Silvia Maria Rovere e Matteo Del Fante sono stati riconfermati rispettivamente presidente e amministratore delegato di Poste Italiane. Come previsto, nella lista depositata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il rinnovo degli organi sociali del gruppo, si dà di fatto il via libera a un quarto mandato di Del Fante come numero uno, garantendo la continuità alla della catena di comando in un periodo estremamente delicato, contraddistinto in particolare dall’Opas su Tim.
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Il nuovo consiglio di amministrazione
All’assemblea degli azionisti di Poste Italiane convocata per il 27 aprile la lista consegnata dal Mef ( titolare del 29,26% del capitale e per il tramite di Cassa depositi e prestiti di un ulteriore 35%) prevede un consiglio di amministrazione composto, oltre che da Rovere e Del Fante, dai consiglieri Wanda Ternau, Salvatore Muscarella, Francesco Scacchi e Olga Cuccurullo. Il Mef “augura buon lavoro ai nuovi componenti indicati e ringrazia gli uscenti per quello svolto”.
Anche la segreteria nazionale di Slc Cgil si congratula con i manager riconfermati al vertice di Poste Italiane. “Nei tre anni che ci aspettano Poste Italiane dovrà diventare sempre di più un volano per lo sviluppo del Paese attraverso la logistica, il settore finanziario e il digitale: l’auspicio è che questo avvenga attraverso un sistema di relazioni industriali moderno, salvaguardando l’occupazione, la qualità della vita lavorativa e il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori determinanti per il raggiungimento degli ottimi risultati del gruppo”.
Il piani di Poste su Tim
La conferma dei vertici da parte del Mef arriva come detto in un momento cruciale per Poste: non più di dieci giorni fa il cda del gruppo ha infatti approvato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Tim, con l’obiettivo di acquisirne l’intero capitale sociale e procedere alla revoca dalla quotazione su Euronext Milan. Il corrispettivo complessivo dell’operazione è indicato in circa 10,8 miliardi di euro.
Secondo quanto comunicato da Poste, l’operazione punta a dare vita a “un unico gruppo”, integrando due tra le principali realtà industriali italiane. Nella ricostruzione della società, il nuovo soggetto nascerebbe come la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, con posizioni di leadership nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali.
Nel documento diffuso al mercato, Poste Italiane indica che il gruppo combinato si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate del Paese, con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, Ebit aggregato pro-forma di circa 4,8 miliardi e oltre 150 mila dipendenti. L’azienda lega questa prospettiva alla convergenza di reti, cloud, edge-computing, dati e identità digitale, in continuità con il modello di business di “società piattaforma”.
Opas su Tim: il punto di vista degli analisti
Se da una parte Tim non è entrata a fondo nel merito dell’Opas, dall’altra si moltiplicano le analisi sui possibili esiti di un’operazione che riporta l’incumbent delle telecomunicazioni italiane, dopo trent’anni, sotto il controllo dello Stato.
Il prezzo potrebbe essere uno degli elementi al centro della valutazione del consiglio di amministrazione di Tim, che, riunito sotto la presidenza di Alberta Figari, “ha preso atto dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria e totalitaria promossa da Poste Italiane” e, fa sapere, “ha avviato il processo di valutazione dell’Opas nell’interesse della società e dei suoi azionisti”.
Per Franco Berna, ex amministratore delegato del gruppo telefonico, si tratta di un’operazione “che va portata fino in fondo”, anche se “siamo solo all’inizio” e “bisognerà vedere come risponderà il mercato”, ha dichiarato alla Stampa.
Secondo Barclays, l’offerta di Poste per Tim sottovaluta il potenziale del gruppo guidato da Pietro Labriola. “Vediamo margini di miglioramento”, sostengono gli analisti, che hanno un target price sul titolo di 0,62 euro ma che, considerando i potenziali benefici derivanti dal consolidamento sul mercato e il 50% delle potenziali sinergie con Poste, sono pronti a salire a 0,95 euro. Questo si confronta con un prezzo di offerta iniziale di 0,635 euro per azione sceso a 0,61 euro dopo la chiusura del mercato di ieri, per cui Barclays ritiene “vi siano validi motivi per cui Poste dovrebbe migliorare la sua offerta”.
Per Franco Bernabè, l’operazione è giustificata: “Il risultato è chiaro”, ha commentato: “dare finalmente stabilità e una prospettiva di lungo periodo a una società che negli ultimi 25 anni è stata segnata da troppi cambi e troppe turbolenze”. Inoltre, “Per l’Italia vuol dire poter lavorare su uno dei punti di forza di Tim: il rapporto con la pubblica amministrazione e con le imprese. L‘obiettivo è dotare il Paese di un’infrastruttura avanzata su cloud e servizi digitali”.
Anche per l’agenzia di rating Morningstar Dbrs, “L’acquisizione di Tim proposta da Poste Italiane è strategicamente coerente”, pur se “condizionata dall’integrazione”.
Da questa prospettiva, l’acquisizione di Tim da parte di Poste Italiane, sebbene soggetta a diverse approvazioni normative, “si configura come il passo successivo nella lunga transizione di Poste verso una piattaforma nazionale di servizi e infrastrutture digitali“. Poste, prosegue Morningstar Dbrs, “sostiene che Tim apporti tre risorse insostituibili: una rete fissa e mobile nazionale, un’infrastruttura leader nel cloud e nei data center e servizi di connettività di livello statale per imprese e pubbliche amministrazioni. Queste risorse sono considerate essenziali per la prossima fase di modernizzazione digitale dell’Italia, che comprende la migrazione al cloud, la cybersecurity e le applicazioni basate su IoT e intelligenza artificiale”, scrive ancora Morningstar Dbrs, sottolineando che “Poste considera la fusione un modo per accelerare la semplificazione industriale di Tim, rafforzare la sua solidità finanziaria a lungo termine e garantire una governance stabile, ancorata a una compagine azionaria controllata dallo Stato”.






