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Rete ed energia si fondono: l’AI spinge le Telco oltre la connettività



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Il report I-Com fotografa l’effetto della spinta radell’intelligenza artificiale: traffico e cloud aumentano il fabbisogno dei data center e rendono la sostenibilità energetica un tema industriale, non solo di costo. Mentre la domanda di upgrade resta lenta e gli investimenti pesano, gli operatori sono chiamati a integrare rete, dati e soluzioni di efficienza e autoproduzione, ridefinendo il proprio ruolo anche nel rapporto con il sistema elettrico e con le nuove regole europee

Pubblicato il 29 gen 2026



da telco a techco

Da telco a TechCo è il filo conduttore di un settore che attraversa una fase cruciale. Gli operatori devono sostenere investimenti crescenti mentre la domanda evolve lentamente, la competizione resta alta e l’AI accelera il fabbisogno infrastrutturale. E’ il punto focale del rapporto “Tra le reti della competitività. Semplificazioni, sostenibilità e innovazione per la crescita del sistema Paese”, realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group Business Advisory nell’ambito di Futur#Lab, progetto svolto con la partnership di Ericsson, FiberCop, INWIT, Open Fiber, Unidata e WindTre. Lo scenario descritto mostra un mercato in cui la connettività non basta più e la crescita dipende dalla capacità di integrare servizi digitali avanzati, nuovi modelli energetici e regole più stabili. La transizione non riguarda solo tecnologie e apparati: ridefinisce il ruolo stesso delle aziende, chiamate a diventare piattaforme capaci di connettere rete, dati ed energia in un sistema sempre più complesso.

Le analisi del report rivelano un quadro articolato. La domanda non cresce al ritmo previsto, e questo rallenta il ritorno degli investimenti. Nel frattempo, le infrastrutture digitali consumano più energia e richiedono una riconfigurazione dei rapporti con il sistema elettrico. In parallelo, il nuovo Digital Networks Act prepara un cambio di paradigma regolatorio che punta a semplificare le procedure e a superare frammentazioni storiche. Tutto converge verso un cambio di modello, il cui esito dipende dalla capacità degli operatori di rendere sostenibile la transizione.

Consumi digitali, percezioni e lentezza nell’upgrade

L’indagine I-Com, riportata nel Futur#Lab, mostra un Paese in cui la centralità della rete cresce, ma la disponibilità a investire in connessioni migliori resta sorprendentemente bassa. Oltre due terzi degli utenti non prevedono di aumentare la spesa per servizi più performanti, nonostante la diffusione della fibra e del 5G. Una parte significativa della popolazione continua ad affidarsi solo al mobile e lo ritiene sufficiente per le esigenze quotidiane. Molti utenti con rete fissa evitano l’upgrade alla fibra perché considerano la connessione esistente ancora adeguata o perché la copertura non è disponibile.

Nelle reti mobili, l’evoluzione appare più dinamica ma non priva di rallentamenti. L’offerta 5G cresce e si diffonde, ma una quota consistente degli utenti 4G non pensa di effettuare il passaggio. La percezione di utilità incide più del prezzo: il 39% non avverte il bisogno di cambiare tecnologia. I timori per la salute, pur in netto calo, continuano a influenzare parte dell’opinione pubblica. La mancata consapevolezza delle potenzialità del 5G – dai servizi avanzati allo sviluppo di applicazioni industriali – evidenzia la necessità di politiche informative più incisive.

La fotografia della domanda mette in luce un divario culturale che rischia di frenare la trasformazione. La connettività viene percepita come servizio di base, non come piattaforma abilitante per applicazioni digitali più complesse. Il report segnala una forte richiesta di alfabetizzazione: molti cittadini chiedono campagne informative nazionali e corsi pubblici per migliorare le competenze digitali. Una maggiore consapevolezza aiuterebbe a comprendere il valore delle infrastrutture e a sostenere la crescita del mercato, oggi rallentata proprio da questa incertezza.

Data center, energia e il nuovo equilibrio tra rete e sistema elettrico

La trasformazione in atto si misura anche nella crescente interdipendenza tra rete digitale e rete elettrica. Il Futur#Lab evidenzia come il traffico dati, alimentato dall’Ai e dal cloud, stia spingendo il fabbisogno energetico verso livelli mai registrati. I data center globali potrebbero raddoppiare i consumi entro il 2030, raggiungendo 945 TWh. In Italia, la concentrazione delle infrastrutture nell’area milanese crea pressioni sulla rete locale e impone interventi significativi: Terna stima oltre 1,8 miliardi di euro necessari per rafforzare la resilienza del sistema.

Parallelamente, gli operatori migliorano l’efficienza. Tra il 2019 e il 2023 il traffico dati è cresciuto del 20% l’anno, mentre i consumi sono aumentati del 2,8%. Questo disaccoppiamento rappresenta un primo passo verso modelli più sostenibili, ma non basta. L’avanzata dell’Ai e la costruzione di nuovi data center rendono necessarie strategie energetiche più evolute, che vadano oltre la semplice ottimizzazione degli apparati.

Il rapporto mette in evidenza un cambio di approccio. Gli operatori investono sempre più spesso in impianti rinnovabili e sistemi di accumulo. Inwit punta a oltre 60 MWp di fotovoltaico entro il 2030, mentre il Polo strategico nazionale di Tim alimenta i data center della Pubblica amministrazione con solare dedicato. Le nuove tecnologie di storage, comprese le batterie di seconda vita, permettono di assorbire i picchi, stabilizzare la rete e partecipare ai mercati della flessibilità. Le telco diventano così parte attiva del sistema elettrico, non solo consumatori di energia.

Questa convergenza apre nuovi modelli di business. Le offerte che abbinano servizi energetici e connettività sfruttano la base clienti e introducono logiche di smart home e monitoraggio. Le piattaforme cloud supportano imprese e amministrazioni nella gestione degli impianti e nell’ottimizzazione dei consumi. Alcuni operatori, inoltre, iniziano a investire direttamente in impianti rinnovabili, configurandosi come veri protagonisti del mercato energetico distribuito. L’infrastruttura digitale diventa così un tassello centrale della transizione ecologica.

Regole europee, spettro e governance nel quadro del Digital Networks Act

La cornice entro cui si muove la trasformazione va ridefinita. Il Digital Networks Act, presentato dalla Commissione europea, rappresenta il tentativo più ambizioso degli ultimi anni di superare la frammentazione normativa che ostacola gli investimenti. Il testo propone regole armonizzate, una gestione più coordinata dello spettro e procedure semplificate per lo sviluppo infrastrutturale. Il Futur#Lab ricostruisce un confronto serrato tra Stati, operatori e autorità, che ha portato a una versione più equilibrata rispetto alle prime ipotesi.

La proposta punta a sostituire il quadro attuale, che include il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche e altre normative settoriali. Berec sostiene gli obiettivi ma chiede di evitare una deregolamentazione che ridurrebbe la tutela dei consumatori. L’autorità europea riconosce l’utilità di armonizzare lo spettro, ma insiste sulla necessità di preservare le specificità nazionali. Uno dei nodi più delicati riguarda la durata dei diritti d’uso, che deve offrire stabilità senza impedire la contendibilità del mercato.

Il tema della dismissione del rame resta centrale. Le prime ipotesi fissavano scadenze ravvicinate, giudicate eccessive da molti Stati membri. La versione aggiornata propone un orizzonte più ampio, con chiusura al 2035, in modo da coordinare transizione tecnologica e tutela degli utenti. La migrazione verso la fibra, oltre ai benefici industriali, contribuisce all’efficienza energetica, elemento sempre più decisivo nella trasformazione in corso.

Il rapporto evidenzia anche l’approccio più morbido sui rapporti tra telco e grandi piattaforme digitali. La discussione sul contributo agli investimenti di rete si orienta verso strumenti volontari e meccanismi di conciliazione. La Commissione conserva però un ruolo più incisivo nel bloccare misure nazionali incoerenti con la cornice europea, segnando un cambio di passo nella governance del settore.

Il ruolo delle infrastrutture condivise e il nuovo modello industriale

L’evoluzione da telco a TechCo richiede infrastrutture capaci di sostenere servizi sempre più complessi. Il Futur#Lab sottolinea l’importanza delle reti condivise, dalle torri alle small cell, fino ai sistemi Das. La separazione tra infrastruttura e servizio ha permesso di evitare duplicazioni e di ottimizzare gli investimenti. Tuttavia, l’arrivo di applicazioni basate su AI, edge cloud e realtà aumentata richiede apparati più flessibili e una capacità di integrazione più elevata.

Il nuovo quadro europeo, con gli strumenti previsti dal Dna, può favorire una stagione di modernizzazione. La maggiore stabilità dei diritti d’uso delle frequenze e il coordinamento sulle reti satellitari creano condizioni più prevedibili per gli investitori. Allo stesso tempo, l’espansione della governance europea impone scelte coerenti e una valutazione attenta delle ricadute sul mercato. Il rapporto Draghi, richiamato nel Futur#Lab, invita a un equilibrio tra ambizione e realismo, per evitare un eccesso di strutture istituzionali che potrebbe rallentare anziché accelerare gli investimenti.

In questo contesto, gli operatori devono ripensare il proprio perimetro. Non basta più fornire connettività a bassa marginalità. La crescita passa dalla capacità di costruire ecosistemi di partnership che includano cloud provider, utility energetiche, imprese industriali e amministrazioni pubbliche. Le infrastrutture diventano asset su cui creare nuovi servizi, mentre i dati diventano la leva che consente di generare valore aggiunto lungo tutta la catena produttiva.

Da telco a TechCo non è dunque uno slogan ma una traiettoria industriale che richiede visione, investimenti e capacità di integrazione. Il Futur#Lab mostra un settore consapevole della sfida, ma anche dei rischi di un percorso che non può essere dato per scontato.

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