il caso

Cloudflare tira dritto sul Piracy Shield: “In gioco principi più grandi delle multe”



Indirizzo copiato

Dopo aver presentato, l’8 marzo, ricorso contro la sanzione record di 14 milioni di euro inflitta da Agcom, la società rilancia: “Si tratta di stabilire se una piccola parte di entità private possa dare la priorità ai propri interessi economici rispetto a quelli degli utenti di Internet”

Pubblicato il 17 mar 2026



giustizia – processo – giudice – tribunale – magistratura 2

Si infiamma la battaglia legale di Cloudflare contro il Piracy Shield e l’Agcom. La società infatti, dopo aver presentato, l’8 marzo, ricorso contro la sanzione record di 14 milioni di euro inflitta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, spiega oggi le ragioni che portano il gruppo a contestare la legalità della stessa piattaforma antipirateria.

“Sebbene la sanzione sia significativa, i principi in gioco sono ancora più grandi”, dichiara Cloudflare in una nota. “Questo caso non riguarda solo una singola sanzione; si tratta di stabilire se una piccola parte di entità private possa dare la priorità ai propri interessi economici rispetto a quelli degli utenti di Internet costringendo i provider di infrastrutture globali a bloccare ampie fasce di Internet senza supervisione, trasparenza o giusto processo”.

Il sistema Piracy Shield visto da Cloudflare

Secondo Cloudflare, il sistema “Piracy Shield è uno strumento grossolano per i titolari dei diritti per controllare ciò che è disponibile su Internet senza alcuna tutela legale tradizionale. Piracy Shield”, aggiunge la società, “è un portale elettronico privo di supervisione attraverso il quale un gruppo non identificato di media company italiane può segnalare siti web e indirizzi IP; i service provider online registrati sulla piattaforma sono quindi obbligati a oscurarli entro 30 minuti”.

Cloudflare rimarca che Piracy Shield funziona come una “scatola nera” perché non offre alcuna supervisione giudiziaria né trasparenza: “il pubblico, e persino gli stessi service provider, sono spesso lasciati all’oscuro su chi ha richiesto un blocco o perché”. Inoltre “non esiste un meccanismo per il proprietario di un sito web per contestare un blocco prima che il suo sito diventi non disponibile sul web italiano”. Né tanto meno è previsto “un modo efficace per chiedere un risarcimento a causa di un blocco errato”.

I problemi intrinseci alla piattaforma

D’altra parte, “non sorprende del tutto che Piracy Shield dia così chiaramente la priorità agli interessi economici delle media company rispetto ai diritti degli utenti di Internet italiani. Il sistema è stato ‘donato’ al governo italiano da SP Tech, un braccio dello studio legale che rappresenta molti dei principali beneficiari diretti di Piracy Shield, tra cui la Lega Nazionale Professionisti Serie A”.

Per Cloudflare, inoltre, “quasi immediatamente dopo l’implementazione di Piracy Shield, si sono verificati problemi significativi”. Per la società i problemi non riguardano solo la scadenza impraticabile di 30 minuti e la mancanza delle garanzie sopra descritte: lo schema richiede ai service provider di impegnarsi nel blocco degli indirizzi IP, creando così l’inevitabile rischio di oscurare siti web del tutto legittimi poiché gli indirizzi IP sono, per loro natura, condivisi contemporaneamente da migliaia di siti web.

La battaglia intrapresa da Cloudflare

“Cloudflare è stato chiaro sui rischi posti da Piracy Shield fin dall’inizio”, continua la nota. “Nel 2024 ci siamo incontrati con l’Agcom per evidenziare i difetti strutturali e le conseguenze dello schema e abbiamo proposto modi più efficaci per collaborare che non nuocessero all’architettura centrale di Internet. Quando queste preoccupazioni sono state ignorate, siamo passati alle azioni legali. Abbiamo impugnato dinanzi ai tribunali amministrativi italiani il tentativo dell’Agcom di costringere Cloudflare ad aderire a Piracy Shield e, insieme alla Ccia (Computer & Communications Industry Association), abbiamo presentato un esposto alla Commissione europea. In via meno formale, siamo rimasti in costante dialogo con le istituzioni italiane ed europee per far capire meglio il nostro punto di vista e mettere in luce le criticità che ci preoccupano. La nostra posizione è sempre stata coerente: riteniamo che Piracy Shield sia incompatibile con il diritto dell’Unione europea, in particolare con il Digital Services Act (Dsa). Quest’ultimo richiede infatti che ogni restrizione dei contenuti sia proporzionata e soggetta a rigorose garanzie procedurali”.

La Commissione europea, a seguito dell’esposto, ha pubblicato una lettera il 13 giugno 2025, criticando la mancanza di supervisione inerente al quadro Piracy Shield. “Un segnale positivo è arrivato il 23 dicembre 2025: il tribunale amministrativo ha accolto le nostre ragioni, obbligando l’Agcom a trasmettere a Cloudflare tutta la documentazione posta alla base dei provvedimenti di blocco emessi tramite Piracy Shield. Sebbene non abbiamo ancora ricevuto tali atti, confidiamo che essi possano fare piena luce sul reale funzionamento di Piracy Shield”.

Ma secondo Cloudflare, l’Agcom continua a non ottemperare all’ordine dei giudici, negando ancora l’accesso ai documenti su Piracy Shield che avrebbe dovuto trasmettere. “Al contrario, appena quattro giorni prima della scadenza per la divulgazione, l’Agcom ci ha informato che avrebbe reso disponibile solo una parte degli atti per una consultazione in loco presso i propri uffici di Napoli, sotto la supervisione dei propri funzionari. Queste restrizioni, oltre a essere ingiustificatamente onerose e in aperto contrasto con quanto stabilito dal tribunale, fanno sorgere il dubbio: perché l’Agcom si ostina così tanto a evitare la trasparenza?”

Un dibattito più ampio, di respiro europeo

Non tutti però la pensano come il top management di Cloudflare. L’avvocatoInnocenzo Genna, Senior Eu advisor per Internet, telecomunicazioni e TV, aveva definito in un post pubblicato a gennaio su LinkedIn la sanzione Agcom come “una delle azioni di enforcement più significative mai intraprese contro un infrastructure provider nella lotta alla pirateria online”.

Nel suo intervento Genna ha ricordato come l’Autorità abbia colpito Cloudflare in quanto fornitore di servizi che, nella duplice veste di resolver Dns e di intermediario Cdn/traffico,avrebbe continuato a rendere raggiungibili servizi illeciti nonostante ordini precisi di blocco emessi nel quadro della legge antipirateria 93/2023 e del sistema Piracy Shield.

Genna colloca la decisione in un contesto più ampio, evidenziando il messaggio che in Italia ignorare o implementare solo parzialmente gli ordini di blocco può esporre i provider di infrastruttura a sanzioni milionarie, con un possibile effetto emulazione da parte di altri regolatori europei. “Questo caso”, ha precisato Genna, “si inserisce in un più ampio dibattito europeo su quanto lontano possano spingersi i regolatori nel trasformare gli attori di rete e infrastruttura in leve di enforcement contro le violazioni del copyright e i contenuti illegali online”.

Le prossime mosse di Cloudflare

Ma Cloudflare, che sta impugnando la sanzione da 14 milioni di euro e insistendo per ottenere il pieno accesso agli atti di Piracy Shield, non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro: “Continueremo inoltre a contestare la legittimità stessa degli ordini di blocco dinanzi ai tribunali amministrativi italiani”, spiega la nota. “Riconosciamo che i titolari dei diritti d’autore abbiano un legittimo interesse a proteggere i propri contenuti. Collaboriamo costantemente con loro per affrontare il tema delle violazioni in modo puntuale ed efficace. Tuttavia, tali interessi non possono prevalere sui requisiti fondamentali del giusto processo o sull’integrità tecnica dell’Internet globale e della nostra rete”.

Per questo la società continuerà la battaglia legale sia nei tribunali italiani sia presso la Commissione europea. “La connettività globale è troppo importante per essere governata da ‘scatole nere’ con scadenze di 30 minuti, che finiscono per causare blocchi indiscriminati senza alcuna possibilità di rimedio”.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x