l’intervista

Danese (Tim): “La vera sfida delle Tlc? Tenere insieme competitività industriale e sostenibilità”



Indirizzo copiato

La Direttrice della Funzione Corporate Communication & Sustainability racconta come l’azienda sta affrontando la transizione: più efficienza energetica, data center, filiera, economia circolare e infrastrutture digitali progettate per sostenere crescita, sicurezza e qualità del dato. Con un approccio concreto, che distingue le priorità industriali dai temi di contesto

Pubblicato il 13 apr 2026

Federica Meta

Direttrice



Maria_Enrica_DANESE_hd
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Punti chiave

  • La sostenibilità è una leva industriale integrata che guida scelte operative su energia, data center, supply chain, economia circolare e riduzione degli sprechi, includendo politiche per ridurre il gender gap.
  • Risultati concreti: approvvigionamento al 100% da fonti rinnovabili e azzeramento delle emissioni Scope 2, certificazioni per data center e forte riduzione dei rifiuti.
  • Ruolo nazionale: le Telco devono sostenere investimenti in 5G, cloud, cybersecurity e infrastrutture; serve una politica industriale per garantire resilienza, efficienza e competitività.
Riassunto generato con AI

Nel pieno della transizione digitale, il settore Tlc è chiamato a sostenere investimenti sempre più rilevanti in reti, dati e innovazione. Per TIM la sostenibilità non è un contenitore indistinto in cui far rientrare tutto, ma una leva industriale che incide sulle scelte più concrete: energia, infrastrutture, supply chain, economia circolare, sicurezza dei dati gestiti per i clienti. È su questo terreno che, secondo Maria Enrica Danese, si misura oggi la qualità del modello industriale e il contributo che un grande operatore può dare alla modernizzazione del Paese.

Danese, le Tlc sono chiamate a sostenere investimenti sempre più rilevanti in reti e innovazione: quali sono oggi le condizioni necessarie per coniugare sviluppo infrastrutturale e sostenibilità, anche economica?

Penso che sia superata l’idea che sviluppo infrastrutturale e sostenibilità siano due obiettivi separati. Per noi in TIM la sostenibilità è già dentro il modo in cui governiamo l’operatività: vuol dire più efficienza, meno sprechi, minori rischi e quindi anche maggiore sostenibilità economica. È un approccio molto concreto, che riguarda l’energia, i data center, la qualità della filiera, la condivisione delle infrastrutture quando aiuta a ottimizzare risorse e consumi, e l’economia circolare. Ma riguarda anche il modo in cui facciamo evolvere l’organizzazione, con un’attenzione crescente a un assetto più gender balanced, per una ragione molto semplice: il talento va riconosciuto e valorizzato ovunque sia.

Qual è il punto decisivo?

La sostenibilità non è solo un modello di sviluppo. È una traiettoria temporale da seguire con coerenza. Ha obiettivi precisi — dalla decarbonizzazione al net zero — che non possono essere rinviati. La sfida vera è tenere insieme queste due dimensioni: da un lato innovare e rafforzare l’efficienza del modello industriale, dall’altro farlo dentro un orizzonte temporale compatibile con i target ambientali nazionali ed europei ed affrontare seriamente la crisi climatica.

Questo cosa significa per le telco?

Significa progettare reti, data center, cloud con criteri di continuità, efficienza, sicurezza e responsabilità ambientale. Non si tratta di scegliere tra crescita e sostenibilità – anche perché l’innovazione tecnologica spesso è funzionale al miglioramento dell’impatto – ma di costruire una crescita che regga nel tempo e che sia coerente con il contrasto al riscaldamento globale, tema su cui siamo tutti coinvolti.

Mi fa degli esempi?

Penso a quello che abbiamo fatto e continuiamo a fare per ridurre i consumi energetici delle infrastrutture civili e industriali, sia in Italia che in Brasile, al monitoraggio delle prestazioni dei data center, all’utilizzo di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili certificate per l’azzeramento delle emissioni Scope 2 e infine al progetto di condivisione di infrastrutture e apparati di rete nell’ottica di un migliore uso di tutte le risorse ad esse correlate. Un altro passaggio importante riguarda la supply chain: abbiamo introdotto criteri ESG nella selezione dei fornitori e parametri di sostenibilità nelle gare, perché se sei più o meno virtuoso dipende in larga parte dalle nostre scelte di acquisto di servizi e prodotti che entrano a far parte della nostra offerta.

Uno degli asset delle strategie di sostenibilità è l’economia circolare. Su questo fronte come vi siete mossi?

È uno degli ambiti in cui il legame tra sostenibilità ed efficienza industriale si vede meglio e dove abbiamo lavorato molto: dal riutilizzo, alla rigenerazione e alla rivendita di hardware proveniente dalla trasformazione della rete, al recupero di smartphone, modem e dispositivi aziendali, alla digitalizzazione dei processi per ridurre il consumo di carta. Sono attività che riducono l’impatto ambientale e allo stesso tempo migliorano l’uso del capitale investito.

Vedete i risultati di questo modello?

Lo vediamo già in alcuni ambiti rilevanti. Nel 2025 abbiamo raggiunto il 100% di approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili, con azzeramento delle emissioni Scope 2. Le donne hanno rappresentato il 52,8% delle assunzioni di Gruppo. Il consumo totale di energia delle nostre operazioni è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (2.205 GWh, -0,4%), nonostante la crescita dei dati gestiti sulle nostre reti e dai data center. E sui data center, 11 siti del Gruppo hanno ottenuto nel 2025 la certificazione di conformità al Codice di Condotta europeo per l’efficienza energetica. Anche sul fronte dei rifiuti abbiamo lavorato intensamente: nel 2025 il Gruppo ha generato 4.054,8 tonnellate di rifiuti, in calo del 24,8% rispetto al 2024, e il 96,68% è stato sottratto allo smaltimento. Aggiungo un aspetto importante. La sostenibilità non riguarda solo il modo in cui rendiamo più efficiente il nostro modello industriale, è anche un driver di sviluppo del business. Già diversi anni fa abbiamo puntato sullo sviluppo di Data center per offrire soluzioni cloud efficienti e a più basso impatto ambientale ai nostri clienti. Poi abbiamo puntato sulla cybersecurity per garantire sicurezza ai dati dei nostri clienti. Oggi TIM sta portando avanti più di 20 progetti per digitalizzare territori (come le città) e infrastrutture del Paese con soluzioni che integrano cloud, IoT e intelligenza artificiale. Si tratta di piattaforme digitali che consentono il governo di tante attività di interesse collettivo, dalla mobilità alla sicurezza, dalla gestione dei flussi turistici alla protezione del territorio.

Accanto alle infrastrutture, c’è il tema delle persone: inclusione, leadership femminile, nuove competenze e formazione sull’intelligenza artificiale. Quanto è decisiva, per affrontare la trasformazione del settore, la capacità di accompagnare il cambiamento culturale oltre che tecnologico?

In grandi aziende come TIM inclusione, talenti e sviluppo delle persone non sono argomenti nuovi. Ma è l’approccio che abbiamo cercato di cambiare soprattutto su due questioni che fanno la differenza per il futuro dell’azienda: le competenze e il superamento del gender gap. La trasformazione tecnologica scala solo se l’azienda investe in competenze nuove, formazione continua e qualità manageriale. In TIM questo significa trattare le competenze come una leva industriale, da misurare nel tempo, soprattutto nei campi che stanno cambiando più in fretta, come l’intelligenza artificiale: introdurre strumenti nuovi non basta, bisogna mettere le persone nelle condizioni di capirli e usarli davvero nel lavoro quotidiano.

E sul gender gap?

Anche sul gender gap qui conta la capacità di misurare il cambiamento nel tempo. Per esempio, darsi l’obiettivo di assumere ogni anno almeno il 50% di donne nei ruoli legati alle nuove competenze e di aumentare progressivamente la presenza femminile nei ruoli manageriali significa dare una impronta nuova e innovativa al Gruppo, in linea con le aspettative della nostra società civile. Aggiungo che non è solo una questione di equità. È un tema di competitività, perché riguarda la capacità di far emergere il talento ovunque sia e di allargare davvero il bacino delle competenze disponibili.

Guardando oltre le strategie, il punto è capire che ruolo possano giocare le Tlc nel sistema-Paese: quale messaggio sente di portare oggi a istituzioni, imprese e mercato sul contributo che un operatore come TIM può dare alla competitività, alla resilienza e alla modernizzazione dell’Italia?

Sicurezza, resilienza ed efficienza sono entrate a pieno titolo tra i bisogni della Pubblica Amministrazione e delle grandi aziende. Ma questi servizi si reggono su infrastrutture che richiedono investimenti continui: data center, cloud, cybersecurity, reti ad alta capacità e a basso impatto. Basta pensare al 5G: secondo studi di settore è una tecnologia molto più efficiente del 4G, fino a 10 volte per gigabyte, e proprio per questo può consentire di sostenere una forte crescita del traffico dati senza una crescita proporzionale dei consumi energetici. Il punto, però, è che il 5G oggi stenta a crescere alla velocità necessaria, perché richiede investimenti rilevanti che non sempre trovano un rendimento adeguato. A questo si aggiunge il costo dell’energia, che resta troppo alto, soprattutto in Italia, ed è sempre più esposto a oscillazioni difficili da assorbire. Anche perché questi maggiori costi non si riescono a trasferire sui servizi offerti e non c’è sufficiente flessibilità nei contratti con i clienti. TIM sta facendo la sua parte, ma è evidente che la trasformazione della società che tutti ci aspettiamo richiede efficienza e innovazione delle infrastrutture delle Telco, perché queste devono sostenere la crescita dell’”economia dei dati”, senza che crescano di conseguenza i consumi e senza che si generino shock nella continuità e nella sicurezza delle comunicazioni. Per questo serve una politica industriale che consideri le Telco essenziali per la competitività del sistema economico, la resilienza dei servizi e l’attuazione della transizione ambientale.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x