Open Fiber si prepara a chiudere la stagione dei cantieri e ad aprire una nuova fase centrata sulla crescita commerciale e sull’utilizzo della rete. “Siamo nella piena fase di trasformazione: da azienda di costruzione a operatore orientato al mercato”, afferma l’amministratore delegato Giuseppe Gola, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore.
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Open Fiber chiude la fase dei cantieri
Sul fronte infrastrutturale, i lavori sono ormai alle battute finali. Nelle aree grigie finanziate dal PNRR, tre lotti sono già stati completati e i restanti saranno chiusi tra aprile e maggio, con un mese di anticipo rispetto alla scadenza prevista. Anche il piano BUL nelle aree bianche è sostanzialmente concluso, con oltre il 99% dei Comuni coperti e solo una limitata coda residua legata a vincoli locali.
La priorità si sposta ora sull’adozione della fibra. “Il nodo vero resta il take-up, ancora troppo basso in Italia, intorno al 30% e sotto la media europea”, sottolinea Gola. Una criticità che emerge soprattutto nelle aree bianche, dove la migrazione dal rame procede più lentamente.
La sfida ora è il take-up della fibra
In queste aree Open Fiber conta circa 700 mila clienti attivi e registra circa 1.500 attivazioni al giorno. Complessivamente, la società raccoglie tra 5.000 e 6.000 ordini quotidiani e collega circa 4.500 nuovi utenti. “La base clienti continua a crescere: siamo a 3,9 milioni, ma si deve fare di più”, evidenzia l’amministratore delegato.
Per accelerare la diffusione della fibra, secondo Gola sarà necessario intervenire anche sul contesto regolatorio e di mercato: “Serve un’accelerazione dello switch-off del rame e probabilmente anche incentivi per gli operatori, per sostenere i costi della migrazione”.
Dal punto di vista finanziario, il gruppo guarda alla sostenibilità nel medio termine. “Dal 2027 smetteremo di assorbire cassa e dal 2028 inizieremo a generarne”, spiega Gola, segnando il passaggio alla seconda fase del ciclo industriale dopo investimenti complessivi vicini ai 12 miliardi di euro. Nel 2025 i ricavi hanno raggiunto 798,1 milioni di euro (+18%), con un Ebitda di 409,5 milioni (+53%) e un margine del 51%.
L’utile arriverà più avanti, anche alla luce degli elevati ammortamenti e degli oneri finanziari legati agli investimenti. “Abbiamo realizzato la più grande rete FTTH non incumbent d’Europa”, sottolinea Gola, ricordando che la copertura ha superato i 17 milioni di unità immobiliari. Il project financing in essere scadrà nel 2029, quando potranno essere valutate nuove opzioni di finanziamento, inclusa l’emissione di bond.
Ricavi in crescita, focus su nuovi business
Parallelamente, Open Fiber sta ampliando il proprio perimetro con nuovi progetti. Tra questi, lo sviluppo di edge data center distribuiti sul territorio, in grado di garantire “bassa latenza e maggiore sicurezza dei dati”, oltre a iniziative nel campo delle smart city e della connettività per grandi infrastrutture digitali.
Infine, Gola richiama il valore sistemico degli investimenti in fibra: “Non è solo un’infrastruttura tecnologica, ma una piattaforma di sviluppo economico e sociale”. Secondo stime Deloitte, ogni euro investito nelle aree bianche genera circa 4,4 euro di PIL, per un impatto complessivo di oltre 21 miliardi e circa 343 mila posti di lavoro. “Il nostro obiettivo è massimizzare questi benefici per il Paese”, conclude.






