L’intelligenza artificiale si prepara a ridefinire in profondità il sistema produttivo italiano, con impatti che rischiano di essere dirompenti nel giro di pochi mesi. A lanciare l’allarme è Paola Generali, presidente di Assintel, intervenuta al convegno AIIP “Data center e digitale: le politiche per il mercato” alla Camera dei Deputati.
“Dalla diffusione sempre più preponderante dell’intelligenza artificiale nei sistemi produttivi, si sta per abbattere sulle imprese un vero e proprio tsunami, che arriverà entro il 2026 o al massimo nei primi mesi del 2027. E le aziende italiane, in primis le Pmi, che non sono pronte né sul piano organizzativo né su quello delle competenze, rischiano di essere travolte. Per questo il Governo deve intervenire per tutelarle”, argomenta Generali.
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Competizione e riorganizzazione: il doppio rischio
Secondo Generali, l’impatto dell’AI non si limita all’adozione tecnologica, ma investe direttamente la competitività delle imprese. “Il rischio – spiega la presidente di Assintel – è duplice: chi non adotta l’AI per tempo subirà comunque le conseguenze, perché i competitor che la utilizzeranno acquisiranno un vantaggio competitivo tale da poter spazzare via interi settori. Non basta più chiedersi come usare l’intelligenza artificiale, bisogna già essere un passo avanti: capire come cambierà l’organizzazione, ridefinire i processi, identificare le competenze mancanti e avviare subito percorsi strutturati di upskilling e reskilling“
La richiesta al Governo: “Serve una regia pubblica”
Nel ragionamento di Assintel, la portata del cambiamento richiede un intervento sistemico. “Un percorso di questa portata non può essere lasciato alle sole imprese: serve una regia pubblica, chiara e immediata – incalza Generali – Il Governo deve mettere in campo una strategia organica di sistema Paese, non domani, ma adesso. Siamo ad aprile: per arrivare a dicembre manca pochissimo tempo, e l’Europa su questo è già in allarme”.
“Non possiamo permetterci di arrivare impreparati – prosegue la presidente di Assintel – Serve una consapevolezza diffusa sull’AI, analisi settoriale dell’impatto sui processi e sull’organizzazione, piani strutturati di upskilling e reskilling, e risorse pubbliche dedicate a sostenere le imprese in questa transizione”.
“Serve visione – conclude Generali – E il tempo per costruirla è già esaurito: dobbiamo correre con estrema rapidità per definire una vera strategia sull’AI dedicata alle imprese, in particolare le PMI, che hanno necessità di essere supportate dal nostro Governo negli investimenti che questo cambiamento epocale richiede e richiederà”






