LA MISSIONE UE

Plato, in Germania taglio del nastro della struttura dedicata al satellite a 26 “occhi”

Nella sede dell’azienda Ohb System di Oberpfaffenhofen partono i lavori per il nuovo cacciatore europeo di pianeti il cui lancio è previsto a fine 2026. L’Italia in campo con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Astrofisica

Pubblicato il 14 Mar 2024

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Taglio del nastro nella sede dell’azienda Ohb System di Oberpfaffenhofen, in Germania, di una struttura interamente dedicata alla missione spaziale europea Plato, (exoPlanet Transits and Oscillation of stars): l’evento segnerà l’inizio della fase di integrazione delle 26 telecamere sul banco ottico del satellite.

Asi e Inaf in campo

L’Italia è in campo in questa missione con l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf),  con una delegazione ad hoc composta da Isabella Pagano, responsabile scientifica per la partecipazione italiana a Plato; Roberto Ragazzoni, telescope scientist; Gianalfredo Nicolini, camera project manager, e Elisabetta Tommasi, responsabile dell’accordo tra Asi e Inaf per le attività del team scientifico italiano per Plato.

Lancio previsto a fine 2026

Plato è la terza missione di classe media del programma Cosmic Vision 2015-2025 dell’Esa (l’Agenzia spaziale europea). Il satellite Plato sarà lanciato a bordo di un Ariane 6 dallo spazioporto europeo di Kourou alla fine del 2026 verso il punto Lagrangiano L2, distante 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. 

Selezionata nell’ambito del programma scientifico dell’Esa nel 2014 e definitivamente approvata nel 2017, la missione è entrata nella fase di implementazione a pieno regime dopo la Mission and Payload Critical Milestone, superata con successo nel 2021.

L’obiettivo della missione

L’obiettivo di Plato è rilevare e caratterizzare mondi rocciosi in orbita all’interno delle zone di abitabilità di stelle di tipo solare attraverso misurazioni molto accurate dei transiti e delle oscillazioni delle stelle. Le misurazioni dei transiti producono informazioni sulla dimensione dei pianeti, mentre le “oscillazioni stellari” ci danno la massa e l’età delle stelle, che sono fondamentali per valutare massa ed età dei pianeti ospitati. La qualità di tutte queste misurazioni è garantita da 26 telecamere con campo visivo ultra ampio che costituiscono gli occhi della missione Plato.

Il ruolo dell’Italia

L’intera catena di produzione, integrazione e test delle telecamere è coordinata dal 2020 da ingegneri e scienziati dell’’Esa, dell’Inaf nelle sedi di Torino, Catania, Padova, Brera, Bologna, e Iaps Roma), oltre  che dell’Asi, con il supporto dei colleghi del Consorzio della missione Plato.

“Il progetto ottico dei telescopi di Plato è nato in Inaf, tra Padova, Catania e Brera” ricorda Isabella Pagano, direttrice dell’Osservatorio astrofisico di Catania e co-principal investigator della missione: “Durante gli anni di sviluppo e realizzazione il team Inaf ha lavorato fianco a fianco con gli ingegneri di Leonardo del sito di Campi Bisenzio (Firenze) in collaborazione con Thales Alenia Space e le pmi Media Lario, Hst, Gestione Silo, e con il team che gestisce il progetto per l’Asi”.

Una batteria di telescopi

È la prima volta che un satellite dedito allo studio dell’Universo adotta una batteria di telescopi invece di uno solo, per ottenere allo stesso tempo la precisione e l’ampio campo visivo necessari per la scienza alla base di Plato, che richiede osservazioni altamente precise di un gran numero di stelle luminose per intervalli di tempo lunghi e continui. Una singola telecamera del satellite Plato osserva un campo visivo equivalente a circa 5.200 volte l’area coperta dalla Luna piena.

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