Il 5G corre veloce, più di qualsiasi altra tecnologia mobile nella storia. In appena cinque anni ha superato i due miliardi di abbonamenti, conquistando mercati enormi come Stati Uniti, Cina e India. Ma dietro questa crescita lampo si nasconde una verità meno celebrata: il vero potenziale del 5G resta in gran parte inesplorato.
È questo l’avvertimento contenuto nel report Next Wave of Mobile Innovation, curato da Chetan Sharma, fondatore e CEO di Chetan Sharma Consulting, società di consulenza strategica specializzata nel settore mobile e delle telecomunicazioni. Con lui hanno contribuito tre figure chiave di Ericsson: Erik Ekudden (Senior Vice President e Chief Technology Officer), Magnus Ewerbring (Chief Technology Officer Asia Pacific) e Peter Linder (Head of Thought Leadership Americas).
Secondo gli autori, solo il 26% degli operatori ha scelto di investire sul 5G standalone, l’architettura che abilita funzionalità come automazione su larga scala, slicing di rete e latenza ultra-bassa. Senza questa scelta, la tecnologia rischia di rimanere un’etichetta commerciale più che una rivoluzione industriale.
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5g e impatto sulle economie nazionali
Il 5G non è solo una nuova generazione di rete, ma una tecnologia a carattere generale che può trasformare interi sistemi economici. Integrarlo nei processi produttivi significa aumentare produttività, stimolare il PIL e generare occupazione qualificata. Paesi e operatori che puntano sul 5G standalone, combinandolo con AI ed edge computing, hanno già iniziato a raccogliere benefici tangibili.
Per misurare il livello di prontezza, il report introduce un Mobile Infrastructure Maturity Index, che combina parametri come spettro mid-band disponibile, copertura della popolazione, maturità software e adozione del 5G SA. La posizione di un Paese su questo indice influisce direttamente sulla sua competitività industriale e sulla crescita economica futura.
Casi d’uso del 5g nei settori industriali
Il valore del 5G si misura soprattutto nei casi reali, in cui la rete diventa motore di trasformazione. Il documento firmato da Sharma ed Ericsson racconta esempi che spaziano tra settori e continenti.
- Porti: a Tianjin, in Cina, il 5G ha reso possibile il 100% di automazione, con gru più produttive del 40%.
- Sanità: a Singapore, il National University Hospital usa la holomedicine e robot infermieri connessi in 5G, riducendo i tempi operatori fino al 30%.
- Automotive: la Jaguar Land Rover di Solihull, Regno Unito, sfrutta una rete privata 5G per riconfigurare la linea produttiva in pochi secondi invece che in settimane.
- Miniere: in Australia, Newmont ha adottato reti 5G private per il controllo remoto dei macchinari pesanti, garantendo sicurezza e continuità in contesti estremi.
- Sport e intrattenimento: negli Stati Uniti, stadi e circuiti hanno introdotto slice di rete dedicati per connettere telecamere, sistemi di pagamento e servizi di emergenza in tempo reale.
In tutti questi casi emerge un principio chiaro: il 5G non conta per quante antenne si installano, ma per quante industrie riesce a trasformare.
Infrastrutture, politiche e diffusione del 5g
Secondo gli autori, la sola tecnologia non basta. Perché il 5G sprigioni il suo potenziale serve un’azione coordinata che tenga insieme infrastrutture, politiche pubbliche e diffusione industriale. Se manca uno di questi elementi, il risultato è un freno allo sviluppo: un’infrastruttura senza diffusione è un investimento sterile, mentre una diffusione senza basi solide porta a progetti pilota che non decollano.
Prospettive Ericsson sul 5g
Presentando il report a Mobile World Live, Erik Ekudden e Chetan Sharma hanno evidenziato i settori più promettenti per il 5G: pubblica sicurezza, automotive, porti, miniere, sanità e intrattenimento. Ma hanno anche messo in guardia: spettro, copertura mid-band, maturità delle reti e adozione del 5G SA restano sfide decisive.
Ekudden ha parlato di una “fase intensiva di digitalizzazione enterprise”, in cui il 5G si combina con AI e cloud per accelerare la trasformazione. Il tempo, però, gioca contro: chi investe oggi può assicurarsi un vantaggio duraturo, chi aspetta rischia di restare tagliato fuori dalla competizione globale.
Dal 5g al 6g: la leadership tecnologica
Il report invita a guardare già oltre: il 5G è il trampolino di lancio per il 6G. Gli operatori e i Paesi che sviluppano oggi esperienze concrete con il 5G standalone avranno un vantaggio determinante nella prossima corsa tecnologica.
Il messaggio è netto: la finestra per conquistare la leadership è limitata. Ritardare significa affrontare costi proibitivi per recuperare, perché capitali, competenze e innovazione si concentrano inevitabilmente attorno ai primi mover.
L’impatto del 5g
Il lavoro di Sharma ed Ericsson evidenzia come il 5G sia un abilitatore sistemico, più che un semplice salto generazionale. Le storie di ospedali, porti, fabbriche e stadi lo dimostrano chiaramente. Ora la sfida è politica, industriale e strategica: serve passare dalla retorica agli investimenti concreti. Chi riuscirà a farlo non solo guiderà l’era del 5G, ma getterà le basi della leadership nel 6G.