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Web Tax, Confindustria Radio Tv: “Italia apripista in Ue”

Rodolfo De Laurentiis, presidente degli imprenditori di Radio e Televisione: “L’equità fiscale e la parità delle condizioni concorrenziali sono alla base dei trattati europei”

Pubblicato il 27 Dic 2013

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Web Tax, Confindustria Radio Tv: “Italia apripista in Ue”

“Sulla Web Tax l’Italia sta facendo da apripista in Europa. L’equità fiscale e la parità delle condizioni concorrenziali sono alla base dei trattati”. Lo afferma Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisioni. “La presidenza di turno italiana nel prossimo semestre europeo – aggiunge De Laurentiis – fornisce il contesto giusto per i necessari approfondimenti e raccordi con la normativa comunitaria”.

La web tax è diventata legge il 23 dicembre, all’interno della legge di stabilità che ha ottenuto la fiducia del Senato con 167 voti favorevoli e 110 contrari su un totale di 277 votanti. La nuova normativa prevede la necessità di acquistare servizi di pubblicità, link sponsorizzati online e spazi pubblicitari visualizzabili sul territorio italiano solo da soggetti titolari di partita Iva italiana. Inoltre, alle aziende che fanno raccolta pubblicitaria sul web, prescrive un diverso indicatore dei profitti rispetto a quello attuale che fa riferimento ai costi sostenuti per l’attività.

La norma – di fatto un emendamento alla legge di stabilità che raccoglie i contenuti della proposta di legge presentata lo scorso ottobre dal parlamentare Pd Francesco Boccia – comportava inizialmente una serie di interventi normativi ai fini Iva e delle imposte dirette per tassare in Italia i proventi derivanti dal commercio elettronico diretto e indiretto, ma ha subito suscitato critiche anche all’interno dello stesso Pd. Di fatto l’emendamento, accantonato in Commissione Bilancio del Senato, è stato ripresentato agli inizi di dicembre alla Camera con la firma di firma di Edoardo Fanucci (Pd) , Sergio Boccadutri (Sel), Ernesto Carbone (Pd), Antonio Castricone (Pd) e Stefania Covello (Pd). La scorsa settimana la commissione Bilancio della Camera ha riscritto l’emendamento in una versione sostanzialmente “dimezzata” che è quella approvata oggi in via definitiva: dal testo è scomparso l’obbligo di aprire partita Iva in Italia per tutti i soggetti che effettuano il servizio di commercio elettronico diretto o indiretto, mentre è rimasto in piedi l’obbligo di partita Iva italiana per chi vende pubblicità online in Italia.

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