Nel dibattito pubblico l’intelligenza artificiale continua a occupare la scena con un’energia che, a tratti, somiglia ancora a quella dei grandi debutti tecnologici. Nel settore delle telecomunicazioni, invece, il 2026 si annuncia come l’anno in cui l’AI smette di essere una “debuttante” e diventa un elemento strutturale, destinato a cambiare la maniera in cui le reti vengono progettate, gestite, rese più efficienti e, soprattutto, monetizzate. Un’analisi di Simon-Kucher descrive il passaggio con una formula che, per chi opera nelle telecomunicazioni, suona come un indicatore di maturità: “la cosa più entusiasmante dell’AI in questo momento è che sta diventando poco entusiasmante.” E questo significa che entra nei comportamenti e si trasforma in aspettativa, proprio come è accaduto con la banda larga, con il cloud, con lo smartphone.
l’editoriale
Le tlc nel 2026: investimenti, scala e resilienza alla prova dell’AI
Rendimenti compressi, adozione della fibra più lenta del previsto e valore che scivola verso piattaforme e hyperscaler mettono sotto stress la capacità di finanziare infrastrutture pronte per l’economia algoritmica: servono regole più semplici, un mercato meno frammentato, continuità operativa e un patto credibile di qualità con imprese e cittadini. E in Italia occhi puntati sul rinnovo delle frequenze
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