Il mercato unico torna al centro del dibattito europeo e, per la prima volta dopo anni, riceve una spinta politica netta e convergente. L’intervento di Enrico Letta al ritiro informale dei leader Ue nel castello di Alden Biesen segna un passaggio chiave: l’ex premier propone di chiudere entro il 2028 il processo di integrazione economica, completando un’architettura rimasta incompiuta dal 1992. La proposta trova sponda immediata nel presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che parla di “sfida accettata” e individua gli anni 2026 e 2027 come orizzonte operativo.
La cornice geopolitica, dominata dalla pressione competitiva di Stati Uniti e Cina, rende urgente una revisione profonda del modello europeo. La frammentazione dei mercati, soprattutto in settori strategici come telecomunicazioni, energia e finanza, limita la capacità dell’Europa di generare campioni industriali e sostenere investimenti su scala adeguata. Letta lo aveva già spiegato in un intervento presso Assolombarda, denunciando un’asimmetria strutturale: negli Stati Uniti i grandi operatori telco contano in media oltre 100 milioni di clienti, nell’Ue appena 5.
La proposta di un One Market Act, ispirato alla stagione Delors, punta a intervenire su questi nodi, costruendo una matrice integrata che unisce pilastri verticali e fattori abilitanti orizzontali. Il dibattito dei leader Ue apre alla svolta, con l’impegno a introdurre un nuovo regime per le imprese, a rivedere le regole sulle fusioni e a garantire un percorso rapido per le misure chiave.
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La strategia Letta: un’Europa che passa da 27 mercati a uno
Nel suo intervento ad Alden Biesen, Letta è netto: “Dobbiamo passare da 27 mercati a uno. L’unica risposta efficace a ciò che Trump sta facendo contro l’Europa è integrare il mercato unico”. Il riferimento al ritorno di politiche protezionistiche globali non è casuale. Secondo l’ex premier, solo un’Europa integrata può sostenere investimenti e innovazione su scala globale.
La proposta ruota attorno a tre assi settoriali. Il primo riguarda i servizi finanziari, indispensabili per mobilitare i risparmi europei e trasformarli in capitale per imprese innovative. Il secondo è l’energia, che richiede un mercato realmente integrato, capace di garantire sicurezza dell’approvvigionamento e sostenibilità dei costi. Il terzo asse è la connettività, con l’obiettivo di superare la disomogeneità dei mercati telco nazionali e favorire economie di scala.
Letta suggerisce inoltre tre fattori abilitanti: la Quinta Libertà, che estende la libera circolazione a conoscenza e competenze; il 28esimo regime di diritto societario, rivolto alle imprese innovative; e la libertà di soggiorno, pensata per tutelare la coesione sociale in un contesto di crescente mobilità intra-Ue.
La risposta dei leader Ue: via libera alla fase operativa
Costa, al termine del vertice informale, conferma che la proposta Letta entra ufficialmente nell’agenda politica. “I leader hanno accettato la sfida di passare da un mercato unico incompleto a un mercato unico per un euro”, afferma. Il riferimento alla moneta unica è simbolico, perché sottolinea la necessità di allineare l’architettura economica all’unione monetaria.
Il presidente del Consiglio europeo indica quattro direttrici operative. La prima riguarda la semplificazione normativa, già anticipata dalla lettera inviata da Ursula von der Leyen ai leader europei. La seconda è l’introduzione del 28esimo regime per le imprese, che punta a ridurre le barriere regolamentari ancora presenti nei 27 Stati membri. La terza direttrice riguarda il consolidamento nel settore delle telecomunicazioni: “In alcuni settori, come le telecomunicazioni, dovremmo consentire un certo grado di consolidamento aziendale”, afferma Costa, aprendo di fatto alla revisione delle regole sulle fusioni.
Il quarto punto affronta il tema dell’energia. Costa ribadisce che la transizione energetica rappresenta la strategia di lungo periodo per ridurre i prezzi e rafforzare l’autonomia strategica europea. Tuttavia, chiede soluzioni pragmatiche nel breve periodo, in particolare per i settori industriali più esposti.
Imprese, competitività e il nodo delle telecomunicazioni
Una posizione già espressa da Alessandro Spada un paio di anni fa anticipava molte delle criticità oggi al centro del dibattito. In quell’occasione il presidente di Assolombarda aveva invitato Bruxelles a scelte meno ideologiche e più pragmatiche, chiedendo una strategia comune su energia, materie prime critiche, difesa e fisco, sostenuta da strumenti finanziari adeguati alla doppia transizione digitale ed ecologica. Parole che risultano oggi ancora più pertinenti e trovano un nuovo significato alla luce della proposta di completamento del mercato unico.
Nel settore telco la sensibilità è ancora maggiore. Nel febbraio 2024, trenta associazioni d’impresa europee – tra cui Etno e Gsma – avevano firmato una dichiarazione congiunta chiedendo alla Commissione e agli Stati membri di accelerare la piena realizzazione del mercato unico digitale. Quel documento, pur risalente a due anni fa, resta di grande attualità e anticipa molte delle criticità oggi discusse dai leader europei.
Energia e finanza: le leve per una nuova sovranità economica
L’integrazione energetica rappresenta uno dei passaggi più delicati. La crisi dei prezzi degli ultimi anni ha mostrato la vulnerabilità dei sistemi nazionali, e Letta propone un’unione energetica basata su investimenti condivisi, reti integrate e una governance comune. Obiettivo: garantire accessibilità economica e sicurezza dell’approvvigionamento.
Il discorso vale anche per la finanza. L’ex premier sostiene che la creazione di un mercato unico dei capitali è una condizione necessaria per finanziare la doppia transizione e colmare il divario con Stati Uniti e Cina. La mancanza di un sistema finanziario integrato rende difficile scalare innovazioni e progetti industriali ambiziosi, e limita la capacità delle imprese europee di crescere oltre confine.












