Stretta europea sulla privacy: per la geo-localizzazione serve il consenso preventivo

LA PROPOSTA

I regolatori nazionali pronti a sottoporre alla Ue una proposta per il trattamento dei dati raccolti attraverso le tecnologie di rilevazione del posizionamento geografico: senza l'autorizzazione dell'utente non si potrà operare

di Patrizia Licata
I regolatori nazionali della privacy riuniti nell'Article 29 working party si preparano a dare all’Unione europea un parere che non piacerà ad Apple e Google: le informazioni sulla posizione del cliente raccolte tramite telefono e Internet devono essere trattate come i nomi, le date di nascita e gli altri dati personali. Questo significa che i colossi degli smartphone dovranno con ogni probabilità ottenere il consenso dell’utente prima di raccogliere i loro dati, tenerli anonimi e cancellare le informazioni dopo un determinato periodo di tempo.

Il parere del massimo organismo consultivo dell'Ue sulla privacy online, che secondo il Wall Street Journal sarà pubblicato questo mese, mette in luce la crescente importanza della tecnologia mobile e la posizione che l’Ue vuole assumere come leader globale nel regolamentare l’uso dei dati privati da parte delle aziende tecnologiche. Il parere non è vincolante, ma sarà probabilmente adottato come principio-guida da molte authority nazionali.

Il gruppo dirà che “i dati della geo-localizzazione devono essere considerati alla stessa stregua dei dati personali”, ha riferito un rappresentante dell’Ue al quotidiano economico. “Ad essi si applicano le stesse norme che vigono per i dati personali”.

Viviane Reding, commissario europeo alla Giustizia, ha già promesso che “espanderemo la protezione dei dati ad altre aree”, e la proposta verrà ufficialmente pubblicata prima di fine anno. "Pensiamo ai servizi di localizzazione, alla behavioral advertising e a qualunque cosa abbia a che fare con le nuove tecnologie”, ha spiegato Matthew Newman, portavoce della Reding.

Il parere dei regolatori della privacy creerà nuovo attrito tra l’Ue e le aziende tecnologiche in materia di dati personali, soprattutto quelli usati per la pubblicità. Il Wall Street Journal ricorda che Francia, Germania, Italia, Irlanda e Gran Bretagna hanno già aperto delle inchieste sui dati della geo-location. "Abbiamo ricevuto dei reclami da consumatori preoccupati che i loro movimenti fossero seguiti senza il loro consenso”, spiega Diarmuid Hallinan, portavoce dell’Irish Data Protection Commissioner, che sta ora esaminando gli esposti basandosi sull’assunto che i dati sulla posizione geografica sono riservati.

Raccogliere i dati sulla location "è un sistema legittimo che aiuta le aziende a offrire servizi migliori”, replica Kimon Zorbas, direttore dell’Interactive Advertising Bureau, che rappresenta l’industria online. "E’ come l’indirizzo Ip sui computer, che può risalire alla provenienza delle persone che si collegano, fornendo un dato di fondamentale importanza”.

13 Maggio 2011