Le principali associazioni della filiera tecnologica – Anitec-Assinform, AIIP, Andec, Asmi e Assintel – alzano il tono sul dossier copia privata e contestano la linea del Ministero della Cultura dopo le parole del sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi durante un question time del 24 marzo alla Camera.
Per le organizzazioni, il chiarimento del Governo lascia aperti i nodi più delicati del decreto, a partire dall’estensione del compenso anche al cloud, che secondo le imprese rischia di tradursi in una doppia imposizione tra dispositivi e servizi di archiviazione.
Sullo sfondo anche un giudizio critico sul metodo: il testo finale, osservano, è rimasto identico a quello posto in consultazione, senza recepire le osservazioni del settore. Da qui la richiesta di una revisione che tenga insieme tutela degli autori, proporzionalità del prelievo e impatto su mercato e consumatori.
Indice degli argomenti
Pastorella porta il caso in Aula, il Governo difende il decreto
La presa di posizione delle associazioni arriva dopo il question time alla Camera nato dall’interrogazione della deputata di Azione Giulia Pastorella, che ha chiesto conto al Governo dell’aggiornamento delle tariffe per l’equo compenso e, soprattutto, dell’estensione del prelievo anche ai servizi in cloud.
Nel corso del confronto parlamentare, Pastorella ha sostenuto che il nuovo assetto rischia di appesantire il sistema in una fase in cui la fruizione dei contenuti digitali è sempre più legata allo streaming e sempre meno alla copia privata in senso tradizionale.
La risposta del sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi ha invece difeso l’impianto del decreto del 23 febbraio 2026. In Aula il Mic ha sostenuto che l’estensione al cloud recepisce il principio affermato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel 2022, secondo cui il salvataggio di un’opera protetta in uno spazio cloud può essere equiparato, sotto il profilo tecnico e giuridico, a una riproduzione su altro supporto.
Mazzi ha inoltre rivendicato il lavoro istruttorio svolto dal Ministero, parlando di tre indagini di mercato, del contributo del comitato consultivo permanente per il diritto d’autore e dell’analisi dei contributi emersi dalla consultazione.
Anitec-Assinform: “Restano aperti i punti centrali”
Su questo impianto si innesta la replica di Anitec-Assinform e delle altre sigle della filiera. Le associazioni spiegano in una nota che la risposta non ha pienamente chiarito le motivazioni alla base delle scelte operate dal Ministero. Il rilievo più netto riguarda proprio il meccanismo che prevede l’applicazione del compenso sia sui dispositivi sia sui servizi in cloud, con quello che viene definito un evidente risultato di doppie imposizioni.
Nella loro presa di posizione le associazioni da un lato riconoscono la necessità di garantire una giusta remunerazione ad autori, artisti e produttori. Dall’altro, chiedono che il meccanismo di prelievo sia proporzionato, ragionevole e coerente con l’evoluzione del mercato, senza trasformarsi in un freno per imprese, innovazione e consumatori.
Il nodo del cloud e il rischio di doppia imposizione
Il cuore dello scontro resta il cloud. Nella lettura del Ministero, l’estensione del compenso è una conseguenza dell’interpretazione europea sulla nozione di riproduzione. Nella lettura di Anitec-Assinform e delle altre associazioni, però, non è necessario estendere il prelievo al cloud, perché il sistema attuale già remunera la copia privata attraverso i dispositivi. È su questo passaggio che si concentra la critica più forte: secondo il settore tecnologico, applicare il compenso su entrambi i livelli significa caricare il sistema di un doppio onere che rischia di alterarne l’equilibrio.
Anche Pastorella, nella sua controreplica, ha insistito su questo punto, osservando che il problema della duplicazione del prelievo tra supporto fisico e spazio virtuale resta irrisolto. E ha aggiunto un altro elemento destinato a pesare nel dibattito pubblico: gli oneri che ricadono su produttori e importatori finiscono comunque, in ultima istanza, per riflettersi sui prezzi e dunque sui consumatori finali.
“Consultazione inutile”: la critica sul metodo
Accanto al merito, le associazioni contestano anche il metodo. Nel comunicato si sottolinea che il decreto adottato è “esattamente coincidente” con la versione posta in consultazione, nonostante i contributi arrivati dalle categorie interessate, compresi quelli critici. Secondo le associazioni, il confronto con il settore è rimasto formale e le osservazioni presentate non hanno prodotto alcun riequilibrio nel testo finale.
Imprese, consumatori e competitività: il timore della filiera Ict
Per Anitec-Assinform e per le altre organizzazioni firmatarie, la questione non riguarda soltanto il rapporto tra diritto d’autore e piattaforme digitali. In gioco c’è anche la tenuta competitiva del mercato italiano. Le associazioni avvertono che l’aumento delle tariffe può produrre un’ulteriore distorsione, favorendo importazioni parallele ed evasione del compenso, con effetti negativi non solo per le imprese ma anche per l’intero sistema di raccolta delle risorse destinate ad autori e Siae.
Secondo le associazioni, un prelievo sproporzionato o poco coerente con l’evoluzione delle modalità di consumo dei contenuti rischia di colpire soprattutto gli operatori che agiscono nel perimetro della legalità e di indebolire ulteriormente la filiera nazionale.
In assenza di ulteriori chiarimenti, avverte Anitec-Assinform insieme agli altri firmatari, la partita potrebbe spostarsi sul terreno del ricorso amministrativo






