare o modificare le password stesse. I dati devono essere tenuti per un anno perché le autorità possono chiedere che siano consegnati nell’ambito di indagini della polizia o del fisco o nei casi di frode.



"Diversi elementi di questo decreto non ci convincono”, ha spiegato Tabaka. “Per esempio, non c’è stata alcuna consultazione con la Commissione europea. Ma le nostre attività si rivolgono a diversi mercati nazionali e l’approccio dovrebbe essere sovra-nazionale. Inoltre per noi è una misura-shock dover conservare le password e consegnarle alla polizia”.

Lo Stato francese ha deciso di intensificare i suoi interventi sulle aziende di Internet per le questioni relative alla privacy dopo i problemi in cui sono incorse Facebook e Google. La prima è stata costretta a rivedere le sue impostazioni sulla privacy che apparivano a Parigi troppo complesse; la seconda è stata criticata non solo per la raccolta accidentale di dati privati di Street View (Google ha anche dovuto pagare una cospicua multa), ma anche per la scarsa attenzione alla protezione dei dati degli utenti del suo social network Buzz (in questo Google ha acconsentito a delle audit annuali sulla privacy). Stavolta le Internet companies però sembrano ripagare lo Stato francese con la stessa moneta, difendendo il diritto alla privacy dei loro utenti contro le ingerenze delle autorità.

La questione della privacy resta un tema particolarmente “caldo”, anche nel segmento del mobile e trova di nuovo al centro della scena Google, insieme ad Apple: un tribunale federale americano (nel New Jersey) ha infatti aperto un’indagine penale per capire se diverse applicazioni per smartphone abbiano ottenuto o trasmesso illegalmente informazioni sui loro utenti, secondo quanto riporta il Wall Street Journal. Il tribunale ha mandato una citazione in giudizio al servizio di musica online Pandora, un’applicazione molto scaricata sui telefoni Android e sull’iPhone, e ha chiesto a Google e ad Apple, che hanno dei digital stores pieni di app, di fornire informazioni sulle loro applicazioni e le società che le realizzano, secondo la fonte sentita dal quotidiano finanziario.

L’indagine americana esaminerà se chi produce le app informi adeguatamente gli utenti del tipo di dati che la app stessa raccoglie, a chi li trasmette e per quale motivo. Raccogliere e inviare informazioni sull’utente, come il codice identificativo del telefono o la localizzazione, senza che l’utente sia informato e dia il consenso viola una legge federale, la Computer fraud and abuse, che, disegnata per perseguire gli hacker, copre le informazioni conservate sui computer ma potrebbe essere usata per sostenere che chi fa le app “entra come un hacker” nei cellulari degli utenti. "Si tratta di un’arma molto potente se il governo sceglie di usarla contro i produttori di applicazioni”, afferma Orin S. Kerr, professore di legge alla George Washington University, anche se gli esperti pensano che alla fine l’indagine federale sarà trasferita a una corte civile e quindi non dovrebbe comportare conseguenze di rilievo per le società indagate.

07 Aprile 2011