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Sovranità digitale, il Digital Commons Edic entra nel vivo



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Il consorzio per l’infrastruttura digitale europea, che opera come catalizzatore per sviluppatori, organismi pubblici e comunità open source, prende slancio con l’adesione di nuovi Stati membri, la nomina del direttore Laurent Rojey e l’avvio dei primi progetti

Pubblicato il 10 apr 2026



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Punti chiave

  • Il consorzio Digital Commons Edic sostiene gli Stati membri nello sviluppo di infrastrutture digitali aperte e nella sovranità digitale, promuovendo il open source nel Decennio digitale dell’UE.
  • Rojey Laurent Rojey sarà direttore dal 1º aprile 2026 per guidare l’avvio operativo; presidenza affidata ad Art de Blaauw con vicepresidenti Serafino Sorrenti e Luise Hölscher.
  • Avviati la 100 Day Challenge e il pilota per il Fondo europeo per le tecnologie sovrane (Eu-Stf) con la Sovereign Tech Agency; parallelo il consorzio Impacts-Edic per attuare l’Interoperable Europe Act.
Riassunto generato con AI

Il consorzio per l’infrastruttura digitale europea sui beni digitali comuni (Digital Commons Edic – European Digital Infrastructure Consortium) prende slancio con l’adesione di nuovi Stati membri, la nomina di un direttore e l’avvio dei primi progetti, tra cui un quello pilota per un Fondo europeo per le tecnologie sovrane.

Gli obiettivi del consorzio

Edic, il cui obiettivo è sostenere gli Stati membri nello sviluppo di infrastrutture digitali aperte e nel rafforzamento della sovranità digitale europea, rientra nel programma del Decennio digitale dell’Unione europea e promuove la cooperazione tra Stati membri nello sviluppo di progetti digitali congiunti: in particolare, sui beni comuni digitali, sul software open source e sulle infrastrutture digitali condivise. Il consorzio opera come catalizzatore per sviluppatori, organismi pubblici e comunità open source, facilitando l’accesso ai finanziamenti e l’avvio di nuovi progetti.

Il consorzio in particolare coordinerà le risorse degli Stati partecipanti e collaborerà con comunità pubbliche e private per sviluppare, mantenere e diffondere soluzioni digitali condivise. Tra le attività previste:

  • la creazione di una comunità europea di attori pubblici, privati e civici;
  • la facilitazione dell’accesso ai finanziamenti e alle competenze tramite uno sportello unico fisico e digitale;
  • il supporto legale e tecnico per la crescita e la manutenzione dei beni digitali comuni;
  • la promozione della consapevolezza politica e istituzionale sul tema dei digital commons;
  • la partecipazione a progetti multinazionali in ambito digitale.

Le nuove adesioni: cresce la partecipazione a Digital Commons Edic

Il consorzio, con sede a Parigi, è stato istituito nell’ottobre 2025 con decisione della Commissione europea, su iniziativa di cinque Stati membri: Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia e Lussemburgo. Hanno successivamente aderito in qualità di osservatori Slovenia, Polonia, Ungheria, Danimarca, Austria, Finlandia e la regione belga delle Fiandre, portando il numero dei partecipanti a dodici. Il consorzio è aperto a tutti gli Stati membri.

La nomina del direttore Rojey

Laurent Rojey, attualmente vicedirettore generale per gli affari digitali presso l’Agenzia nazionale francese per la coesione territoriale (Anct), assumerà la funzione di direttore del consorzio Edic a decorrere dal 1º aprile 2026.

In questa veste Rojey guiderà la fase di avvio, costituendo il gruppo di lavoro, definendo il primo programma di lavoro e favorendo il coordinamento tra Stati membri, imprese e comunità open source. La nomina è stata approvata all’unanimità dall’assemblea dei membri dei Paesi fondatori.

Con quasi 25 anni di esperienza nel settore digitale, Rojey ha maturato una solida esperienza nella collaborazione e nella creazione di organizzazioni a livello europeo, partecipando a progetti tecnologici internazionali e promuovendo lo sviluppo dell’ecosistema dell’open source e dell’innovazione in Francia. Presso l’Anct ha dato vita a un programma per lo sviluppo di soluzioni digitali per i comuni, oggi utilizzate da circa 27mila amministrazioni locali.

Presidente dell’assemblea dei membri è Art de Blaauw, Chief Information Officer del governo centrale dei Paesi Bassi. Due i vicepresidenti: l’italiano Serafino Sorrenti, capo segreteria tecnica del Sottosegretario all’innovazione Alessio Butti, e la tedesca Luise Hölscher, segretaria di Stato presso il Ministero federale della digitalizzazione e della modernizzazione dello Stato (Bmds).

Al via i primi progetti su open source e tecnologie sovrane

Come accennato, il consorzio ha anche avviato le prime iniziative concrete. Tra queste, una sfida “100 Day Challenge” per sviluppare componenti open source sovrani e interoperabili, e un progetto pilota per un Fondo europeo per le tecnologie sovrane (Eu-Stf), sviluppato in collaborazione con la Sovereign Tech Agency tedesca, con l’obiettivo di estendere il modello tedesco in Europa per rafforzare le infrastrutture digitali aperte critiche.

La Sovereign Tech Agency metterà a disposizione le sue competenze per la fase pilota, potendo contare sulla sua dimensione operativa e strategica, la sua ampia rete internazionale e la sua capacità attuativa immediata.

Un piano parallelo al consorzio Impacts-Edic

A dicembre 2025 la Commissione europea aveva invece ufficializzato la nascita di Impacts-Edic, il primo consorzio con personalità giuridica dedicato a progettare e gestire soluzioni di interoperabilità per le amministrazioni pubbliche: governance unica, sede ad Atene, sei Paesi fondatori e adesioni aperte. L’obiettivo è quello di accelerare servizi pubblici digitali interoperabili e ridurre la frammentazione che rallenta l’innovazione.

Il consorzio è il tassello operativo dell’Interoperable Europe Act, la normativa che impone valutazioni di interoperabilità per ogni nuovo sistema pubblico e promuove il riuso di componenti certificati. Con Impacts-Edic, queste regole diventano progetti concreti, con una struttura capace di gestire infrastrutture comuni, procurement coordinati e workstream tematici.

La Strategic Roadmap del programma definisce sette filoni prioritari: scambio sicuro dei dati, identità digitale, Api catalogate, sandbox regolatorie, policy digital-ready, sicurezza e competenze. Ogni workstream avrà obiettivi misurabili e revisioni periodiche. La logica è build once, share everywhere: sviluppare una volta, riusare ovunque. Questa impostazione, sulla carta, consente economie di scala e time-to-value più rapido. Interoperabilità semantica, interfacce comuni e policy digital-ready dovrebbero diventare così patrimonio comune, e non più iniziative isolate.

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