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Stretta europea sulla privacy: per la geo-localizzazione serve il consenso preventivo

I regolatori nazionali pronti a sottoporre alla Ue una proposta per il trattamento dei dati raccolti attraverso le tecnologie di rilevazione del posizionamento geografico: senza l’autorizzazione dell’utente non si potrà operare

13 Mag 2011

I regolatori nazionali della privacy riuniti nell'Article 29
working party si preparano a dare all’Unione europea un parere
che non piacerà ad Apple e Google: le informazioni sulla posizione
del cliente raccolte tramite telefono e Internet devono essere
trattate come i nomi, le date di nascita e gli altri dati
personali. Questo significa che i colossi degli smartphone dovranno
con ogni probabilità ottenere il consenso dell’utente prima di
raccogliere i loro dati, tenerli anonimi e cancellare le
informazioni dopo un determinato periodo di tempo.

Il parere del massimo organismo consultivo dell'Ue sulla
privacy online, che secondo il Wall Street Journal sarà pubblicato
questo mese, mette in luce la crescente importanza della tecnologia
mobile e la posizione che l’Ue vuole assumere come leader globale
nel regolamentare l’uso dei dati privati da parte delle aziende
tecnologiche. Il parere non è vincolante, ma sarà probabilmente
adottato come principio-guida da molte authority nazionali.

Il gruppo dirà che “i dati della geo-localizzazione devono
essere considerati alla stessa stregua dei dati personali”, ha
riferito un rappresentante dell’Ue al quotidiano economico. “Ad
essi si applicano le stesse norme che vigono per i dati
personali”.

Viviane Reding, commissario europeo alla Giustizia, ha già
promesso che “espanderemo la protezione dei dati ad altre
aree”, e la proposta verrà ufficialmente pubblicata prima di
fine anno. "Pensiamo ai servizi di localizzazione, alla
behavioral advertising e a qualunque cosa abbia a che fare con le
nuove tecnologie”, ha spiegato Matthew Newman, portavoce della
Reding.

Il parere dei regolatori della privacy creerà nuovo attrito tra
l’Ue e le aziende tecnologiche in materia di dati personali,
soprattutto quelli usati per la pubblicità. Il Wall Street Journal
ricorda che Francia, Germania, Italia, Irlanda e Gran Bretagna
hanno già aperto delle inchieste sui dati della geo-location.
"Abbiamo ricevuto dei reclami da consumatori preoccupati che i
loro movimenti fossero seguiti senza il loro consenso”, spiega
Diarmuid Hallinan, portavoce dell’Irish Data Protection
Commissioner, che sta ora esaminando gli esposti basandosi
sull’assunto che i dati sulla posizione geografica sono
riservati.

Raccogliere i dati sulla location "è un sistema legittimo che
aiuta le aziende a offrire servizi migliori”, replica Kimon
Zorbas, direttore dell’Interactive Advertising Bureau, che
rappresenta l’industria online. "E’ come l’indirizzo Ip
sui computer, che può risalire alla provenienza delle persone che
si collegano, fornendo un dato di fondamentale importanza”.

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