La regolazione dei rapporti tra telco e Ott all’interno del Digital networks act è stato uno dei temi al centro dell‘audizione di Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega alla Sovranità tecnologica, alla sicurezza e alla democrazia, presso la commissione per l’Industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo (Itre). L’audizione ha riguardato sia il Digital Networks Act (Dna) sia il Cybersecurity act.
In merito al Dna, l’europarlamentare dei Socialisti e democratici Matthias Ecke ha chiesto a Virkunnen se il meccanismo di conciliazione volontaria per la risoluzione delle controversie tra operatori di telecomunicazioni e grandi piattaforme digitali non possa trasformarsi in un sistema che introduce tariffe di rete o barriere all’accesso alla rete. Insomma, un ritorno sotto diverse spoglie del fair share che il Digital networks act ha escluso.
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Dna, il meccanismo della conciliazione telco-Ott
Virkkunen ha chiarito: “Secondo il riscontro che abbiamo ricevuto – naturalmente abbiamo svolto consultazioni molto ampie con i portatori di interesse e con gli operatori – attualmente il sistema funziona generalmente bene. Normalmente si tratta di accordi di natura commerciale che gli operatori di rete e le piattaforme stipulano tra loro, e non vi era il desiderio che intervenissimo con norme per regolamentare tali contratti“.
“Proponiamo questo meccanismo perché, se vi sono delle difficoltà – per le quali di solito si va in tribunale e si finisce con processi lunghi – cerchiamo soluzioni più brevi“, ha garantito la commissaria.
Il pacchetto Ue sul digitale cresce. Ma l’omnibus semplifica
Nella stessa audizione Virkkunen ha annunciato che “Molto presto presenteremo i pacchetti sulla sovranità tecnologica: il Cloud and Ai development Act, in combinazione con il Chips act, e, più avanti nel corso dell’anno, anche il Quantum act”.
Ma ha anche rassicurato sulla semplificazione normativa tramite il digital omnibus: “Con il nostro pacchetto di semplificazione e con le normative che proponiamo, stiamo effettivamente semplificando in misura significativa il nostro quadro regolatorio digitale”, ha proseguito Virkkunen. “Se guardiamo alla nostra proposta omnibus, ad esempio, in precedenza avevamo 4 diverse norme che disciplinavano i dati. Ora, invece, proponiamo di ricondurre tutto sotto il Data act, così da avere regole digitali molto chiare, con tutti i dati personali disciplinati dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) e tutti i dati non personali dal Data Act”.
Lo stesso vale per il Digital networks act.
“Con il Digital networks act – ha chiarito Virkkunen – l’obiettivo è l’armonizzazione, la competitività, la semplificazione e gli investimenti, nonché il rafforzamento della sicurezza e della resilienza. Anche in questo caso, per quanto riguarda le norme sulle telecomunicazioni, attualmente disponiamo di 4 diverse norme che disciplinano il settore; ora proponiamo di ricondurre tutte queste regole, nell’ambito del Digital networks act, sotto un’unica regolamentazione”.
Parità normativa, che cosa prevede il Digital networks act
Uno dei nodi principali del Dna è cercare di armonizzare le regole tra operatori di rete e Ott, ovvero le grandi piattaforme digitali che offrono servizi usando le reti, ma non sono regolati come gli operatori di telecomunicazioni né contribuiscono agli investimenti in quelle reti. La Commissione ha cercato un equilibrio tra equità, competizione e salvaguardia dell’open internet.
Nel Digital networks act, perciò, l’Europa ha respinto la soluzione del “fair share”, secondo cui le piattaforme Ott che generano grandi volumi di traffico dovrebbero contribuire ai costi di costruzione e manutenzione delle reti.
Invece, il Dna introduce meccanismi più leggeri, come linee guida, procedure di conciliazione e collaborazione, su temi quali interconnessione Ip e efficienza del traffico, senza che sia prevista una tariffa di rete obbligatoria. Il contributo ai costi di rete resta su base volontaria o negoziata, mediata dal Berec, il regolatore europeo delle telecomunicazioni).
Come ha spiegato Davide Di Labio, Associate Partner Kpmg, sulle pagine di CorCom, “ll Dna introduce un “voluntary ecosystem cooperation mechanism”. Berec dovrà produrre linee guida per facilitare intese tecnico-commerciali su efficienza della consegna del traffico, sostenibilità economica e innovazione per gli utenti. Nelle premesse il testo fissa un principio utile: l’interconnessione resta materia commerciale e legare le condizioni di interconnessione al livello di investimenti dell’altra parte crea distorsioni e rischi di incompatibilità con le regole di concorrenza”.
Il Digital networks act riconosce che possano esistere situazioni in cui la crescita del traffico genera esigenze “disproportionate or unsustainable” per i network provider, rinviando la gestione a linee guida e a una conciliazione su richiesta.
“I benefici dell’aumento del traffico dovrebbero essere ‘condivisi‘ in modo favorevole a investimenti continuativi, innovazione e resilienza”, spiega Di Labio. La legge “Non introduce un obbligo di pagamento, ma crea una cornice interpretativa che, col tempo, può trasformarsi in comportamento standard. Per il settore conta l’assenza di un pedaggio. Per il regolatore conta l’esistenza di un processo”.
La conciliazione volontaria che può diventare metodo
La conciliazione volontaria è presentata come strumento di de-escalation: su richiesta delle parti, l’autorità nazionale convoca e Berec esprime un’opinione entro tempi definiti. Evidenzia Di Labio: “Ogni processo crea incentivi al suo utilizzo e, quando è accompagnato da report periodici e revisioni, tende a istituzionalizzarsi”.
Prosegue l’analista: “Qui emergono attriti noti a chi segue il policy europeo. La volontarietà può essere irrigidita con interventi minimi in fase legislativa; la cadenza regolare trasforma un conflitto in manutenzione; definizioni elastiche come “disproportionate” diventano il vero campo di battaglia, perché ogni eccezione crea precedenti. In un settore strutturalmente asimmetrico, il confine tra caso speciale e nuova normalità è mobile“.
Salvaguardia per la competizione e l’open internet
La scelta è coerente con un altro messaggio chiave del Dna: in un mercato aperto e competitivo non dovrebbero esserci vincoli che impediscano accordi commerciali di accesso e interconnessione (anche cross-border) e, soprattutto, misure nazionali che colleghino i termini dell’interconnessione “a quanto investe” la parte che chiede interconnessione rischiano di produrre distorsioni e di non essere compatibili con le regole di concorrenza. In altre parole, il Dna sembra voler evitare che il “fair share” riemerga come obbligo imposto dagli Stati attraverso regole che condizionano l’interconnessione al livello di investimento in infrastrutture.
Infine, il Dna registra anche la sensibilità politica e di policy che ha accompagnato il tema: da un lato gli operatori tradizionali chiedono un riequilibrio rispetto ai CAPs; dall’altro comunità internet e organizzazioni consumer temono che interventi su regole di “open internet” possano portare a un internet a due velocità. In questo quadro, la proposta preferisce un approccio prudente: mantenere la logica di mercato (negoziazione in buona fede), promuovere cooperazione tecnica e commerciale e gestire gli squilibri di costo/investimento con strumenti più “soft” e mirati, invece di introdurre un contributo generalizzato tipo fair share.
Cybersecurity act, mandato rafforzato
Virkkunen in audizione alla commissione Itre del Parlamento europeo si è espressa anche sul Cybersecurity act, ribadendo che l’obiettivo principale della legge è “aggiornare la nostra politica di sicurezza informatica affinché corrisponda all’attuale situazione geopolitica. Proponiamo di farlo, in primo luogo, assicurandoci di avere una forte agenzia Ue per la cybersicurezza – l’Enisa – ma anche riducendo i rischi delle nostre catene di approvvigionamento Ict e garantendo un sistema efficiente di certificazione della sicurezza informatica in atto”.
Riguardo l’Enisa, la Commissione sta cercando di “aggiornare, chiarire e, ove necessario, rafforzare il mandato dell’agenzia”. Ha spiegato Virkkunen: “Vogliamo assicurarci che sia idonea allo scopo, tenendo conto del mutevole panorama delle minacce informatiche”.











