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Web tax, è guerra tra i partiti

L’emendamento alla legge di Stabilità ripresentato alla Camera. Il Pd spaccato, Boccia: “I servizi online potranno creare valore aggiunto per l’Italia”. I dubbi di Fassina e Legnini. Il no di Forza Italia: “Così si scoraggia l’arrivo di nuovi capitali”. Beppe Grillo: “Legge illegale all’interno della Ue”. Lega Nord: “Servono altre misure”

06 Dic 2013

Federica Meta

La web tax sbarca alla Camera. Dopo essere stato accantonato in commissione Bilancio del Senato l’emendamento alla legge di stabilità che mira a tassare le web company è stato ripresentato a Montecitorio con la firma di firma di Edoardo Fanucci (Pd) e poi da Sergio Boccadutri (Sel), Ernesto Carbone (Pd), Antonio Castricone (Pd) e Stefania Covello (Pd).

L’emendamento, che raccoglie i contenuti della proposta di legge presentata lo scorso ottobre dal presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia, riprende integralmente quello del Senato. “I soggetti passivi che intendano acquistare servizi online- si legge nel testo – sia come commercio elettronico diretto che indiretto, anche attraverso centri media ed operatori terzi sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva italiana”.

Soddisfazione è stata subito epressa da Boccia il quale evidenzia come “i servizi online produrranno finalmente valore aggiunto anche in Italia, perché non è più accettabile che le multinazionali del web eludano integralmente il sistema fiscale nazionale pur operando a tempo pieno, e muovendo centinaia di milioni di euro, sul nostro territorio”.

“Le novità introdotte dagli emendamenti alla legge di Stabilità sono molto positive e consentiranno al parlamento di migliorare il testo con misure che possano davvero accompagnare la crescita e l’occupazione – sottolinea Boccia – In questo senso, l’aspetto più importante riguarda la risoluzione sostenuta da tutti i gruppi parlamentari che impone al governo di dirottare i risparmi derivanti dalla spending review verso la diminuzione del cuneo fiscale”.

Contrario alla web tax Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia e responsabile Innovazione. “Il problema esite -avverte – ma la soluzione è sbagliata perché ci espone a sanzioni Ue, in quanto la materia fiscale sull’Iva necessita di un accordo europeo”.

“All’Italia – dice Palmieri al Corriere delle Comunicazioni – servono politiche forti di attrazione degli investimenti. In questo senso una legge come la web tax che non farebbe altro che scoraggiare l’arrivo di nuovi capitali, in barba a l’obiettivo che si vorrebbe, invece, raggiungere con il piano “Destinazione Italia” con cui il governo intende attrarre investimenti esteri e promuovere la competitività delle imprese italiane”.

Palmieri ha presentato un emendamento che prevede incentivi fiscali alle piattaforme di contenuti digitali. “Bisogna sostenere le imprese innovative”, afferma il deputato forzista.

Anche all’interno del governo c’è scetticismo. Il viceministri all’Economia, Stefano Fassina, sarebbe dubbioso mentre il sottosegretario all’Editoria, Giovanni Legnini, pur convinto dell’importanza di approvare una norma in assenza di provvedimenti internazionali, teme che una gestione autonoma della questione possa mettere l’Italia in una posizione scomoda nei confronti dell’Unione europea. Giorgio Santini, relatore della Legge Stabilità al Senato, aveva manifestato timore di di incidere negativamente su un settore che in Italia ha ancora bisogno di fare il salto di qualità”.

Contraria anche la Lega. Il senatore Jonny Crosio ricorda che “la Lega è da sempre favorevole a provvedimenti che puntino a tassare gli Ott, ma a patto che non impattino negativamente sull’utente finale. Risperro alla web tax, al momento le programmazioni sommarie per arrivare a determinate soluzioni non sono sicuramente a nostro favore: ci sono altre azioni da privilegiare”. Spaccato il M5S è spaccato tra chi ritiene la web tax “necessaria” e chi dà la sponda a quanto dichiarato dal loro leader, Beppe Grillo, secondo cui la web tax sarebbe illegale al’interno della Ue.

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