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Quantum computing, competenze in affanno: ecco l’ostacolo che frena l’adozione



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Il settore accelera verso la maturità commerciale ma la mancanza di profili specializzati rischia di rallentare la capacità delle imprese di trasformare la ricerca in applicazioni operative. Cresce il divario tra richieste del mercato e disponibilità di talenti, con impatti anche sull’ecosistema italiano. Il punto nell’analisi QuEra Computing

Pubblicato il 24 mar 2026



QuEra scientists at work (1)

Il quantum computing avanza verso una fase di maggiore maturità, con progressi tecnici che aprono opportunità concrete per industria, ricerca e pubblica amministrazione. Tuttavia, la diffusione delle tecnologie quantistiche incontra un collo di bottiglia sempre più evidente: la mancanza di competenze avanzate. Il quadro emerge dal Quantum Readiness Report 2026 di QuEra Computing, che indica la disponibilità di talenti come uno degli ostacoli principali all’adozione. Secondo il report, il 37% degli stakeholder segnala la carenza di profili qualificati come sfida critica, subito dopo la maturità tecnologica, indicata dal 58%, e i costi, indicati dal 42%. Le imprese riconoscono che la tecnologia avanza, ma l’offerta di professionalità necessarie per governare questa fase non tiene il passo. La distanza tra mercato e capacità di formazione diventa così un nodo strategico per l’intero ecosistema.

Competenze insufficienti per una tecnologia in forte evoluzione

La mancanza di talenti non riguarda solo la fase di ricerca o gli aspetti teorici. Il settore entra infatti in una fase in cui servono figure capaci di integrare fisica quantistica, informatica, ingegneria, architetture cloud e sviluppo software. La transizione verso sistemi fault tolerant rende ancora più urgente il bisogno di professionisti preparati sulla quantum error correction, sulla progettazione di codici e decoder e sull’integrazione tra componenti hardware e software. Gli intervistati indicano proprio i progressi nella correzione degli errori come l’elemento più rilevante degli ultimi dodici mesi. Tuttavia, molte organizzazioni non dispongono delle risorse necessarie per trasformare questi avanzamenti in capacità operative. Le imprese rischiano così di trovarsi con tecnologie disponibili ma senza le competenze in grado di sfruttarle.

Quantum e Tlc: una convergenza che aumenterà la pressione sulle skill

La questione delle competenze assume un rilievo ancora maggiore se si osserva la crescente intersezione tra quantum computing e settore Tlc. Le telecomunicazioni saranno tra le aree più esposte all’impatto delle tecnologie quantistiche, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza delle reti. La crittografia post‑quantum e le soluzioni di distribuzione di chiavi quantistiche richiederanno competenze nuove, capaci di collegare ingegneria di rete, sicurezza, fisica quantistica e sviluppo software. Inoltre, l’uso del quantum per l’ottimizzazione di reti complesse potrebbe ridefinire processi chiave per operatori e vendor. Gli attori del comparto telco rischiano quindi di affrontare un duplice gap: la necessità di aggiornare le infrastrutture e la mancanza di risorse qualificate per guidare questa trasformazione. Si tratta di un aspetto che, in Europa, si intreccia con il tema della sovranità tecnologica e con la capacità dei Paesi di trattenere o attrarre talenti strategici.

Il paradosso accademico e la competizione per i talenti

Il report evidenzia un dato che sorprende: la carenza di competenze penalizza in misura significativa anche le istituzioni accademiche. Università e centri di ricerca faticano a trattenere i profili formati internamente, attratti da opportunità nel settore privato o da laboratori nazionali che offrono percorsi di carriera più competitivi. Il cosiddetto “paradosso accademico” indica una dinamica che si osserva in molti Paesi. Le strutture chiamate a formare i talenti sono le prime a non riuscire a garantirsi un capitale umano stabile, creando un circolo vizioso che rallenta l’intero ecosistema. La questione coinvolge anche governi e istituzioni, chiamati a definire politiche capaci di sostenere la crescita degli itinerari di formazione avanzata e, allo stesso tempo, trattenere i ricercatori con strumenti fiscali, finanziari e infrastrutturali più attrattivi.

Impatti sull’Italia e sulle sue traiettorie di sviluppo

Anche per l’Italia il tema delle competenze nel quantum computing diventa cruciale. Il Paese sta rafforzando la propria presenza nell’ecosistema con nuove iniziative accademiche, investimenti dedicati e partnership industriali. Tuttavia, la capacità di formare e trattenere talenti rappresenta un passaggio imprescindibile per evitare di rimanere ai margini delle filiere globali. La maturazione del mercato richiederà figure in grado di operare tra fisica, informatica avanzata, cybersecurity e sviluppo software. La domanda crescerà anche nel settore pubblico, soprattutto nelle aree difesa, intelligence, ricerca e infrastrutture critiche. Una pipeline di competenze ampia e interdisciplinare potrà sostenere la competitività nazionale, mentre la mancanza di risorse rischia di accentuare il divario con Paesi che hanno già avviato programmi di lungo periodo per attrarre ricercatori e specialisti.

Verso un mercato più maturo ma più esigente

La survey mostra un trend chiaro: aumenta il coinvolgimento delle organizzazioni nel mondo quantistico e crescono le sperimentazioni, ma si alza allo stesso tempo la soglia di preparazione richiesta. I parametri di readiness diventano più stringenti e impongono alle imprese un impegno maggiore sul fronte delle competenze. L’adozione non potrà procedere senza un rafforzamento dei percorsi formativi interni e senza una collaborazione stabile con università, centri di ricerca e laboratori industriali. Le aziende che avviano ora strategie di capacity building avranno un vantaggio competitivo nei prossimi anni.

Metodologia del report

Il Quantum Readiness Report 2026 nasce da un sondaggio condotto nel dicembre 2025 su un campione di 291 stakeholder del settore quantistico. Le risposte provengono dal mondo accademico, industriale, governativo e dai provider tecnologici di oltre 25 Paesi. L’obiettivo è valutare le prospettive globali sull’adozione del quantum computing, analizzando i livelli di preparazione, le barriere percepite e le aspettative del mercato. Il risultato è una fotografia articolata di un ecosistema che cresce velocemente ma che necessita di investimenti mirati sulle competenze per sostenere il passo dell’innovazione.

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