Il mercato dei cavi sottomarini vive una fase espansiva senza precedenti. Il report State of the Network 2026 di TeleGeography mostra come la domanda globale di banda, trainata dai giganti del cloud, stia generando un aumento strutturale degli investimenti. Google, Meta, Microsoft e Amazon assorbono oggi quasi tre quarti della capacità internazionale, un dato che ribalta gli equilibri e riorienta lo sviluppo delle dorsali.
TeleGeography stima che tra il 2025 e il 2027 i nuovi sistemi di cavi sottomarini in ingresso possano superare i 14 miliardi di dollari, confermando un ciclo di crescita sostenuto. La geografia degli investimenti, però, non è uniforme. Alcune rotte accelerano, altre rallentano a causa delle tensioni geopolitiche, dei colli di bottiglia regolatori e della complessità delle autorizzazioni. Il risultato è una riconfigurazione profonda delle infrastrutture globali.
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La domanda di banda cambia e accelera il mercato
Negli ultimi anni la capacità internazionale è cresciuta a ritmi elevati, mentre il ruolo degli operatori backbone tradizionali si è ridotto. I content provider guidano la domanda e orientano lo sviluppo di rotte dedicate alla connettività tra data center, regioni cloud ed ecosistemi digitali in espansione. La dinamica rispecchia la trasformazione dei carichi di calcolo, influenzata da AI, cloud distribuito e necessità di ottimizzare consumi energetici e workload.
Il traffico internazionale si è triplicato tra il 2020 e il 2024. La concentrazione della domanda nelle mani dei grandi provider spinge verso dorsali ad altissima capacità, progettate per sostenere flussi inter‑data center sempre più intensi.
Il nuovo baricentro nel Pacifico
Il Pacifico diventa il centro della nuova competizione. Google ha avviato la Pacific Connect Initiative, una rete di sistemi che ridefinirà la connettività tra Asia e Americhe. L’investimento supera il miliardo di dollari e segna un nuovo standard tecnologico e strategico.
Meta segue con Project Waterworth, pensato per creare un loop globale modellato sulle esigenze delle piattaforme digitali. L’arrivo di nuovi sistemi su queste rotte sta già incidendo sui prezzi: dove la capacità aumenta, il costo dei wavelength torna a scendere con decisione.
Il Mar Rosso resta il punto più critico
Non tutte le regioni registrano la stessa dinamica. Il Mar Rosso rappresenta oggi l’area più complessa per la posa dei cavi sottomarini. Contese territoriali e attacchi alle navi posacavi hanno provocato ritardi significativi, perfino per le operazioni di riparazione. La tranche di 2Africa che attraversa le acque yemenite resta ferma e diverse rotte attendono condizioni operative più sicure.
Le riparazioni dei cavi danneggiati all’inizio del 2024 hanno accumulato oltre cinque mesi di ritardo. Una situazione che spinge alla progettazione di corridoi alternativi, incluse soluzioni terrestri tra Arabia Saudita, Emirati e Oman, pensate per ridurre il rischio e alleggerire la dipendenza da un’area così instabile.
L’altro collo di bottiglia: il Mar Cinese Meridionale
Anche il Mar Cinese Meridionale crea difficoltà crescenti. Ottenere i permessi sta diventando un processo lungo e incerto. I sistemi ADC e SJC‑2 hanno subito anni di slittamenti, al punto che gli operatori scelgono nuove rotte per aggirare la zona. Il progetto Apricot, che collega Giappone e Singapore passando a est delle Filippine, nasce proprio con questo obiettivo.
Parallelamente, la posizione degli Stati Uniti nei confronti dei collegamenti diretti con la Cina accelera la crescita di sistemi che uniscono Sudest asiatico e costa occidentale americana, alimentando un mercato alternativo più diversificato.
Prezzi in calo, ma non ovunque
TeleGeography mostra che i prezzi dei 100 Gbps sono calati dell’11% annuo tra 2021 e 2024 sulle principali rotte. Dove la capacità cresce rapidamente, la discesa è molto più marcata: Miami–San Paolo registra una riduzione del 25% all’anno, spinta da nuovi sistemi come Firmina.
La situazione cambia del tutto in Asia, dove i ritardi nelle nuove tratte hanno frenato la concorrenza. La Singapore–Tokyo mostra un calo del 6%, mentre la Marsiglia–Singapore scende appena del 2%. L’arrivo di nuovi cavi sottomarini tra fine 2024 e 2025 potrebbe però inaugurare una fase più dinamica.
L’effetto dell’intelligenza artificiale
L’AI rappresenta uno dei driver più difficili da stimare. TeleGeography rileva che i flussi generati da training e inferenza non coinvolgono solo le reti degli hyperscaler ma anche quelle dei carrier globali. Nuove applicazioni spingono una riallocazione frequente dei workload e accentuano la necessità di dorsali capaci di gestire picchi improvvisi.
Operatori come Lumen e Zayo parlano apertamente di nuovi investimenti in fibra long-haul attribuiti alla crescita della domanda generata dall’AI. L’impatto reale resta incerto, ma la direzione è chiara: il traffico inter‑data center diventerà sempre più rilevante nel dimensionamento dei cavi sottomarini.
Prospettive
Il settore dei cavi sottomarini entra in una fase di forte concentrazione. I content provider guidano lo sviluppo delle nuove dorsali, mentre gli operatori tradizionali si ritagliano ruoli più specifici. Le tensioni geopolitiche impongono una revisione delle rotte e costringono a ripensare la resilienza delle infrastrutture.
Nei prossimi anni la competizione si giocherà sull’equilibrio tra diversificazione, capacità installata e tempi di implementazione. La nuova geografia delle dorsali nascerà da questa combinazione, con un’unica certezza: senza investimenti, la crescita digitale e l’AI non riusciranno a scalare.












