La sfida tra SpaceX e Amazon Leo non si gioca soltanto sul piano commerciale o tecnologico. In questa fase, una parte rilevante del confronto passa infatti dalle carte depositate presso la Federal Communications Commission, dove le due società stanno misurando le rispettive posizioni attorno a un tema cruciale per la banda larga satellitare: la gestione sicura delle orbite e dei detriti.
Secondo quanto emerge da un filing del 1° aprile, SpaceX ha contestato i recenti lanci di Amazon Leo, sostenendo che violerebbero i piani approvati di mitigazione dei detriti orbitali e che, di conseguenza, starebbero generando rischi di collisione. Un’accusa pesante, che punta direttamente al rispetto delle condizioni autorizzative concesse dall’autorità americana.
Amazon Leo ha replicato, affermando di avere agito con piena trasparenza sia verso la Commissione sia verso la stessa SpaceX, ribadendo di operare in condizioni di sicurezza. La società ha inoltre sottolineato di avere verificato in modo indipendente il proprio “profilo di rischio” con SpaceNav, azienda del Colorado specializzata nella valutazione delle collisioni satellitari, così da assicurare che la probabilità di impatto rientri negli standard consolidati del settore.
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Le accuse di SpaceX sui lanci oltre quota 450 chilometri
Nel merito, SpaceX sostiene che Amazon Leo e il partner di lancio Arianespace abbiano rilasciato diversi satelliti a un’altitudine compresa tra 50 e 90 chilometri oltre quella autorizzata, senza un adeguato coordinamento né una sufficiente condivisione delle informazioni. La contestazione ruota attorno a un passaggio chiave: secondo SpaceX, Amazon Leo avrebbe indicato alla FCC un’iniezione in orbita vicino ai 400 chilometri proprio per ottenere il via libera al piano di mitigazione dei detriti.
Nel filing, l’azienda di Elon Musk afferma: “Nonostante le ripetute dichiarazioni rese e le relative condizioni di licenza, Amazon ha effettuato otto lanci in orbite con altitudini di inserimento superiori ai 450 chilometri senza presentare alcun piano aggiornato di mitigazione dei detriti orbitali né chiedere l’approvazione della Commissione per questa modifica”.
La conseguenza, sempre secondo SpaceX, sarebbe stata immediata. La società sostiene infatti che, a causa di questa presunta “azione non autorizzata”, i satelliti Starlink siano stati costretti a effettuare 30 manovre di evitamento collisione “nel giro di poche ore” per non interferire con i nuovi satelliti di Amazon Leo. Da qui la richiesta di un intervento rapido: “Amazon deve quindi assicurarsi rapidamente che i propri piani di lancio siano conformi all’autorizzazione prima di creare un danno irreparabile”.
La replica di Amazon Leo: “Operiamo entro gli standard di sicurezza”
Amazon Leo ha respinto le accuse, sostenendo di avere sempre mantenuto un dialogo aperto con le autorità e con il concorrente. Nel filing del 2 aprile, il gruppo ribadisce di “operare pienamente all’interno degli standard di sicurezza consolidati del settore” e aggiunge di avere già assunto impegni per modifiche di lungo periodo capaci di mitigare ulteriormente il rischio di congiunzione orbitale.
La società fa inoltre notare che le obiezioni di SpaceX appaiono singolari, anche perché la stessa SpaceX, attraverso i lanciatori Falcon 9, avrebbe già portato in orbita satelliti Amazon Leo a 460 chilometri di altitudine di inserimento. Un elemento che, nella ricostruzione di Amazon Leo, indebolirebbe la coerenza della posizione avversaria.
Come si legge nella memoria, “SpaceX non ha sollevato la questione durante il primo lancio dei satelliti Amazon Leo nel luglio 2025 a questa altitudine, né durante due successivi lanci verso la stessa altitudine di inserimento”. L’azienda sottolinea inoltre di essere autorizzata a inserire i satelliti a una quota “pari o prossima a 400 chilometri”, formula che a suo avviso consente un margine di flessibilità operativa.
Il nodo Starlink e la sovrapposizione delle orbite
Un altro passaggio rilevante della difesa di Amazon Leo riguarda proprio Starlink. Secondo la società, sarebbe stata la recente discesa della costellazione di SpaceX verso quote inferiori a portare i satelliti nell’intervallo altimetrico utilizzato da Amazon Leo per l’inserimento in orbita, “creando così la sovrapposizione da cui derivano le preoccupazioni di SpaceX”.
In questa prospettiva, il problema non nascerebbe da una deviazione unilaterale di Amazon Leo, ma da una nuova configurazione orbitale che ha aumentato le interferenze potenziali tra le due reti. Amazon Leo aggiunge di avere provato a trovare un’intesa con SpaceX, avanzando una proposta che avrebbe consentito di mantenere il proprio calendario di dispiegamento affrontando al tempo stesso le criticità sollevate. Ma, sostiene la società, “SpaceX ha respinto questa proposta e non ha avanzato soluzioni alternative”.
Una rivalità che va oltre il dossier FCC
Al di là del contenzioso regolatorio, la disputa segnala l’intensificarsi della concorrenza nella connettività satellitare. Su questo terreno, SpaceX parte con un vantaggio enorme: Starlink ha già dispiegato oltre 10mila satelliti in orbita bassa e avrebbe superato i 10 milioni di clienti attivi. Numeri che certificano una leadership costruita con largo anticipo rispetto ai nuovi inseguitori.
Amazon Leo, dal canto suo, punta a una costellazione di 3.236 satelliti LEO e ha recentemente chiesto alla FCC una proroga di 24 mesi per completare la prima metà del piano di dispiegamento. A gennaio 2026 la società aveva portato in orbita 180 satelliti, con l’obiettivo di salire a 700 entro luglio. È la misura di un progetto ancora in fase di costruzione, ma ormai chiaramente intenzionato a ritagliarsi uno spazio competitivo nel broadband satellitare.
Sullo sfondo il dossier Globalstar
Il quadro si complica ulteriormente con il dossier Globalstar. Amazon, secondo indiscrezioni, starebbe valutando un’acquisizione della società satellitare che intrattiene rapporti stretti con Apple e che gestisce anch’essa una costellazione in orbita bassa. Anche SpaceX, sempre secondo le ricostruzioni riportate nel testo di partenza, avrebbe mostrato interesse per l’asset.
È un ulteriore segnale del fatto che la competizione non riguarda solo il numero di satelliti lanciati o le contestazioni formali davanti alla FCC, ma si estende al controllo di infrastrutture, frequenze, partnership industriali e basi clienti. In questo scenario, la regolazione diventa parte integrante della strategia competitiva: chi riesce a consolidare la propria posizione normativa, oltre che industriale, può guadagnare un vantaggio decisivo nella nuova corsa all’economia dello spazio.






