Open Fiber traina la corsa italiana alla fibra ottica, ma il vero banco di prova resta l’adozione. È questo il quadro che emerge dal più recente report Idate, presentato con Ftth Council, che fotografa un Paese in rapido recupero sul fronte infrastrutturale ma ancora indietro nell’utilizzo delle reti.
L’Italia ha raggiunto una copertura Ftth del 72%, avvicinandosi alla media europea del 76,8%. Un risultato che consolida il posizionamento del Paese tra i più dinamici del continente. Tuttavia, il tasso di adozione si ferma al 30%, ben lontano dal 54,9% europeo. Un divario che rischia di rallentare la piena trasformazione digitale.
In questo scenario, Open Fiber si conferma il principale motore dello sviluppo nazionale, sia in termini di estensione della rete sia di base clienti.
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Il ruolo industriale nella trasformazione infrastrutturale
Il peso di Open Fiber nel mercato italiano è ormai strutturale. A settembre 2025, il 54% degli utenti Ftth utilizza la rete dell’operatore guidato da Giuseppe Gola, che si afferma come primo player nel segmento wholesale only e tra i principali in Europa tra i non incumbent.
Dal 2017 a oggi, l’azienda ha contribuito in modo decisivo all’espansione della copertura, portandola dal 22% al 72%. Un salto significativo che testimonia la rapidità della trasformazione infrastrutturale italiana. I numeri rendono evidente la scala degli investimenti. Open Fiber ha collegato 17,2 milioni di unità immobiliari e conta 3,9 milioni di clienti attivi. L’infrastruttura si estende per circa 165.000 chilometri, pari a 36 milioni di chilometri di fibra ottica posata, sostenuta da investimenti complessivi pari a 11 miliardi di euro.
Questi dati collocano l’Italia tra i Paesi più attivi nella costruzione delle reti di nuova generazione. Non a caso, il report evidenzia il quarto posto per incremento di unità cablate e il quinto per crescita degli abbonati.
Un gap ancora aperto sull’utilizzo delle reti
Nonostante i progressi, il sistema Paese sconta un ritardo evidente sul fronte del take-up. La disponibilità di infrastruttura non si traduce ancora in un utilizzo diffuso e capillare. Giuseppe Gola ha richiamato con chiarezza questo nodo strategico: “Il tema decisivo che dobbiamo affrontare oggi è quello del take-up, ovvero l’effettivo utilizzo della rete. Al 30 settembre 2025, il tasso di adozione in Italia è fermo al 30%, a fronte di una buona disponibilità di infrastruttura”.
Il problema, sottolinea l’amministratore delegato, non riguarda solo la sostenibilità economica degli investimenti, ma incide direttamente sulla competitività del Paese. “È un problema non solo economico per chi gestisce le reti, ma soprattutto un limite alla digitalizzazione del Paese: restare legati al rame impedisce l’accesso a performance e applicazioni avanzate che solo la fibra può abilitare e ci allontana dagli obiettivi europei del Digital Networks Act”. Il ritardo nell’adozione evidenzia un paradosso: mentre l’Italia accelera nella costruzione della rete, una parte significativa della popolazione continua a utilizzare tecnologie legacy.
La spinta europea verso lo switch-off
Il contesto europeo indica con chiarezza la direzione. I Paesi che registrano i maggiori incrementi di linee attive sono quelli che hanno già avviato il processo di dismissione del rame, come Francia, Spagna e Regno Unito.
Il Digital Networks Act individua nel 2035 un orizzonte realistico per il definitivo superamento delle tecnologie tradizionali. In questa prospettiva, lo switch-off non rappresenta solo un passaggio tecnico, ma una leva strategica per accelerare la domanda.
Open Fiber individua proprio nella migrazione completa verso la fibra la chiave per colmare il gap. “L’obiettivo è chiaro: massimizzare l’uso dell’infrastruttura esistente, lavorando tutti insieme per raggiungere il prima possibile la migrazione totale verso la fibra e il definitivo superamento della vecchia rete in rame”, ha spiegato Gola.
Il tema riguarda l’intero ecosistema. Operatori, istituzioni e industria devono agire in modo coordinato per incentivare il passaggio alla fibra, superando barriere culturali, economiche e regolatorie.
Impatti energetici e nuove applicazioni
La transizione alla fibra non produce effetti solo sul piano delle performance. Ha anche implicazioni rilevanti in termini di sostenibilità energetica. Secondo Open Fiber, lo switch-off del rame consentirebbe una riduzione dell’86% dei consumi energetici. Una rete interamente in fibra richiede infatti solo il 14% dell’energia necessaria rispetto a quella tradizionale.
Il tema assume un peso crescente nel contesto internazionale, segnato da tensioni sui costi dell’energia e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica. La fibra abilita inoltre nuove applicazioni ad alto valore aggiunto. Tra queste, la gestione intelligente delle reti, come le smart grid nel settore elettrico, che permettono una riduzione ulteriore dei consumi e degli sprechi.
Si tratta di un passaggio chiave per integrare infrastrutture digitali e sostenibilità, trasformando la rete in un asset strategico non solo per le telecomunicazioni, ma per l’intero sistema economico.
Un mercato in evoluzione tra domanda e offerta
Il quadro delineato dal report evidenzia una fase di transizione. Da un lato, l’offerta infrastrutturale ha raggiunto una maturità significativa. Dall’altro, la domanda deve ancora adeguarsi. La crescita della copertura dimostra che il modello di investimento, anche grazie al ruolo di operatori wholesale only come Open Fiber, ha funzionato. Tuttavia, senza un incremento deciso dell’adozione, il ritorno economico e sociale rischia di rimanere incompleto.
Serve quindi una strategia che agisca su più livelli. Incentivi alla migrazione, campagne di informazione, evoluzione delle offerte commerciali e, soprattutto, un’accelerazione regolatoria verso lo switch-off. Il rischio, altrimenti, è che il Paese resti in una fase intermedia, con infrastrutture avanzate ma sottoutilizzate.
La sfida della piena digitalizzazione
Il percorso verso una piena digitalizzazione passa inevitabilmente dalla diffusione capillare della fibra. Non basta costruire la rete, occorre portare cittadini e imprese a utilizzarla. Il ritardo nel take-up rappresenta quindi il vero nodo dei prossimi anni. Colmarlo significa non solo migliorare la qualità della connettività, ma abilitare servizi avanzati, innovazione industriale e competitività.
Open Fiber, forte della sua posizione di leadership, si candida a giocare un ruolo centrale anche in questa fase. Tuttavia, come emerge dalle parole di Gola, la sfida non può essere affrontata da un singolo attore.
La trasformazione digitale richiede un’azione sistemica. Solo così l’Italia potrà completare il percorso avviato e allinearsi pienamente agli obiettivi europei, trasformando l’infrastruttura in valore reale per il Paese.






