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Violenza online: ecco il podcast che svela la nuova frontiera degli abusi digitali



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Alla Camera dei Deputati presentato il progetto della Polizia di Stato e Chora Media, in collaborazione con Fastweb + Vodafone. Testimonianze autentiche e analisi tecniche per leggere il fenomeno dei deepfake e potenziare gli strumenti di prevenzione

Pubblicato il 20 mar 2026



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La violenza online si consolida come una delle forme più pervasive e difficili da intercettare. Le tecniche digitali amplificano la portata degli abusi e trasformano il cyberspazio in un luogo capace di produrre danni profondi, spesso irreversibili. La presentazione alla Camera dei Deputati del nuovo podcast “Quel corpo non è il mio”, realizzato dalla Polizia di Stato con Chora Media e sostenuto da Fastweb + Vodafone, mette al centro questa trasformazione: un salto tecnologico che richiede nuovi strumenti culturali, investigativi e normativi.

Il progetto racconta la storia vera di un gruppo di ragazze colpite da deepfake pornografici generati a partire da loro immagini. La narrazione costruita dall’autrice Camilla Ferrario si sviluppa in cinque puntate e utilizza una forma intima e protetta, tipica del podcast, per dare voce a chi ha subito violenze digitali spesso difficili da denunciare subito. La presentazione ufficiale a Roma ha riunito istituzioni, aziende e professionisti, segnando un punto di svolta nel modo in cui il Paese affronta il tema.

Un fenomeno subdolo che richiede nuovi codici culturali

La presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, Martina Semenzato, ha sottolineato come la violenza online rappresenti una minaccia reale, con effetti che travalicano il perimetro virtuale. “Questa iniziativa è molto importante perché aiuta a tradurre l’esperienza della Commissione che presiedo e del filone di inchiesta dedicato alla dimensione digitale in strumento concreto”, ha affermato. Ha poi ricordato che la violenza digitale “è violenza reale a tutti gli effetti, subdola e devastante, con gravi ripercussioni psicologiche e sociali, che richiede educazione digitale precoce e un riconoscimento culturale del virtuale come spazio di relazione”.

Il richiamo alla legge 132/2025 e, in particolare, al nuovo articolo 612-quater c.p., evidenzia l’accelerazione normativa. La diffusione illecita di contenuti generati con AI, inclusi i deepfake, viene ora punita con la reclusione da uno a cinque anni. La norma risponde alla crescente necessità di processare casi che, fino a pochi anni fa, risultavano fuori fuoco rispetto agli strumenti del diritto.

Semenzato ha ribadito che è essenziale “imparare a riconoscere i segnali della violenza digitale e a non restare in silenzio, ma denunciare”. La cornice culturale resta decisiva: senza consapevolezza, le tecnologie diventano un acceleratore di abuso.

La risposta della Polizia Postale: intercettare segnali precoci per evitare escalation

Il Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, Ivano Gabrielli, ha delineato l’approccio operativo della struttura nel contrasto alla violenza online. Il fenomeno colpisce persone reali e incide su diritti fondamentali. “La violenza di genere online colpisce persone reali, incidendo profondamente sui loro diritti, sulla dignità e sul benessere psicologico, e la rete, con la capacità di diffondere e far riemergere immagini e contenuti nel tempo, può amplificare ulteriormente questo impatto”, ha osservato.

La Polizia Postale punta su un modello integrato che combina prevenzione, educazione e investigazione. L’obiettivo consiste nel riconoscere tempestivamente segnali di persecuzione digitale che spesso precedono abusi fisici. Gabrielli, intervenendo anche a margine dell’evento in un ulteriore passaggio, ha aggiunto: “Far conoscere queste storie significa per noi dare modo alle persone di capire che c’è possibilità di intervento anticipato, evitando così situazioni più gravose, rischi o violenze successive”.

Il podcast diventa quindi un dispositivo di divulgazione operativa: offre conoscenze tecniche, segnali d’allarme e strumenti per intervenire subito, riducendo il tempo che corre tra la prima minaccia e l’escalation.

Il contributo delle aziende: formazione, supporto e cultura del rispetto

La gestione delle infrastrutture digitali attribuisce a operatori come Fastweb + Vodafone un ruolo strategico nella lotta alla violenza online. Il ceo Walter Renna ha evidenziato l’importanza di una responsabilità aziendale ampia e concreta. “Contrastare la violenza di genere significa assumersi una responsabilità concreta: costruire ambienti di lavoro sicuri, offrire strumenti di supporto, formare le persone e promuovere una cultura del rispetto anche negli spazi digitali”, ha dichiarato.

Renna ha ricordato che la società investe da anni in programmi di prevenzione e supporto, sia online sia offline, e in politiche interne pensate per sostenere le persone e i familiari. La dimensione aziendale si intreccia quindi con quella sociale. Le telco possono favorire ecosistemi digitali più sicuri, ma anche sostenere iniziative culturali che contrastano stereotipi e comportamenti tossici.

Il coinvolgimento delle imprese amplia la capacità di intervento e dimostra quanto la lotta alla violenza digitale richieda una rete di attori in grado di coprire diverse porzioni del campo: infrastrutture, educazione, supporto psicologico e comunicazione.

Il valore del podcast: un linguaggio che costruisce fiducia e riconoscimento

Il formato audio scelto da Chora Media non è solo una scelta editoriale, ma un dispositivo narrativo strategico. La Responsabile Editoriale dei contenuti Chora & Will, Sara Poma, ha sottolineato che il podcast rappresenta uno spazio protetto per chi decide di condividere esperienze traumatiche. “Il mezzo podcast, per la sua natura di racconto audio intimo e autentico, rappresenta uno spazio sicuro per chi ha la forza di condividere la propria esperienza di abuso”, ha spiegato.

La possibilità di alterare la voce delle protagoniste preserva l’anonimato e, al tempo stesso, mantiene l’intensità del racconto. La scelta narrativa consente di ascoltare testimonianze autentiche senza esporre ulteriormente chi ha subito violenze digitali. L’autrice Camilla Ferrario costruisce un percorso che alterna cronaca, analisi e riflessioni esperte, con l’obiettivo di rendere comprensibili dinamiche complesse anche per un pubblico non specialistico.

Il podcast diventa quindi un ponte tra la dimensione emotiva delle vittime e quella tecnica della prevenzione. Offre linguaggi comprensibili, abbassa le barriere psicologiche e genera identificazione. Questo mix lo rende uno strumento tagliato su misura per un fenomeno che spesso resta sommerso per paura, vergogna o mancanza di consapevolezza.

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