Entro il 2028, il 60% delle aziende multinazionali suddividerà gli stack di intelligenza artificiale in aree sovrane, con un forte impatto sui costi di integrazione (che triplicheranno). È l’impatto delle esigenze di sovranità sulle strategie It, che modelleranno le prossime mosse dei chief information officer delle grandi aziende, come si legge nell’ultimo report di Idc “FutureScape: Worldwide AI-Fueled Business Strategies 2026 Predictions”.
“Questa previsione cruciale riflette un cambiamento fondamentale nel modo in cui l’intelligenza artificiale viene progettata, implementata e finanziata“, evidenzia Lapo Fioretti, Senior Research Analyst di Idc. “L’era del cloud senza confini sta ufficialmente cedendo il passo a una nuova realtà: lo stack di intelligenza artificiale sovrano. Per le aziende multinazionali, il sogno di un’unica architettura di intelligenza artificiale globale si scontra con la dura realtà della geopolitica e della regolamentazione“.
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Lo stack dell’intelligenza artificiale nell’era della sovranità
La spinta verso la frammentazione è misurabile, non più teorica, osserva l’analista. Secondo recenti dati Idc, il 63% delle organizzazioni è ora più propenso ad adottare servizi cloud sovrani proprio a seguito dei recenti eventi geopolitici. Questo cambiamento sta rimodellando lo stack tecnologico a due livelli distinti, infrastrutturale e di piattaforma.
A livello infrastrutturale, la dipendenza da chip, server e piattaforme hyperscaler sta diventando sempre più segmentata per regione. Le multinazionali sono costrette a reperire partner hardware e cloud all’interno di specifiche “zone sovrane” per evitare punti di strozzatura nella supply chain. Questo sta spingendo i Paesi a promuovere la produzione locale e la diversificazione dei fornitori per ridurre le dipendenze esterne.
A livello di piattaforma, nota Idc, la conformità alle normative locali sta introducendo enormi ostacoli all’integrazione.
“Stiamo assistendo all’emergere di distinti stack di intelligenza artificiale est contro ovest, in cui le organizzazioni devono operare in ambiti rivali senza vincolarsi a uno solo”, scrive Fioretti. “Gli obblighi in materia di privacy dei dati stanno inasprendo le restrizioni sulle modalità di addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, richiedendo che le informazioni rimangano rigorosamente entro i confini nazionali” in ottica di sovranità.
Il caso di Aws e la mappa frammentata del cloud europeo
Solo poche settimane fa, questo trend di mercato è stato confermato dalla strategia di Amazon Web services (Aws), che ha annunciato la disponibilità generale di Aws European Sovereign cloud. Si tratta di una nuova infrastruttura, collocata in Germania nella regione del Brandeburgo, “fisicamente e logicamente separata” dalle regioni Aws esistenti.
“Con un investimento previsto di 7,8 miliardi di euro entro il 2040, si tratta di una scommessa infrastrutturale enorme”, osserva Fioretti: “i dati europei devono rimanere in Europa, gestiti da residenti dell’Ue, sotto un’entità giuridica distinta”.
Aws ha già in corso piani per espandere questa infrastruttura sovrana con zone locali in Belgio, Paesi Bassi e Portogallo e questo, rileva l’analista di Idc, consolida ulteriormente la mappa “frammentata” del cloud computing europeo.
E, “se il più grande fornitore di cloud al mondo sta costruendo hardware fisicamente separato per soddisfare le normative” e i requisiti di sovranità, la strategia di intelligenza artificiale delle aziende “ne deve seguire l’esempio”, ne deduce Fioretti.
AI e sovranità, le implicazioni sui costi per le aziende
La previsione di “costi di integrazione triplicati” è una conseguenza diretta della gestione di questi ambienti paralleli, osserva Idc.
Le offerte di cloud sovrano spesso comportano un sovrapprezzo rispetto alle regioni standard a causa dei costi dell’infrastruttura isolata e del personale selezionato.
Inoltre, l’integrazione diventa più complessa: orchestrare un agente di intelligenza artificiale che deve accedere ai dati dei clienti in un cloud sovrano, elaborarli e riferire a una sede centrale globale in una regione diversa richiede costosi livelli di middleware e governance per garantire che non vi siano “fughe” di dati oltre confine.
“Bilanciare le esigenze di sovranità con gli obiettivi di innovazione sta creando sia una barriera che un elemento di differenziazione a lungo termine”, osserva Fioretti. Ma ci sono modi per gestire questi trend.
Costruire il “tessuto connettivo” per gestire la complessità
Il primo è adottare i cloud ibridi come fattore abilitante fondamentale per l’agilità digitale.
“È necessario progettare architetture che consentano di operare su stack est vs. ovest senza vincolarsi a un’unica sfera”, scrive Fioretti.
Un altro suggerimento riguarda la strategia di sourcing: l’approvvigionamento dovrebbe rimanere “lento e strategico”. Sarà necessario valutare la resilienza rispetto ai costi e alla conformità per ogni importante carico di lavoro di intelligenza artificiale distribuito.
È anche utile disaccoppiare il modello dai dati, ovvero adottare architetture di intelligenza artificiale “federate” in cui i modelli si spostano nella zona sovrana per apprendere, anziché spostare dati riservati a un modello centrale.
“La frammentazione dello stack di intelligenza artificiale globale è una caratteristica del contesto geopolitico del 2026. Il lancio di Aws European Sovereign Cloud dimostra che il livello infrastrutturale si è già frammentato. I vincitori nei prossimi due anni saranno le aziende che accetteranno questa complessità ora e costruiranno il tessuto connettivo per gestire un mondo frammentato“, conclude Fioretti..












