Vimercati: "La rete deve restare neutrale"

IL DDL DEL PD

Il senatore spiega il perno su cui fa leva il ddl del Pd sulla net neutrality: "Bisogna esaltare il ruolo democratico della Rete trovando un punto di equilibrio fra operatori e service provider. Ma serve una concertazione a livello europeo"

di Ariel Dumont
«La neutralità della rete è un principio di fondo del mondo di internet»: questo, - spiega Luigi Vimercati, senatore del Pd - il perno su cui fa leva il disegno di legge sulla net neutrality a firma del Partito democratico.
Senatore Vimercati, come si articola il progetto?
Il Ddl si basa sul diritto dei cittadini ad accedere a qualsiasi tipo di informazione e inviare dati senza alcuna limitazione discrezionale da parte delle società di Tlc. Bisogna dunque esaltare il ruolo democratico della rete e trovare un punto di equilibrio tra gli interessi degli operatori che effettuano investimenti, peraltro molto onerosi, sui network, e i service provider che fanno profitti considerevoli. Il tema è di carattere globale e necessita almeno una concertazione europea. A questo proposito, guardo con interesse al dibattito avviato dal commissario Neelie Kroes. Una cornice europea potrà aiutarci a definire nuove norme anche nel nostro Paese.
Sviluppare e modernizzare la PA: quali sono le vostre proposte?
Bisogna prendere atto del fatto che la PA è ferma al secolo scorso. Bisogna modernizzare al più presto il settore anche per rimediare ai gravi ritardi accumulati dal ministro Brunetta nonostante i proclami. Proponiamo un piano di innovazione digitale che induca le PA a bandire la carta e scommettere sull’Ict per erogare servizi. La PA deve anche essere in grado di fornire velocemente tutti i tipi di informazione ai cittadini. Occorre quindi far partire subito quelle realtà già infrastrutturate indicando il 2013 come prima tappa per il passaggio all’informazione digitalizzata. È chiaro che le politiche di tagli agli enti locali e alle Regioni rischiano di azzoppare i programmi. È quindi necessario includere gli investimenti in digitale tra le spese necessarie previste dal federalismo fiscale. Sarà di aiuto a nostro avviso, l’uso di software aperti da parte delle PA: sono meno costosi e lasciano più libertà.
Pensate anche alle Pmi che non possono, per ragioni legate alla crisi, investire in innovazione?
Per poter competere le nostre imprese hanno bisogno di avere un accesso totale alla banda larga e ai servizi web. Questo è un punto critico. Il livello dimensionale delle nostre aziende è troppo piccolo per realizzare investimenti e costruire competenze a riguardo. Per questo occorre una politica di facilitazioni fiscali per favorire l’acquisto di strumenti e prodotti informatici. In quest’ottica, è decisivo anche un piano di formazione permanente da realizzare in collaborazione con le Regioni.
Come possono essere risolti i problemi legati al rispetto dei tempi dell’Agenda digitale europea e al finanziamento della banda larga?
L’Italia ha accumulato una serie di ritardi rispetto all’Agenda digitale europea. E, ancor peggio, il nostro Paese non ha ancora chiari gli obiettivi. Il piano Romani è ormai sepolto nei cassetti del ministero dello Sviluppo economico. Il Cipe ha dato il via libera ad un mini investimento di 100 milioni sugli 800 previsti. Tra l’altro, 30 milioni sono stati dirottati sul digitale terrestre. Poco o nulla quindi sta facendo il governo, soprattutto se raffrontato con i programmi inglesi, tedeschi o americani. Tutto è lasciato al mercato e alle convenienze dei grandi operatori di telecomunicazioni che peraltro non hanno raggiunto un’intesa sulla nuova società che dovrebbe fare gli investimenti per le reti Ngn. Rischiamo che ci siano nuove reti solo dove ci sarà convenienza economica e di negare il futuro a tanti italiani che vivono in zone a fallimento di mercato. Per queste ragioni il nostro Ddl prevede uno stanziamento di 350 milioni per combattere il digital divide. Il mercato può fare molto con l’aiuto di una saggia politica di regolazione. E da parte sua il pubblico può agire con lavori di infrastrutturazione e un programma di formazione dei cittadini.

09 Maggio 2011