I dati preliminari di Idc relativi al primo trimestre del 2026 indicano un calo delle spedizioni di smartphone pari al 4,1% su base annua. In numeri assoluti si parla di 289,7 milioni di unità, una performance che rappresenta il primo segno meno dal 2023. La società di ricerca ha avvertito che la flessione sarà probabilmente “un lieve presagio di ciò che ci aspetta nel 2026”, poiché i produttori di smartphone dovranno affrontare la limitata disponibilità di memoria e l’aumento dei costi di componenti, logistica ed energia legati alla guerra in Medio Oriente.
Indice degli argomenti
Tiene il settore premium: le performance dei produttori
In questo scenario fosco, Samsung e Apple sono stati gli unici produttori nella top five mondiale a registrare una crescita, a dimostrazione della relativa resilienza del segmento premium. Il colosso coreano, in particolare, avrebbe riconquistato la prima posizione, con spedizioni in aumento del 3,6% a 62,8 milioni di unità, trainate dalla domanda per il Galaxy S26 Ultra e i dispositivi della serie A. Apple ha seguito a ruota con 61,1 milioni di unità, in crescita del 3,3%, grazie alle forti vendite dell’iPhone 17 e alla solida crescita in Cina.
Al contrario, sempre secondo Idc, i principali produttori cinesi hanno registrato forti cali. Xiaomi ha registrato la contrazione più marcata tra i primi cinque player, con spedizioni in diminuzione del 19,1%, mentre Oppo e Vivo hanno subito cali rispettivamente del 9,9% e del 6,8%.
Al di fuori della top five, Honor, Motorola e Huawei hanno invece registrato incrementi di vendite, con Honor che ha segnato l’aumento maggiore tra i primi dieci grazie alle strategie di espansione all’estero.
L’aumento dei prezzi dei device
Nabila Popal, direttrice senior della ricerca per i dispositivi di consumo globali presso Idc, ha osservato che i prezzi dei telefoni cellulari sono aumentati fino al 40-50% in diversi mercati emergenti, esercitando ulteriore pressione sulla domanda nelle regioni sensibili al prezzo. I produttori stanno reagendo riducendo i costi, diminuendo il supporto ai canali di distribuzione e abbassando le specifiche di alcuni modelli.
Secondo l’analista, inoltre, il mercato è entrato in “uno dei suoi periodi più difficili”, a causa di “gravi limitazioni nell’approvvigionamento di memoria” e dell’aumento dei costi dei componenti. “La disponibilità limitata di memoria sta costringendo a ridurre le spedizioni, mentre i prezzi della memoria in forte aumento stanno facendo lievitare i costi dei materiali e costringendo molti marchi leader ad aumentare i prezzi”, precisa Popal.
Guardando al futuro, Idc prevede che i costi della memoria si stabilizzeranno entro la seconda metà del 2027 e che i prezzi medi di vendita continueranno a salire, man mano che i produttori si spingeranno ulteriormente nei segmenti premium.
Uno scenario in linea con quello prospettato da Counterpoint Research
L’analisi di Idc è in linea con i dati pubblicati la scorsa settimana da Counterpoint Research, secondo cui il mercato ha sperimentato un calo del 6% delle spedizioni nel primo trimestre. Anche secondo le rilevazioni di Counterpoint, la crisi è da attribuirsi all’aumento vertiginoso dei costi della memoria.
I dati preliminari in possesso della società di ricerca indicavano che il mercato rimaneva “sotto pressione”, a causa del problema, spesso citato, della scarsità di componenti di memoria Dram e Nand, con i produttori di chip che davano priorità alla produzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Counterpoint ha osservato che, sebbene alcune regioni fossero rimaste relativamente stabili, il sentiment generale del mercato era cauto, con i produttori di dispositivi che stavano adeguando le proprie strategie. Queste includevano il lancio di un minor numero di nuovi dispositivi e la modifica dei prezzi.
Oltre alle difficoltà produttive, è stata rilevata una tendenza dei consumatori a limitare gli acquisti non essenziali a causa dell’aumento delle tensioni politiche in Medio Oriente.
“Questo calo delle spedizioni è dovuto principalmente al fatto che i produttori di memorie danno priorità ai data center per l’intelligenza artificiale rispetto all’elettronica di consumo, comprimendo i margini degli Oem e costringendoli a trasferire l’aumento dei costi dei materiali direttamente ai consumatori”, ha commentato Shillpi Jain, analista senior di Counterpoint.
“Mentre le forniture rimanevano limitate, l’aumento dei prezzi dell’energia, i maggiori costi logistici e l’incertezza economica causata dalle tensioni in Medio Oriente hanno mantenuto basso l’interesse dei consumatori per i nuovi dispositivi, alimentando la domanda di dispositivi ricondizionati e pesando ulteriormente sulle spedizioni”.
L’analista ha osservato che questi fattori hanno avuto il maggiore impatto nei segmenti di mercato a basso prezzo, mentre i marchi premium tendono a essere più resilienti, proprio come evidenziato anche da Idc. Secondo Counterpoint, però, Samsung non è riuscita a scalzare Apple, che con un incremento del 5% su base annua nelle spedizioni è in testa alla classifica con una quota del 21%: l’azienda coreana deterrebbe una quota del 20%, con spedizioni in calo del 6%: un dato attribuito da Counterpoint al lancio ritardato della serie Galaxy S26 e a una “domanda più debole nel segmento di mercato di massa”.






