Il solare spaziale entra per la prima volta nella strategia energetica di un big del digitale. Meta ha annunciato una partnership con Overview Energy per portare energia solare raccolta in orbita direttamente sulla rete terrestre, con l’obiettivo di alimentare i propri data center per l’intelligenza artificiale. Una mossa che va oltre la sperimentazione tecnologica e intercetta un nodo sempre più critico: la difficoltà di garantire energia continua e affidabile a infrastrutture che crescono più velocemente della rete.
La notizia arriva in un momento in cui la domanda elettrica dei data center accelera a livello globale. Secondo le analisi dell’International Energy Agency, la produzione di elettricità destinata a queste strutture passerà da 460 Twh nel 2024 a oltre 1.000 Twh nel 2030. Una dinamica che mette sotto pressione sistemi energetici già fragili e costringe gli hyperscaler a cercare soluzioni non convenzionali.
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L’energia solare raccolta in orbita
Il progetto di solare spaziale sviluppato da Overview Energy si basa su satelliti posizionati in orbita geosincrona, a circa 22 mila miglia dalla Terra. In quella fascia lo spazio riceve luce solare continua, senza interruzioni notturne né perdite atmosferiche. I satelliti catturano l’energia e la trasmettono verso impianti solari esistenti sotto forma di radiazione a bassa intensità, che viene poi riconvertita in elettricità.
Il vantaggio principale è l’integrazione con infrastrutture già operative. Gli impianti a terra non devono essere ricostruiti né ampliati. Possono produrre anche di notte, aumentando drasticamente il fattore di utilizzo. Meta ha riservato fino a 1 Gw di capacità, diventando una delle prime aziende tecnologiche a siglare un accordo di questo tipo.
“Per avanzare alla velocità e alla scala che l’AI richiede servono più energia e maggiore affidabilità”, ha dichiarato Nat Sahlstrom, vicepresidente Energy and Sustainability di Meta. “Il solare spaziale ha il potenziale per aumentare la produzione degli impianti esistenti e rafforzare la rete”. La prima dimostrazione orbitale è prevista nel 2028. Se i test avranno esito positivo, la consegna commerciale di energia potrebbe iniziare all’inizio del prossimo decennio.
Continuità elettrica e accumulo di lunga durata
La produzione continua non basta senza sistemi in grado di gestire picchi e interruzioni. Per questo Meta ha affiancato al solare spaziale una seconda partnership, siglata con Noon Energy. L’obiettivo è sviluppare accumulo di lunghissima durata, capace di immagazzinare energia per oltre 100 ore.
La tecnologia utilizza celle a combustibile a ossido solido reversibili e sistemi di stoccaggio al carbonio. Meta ha riservato fino a 1 Gw di potenza e 100 Gwh di capacità, con un progetto pilota da 25 Mw e 2,5 Gwh atteso nel 2028. Si tratta di uno degli impegni più rilevanti nel settore dello storage avanzato per i data center.
“Lo storage è essenziale per rendere disponibili le rinnovabili 24 ore su 24”, ha spiegato ancora Sahlstrom. L’obiettivo è costruire una base energetica stabile per i data center di nuova generazione, riducendo la dipendenza da fonti fossili nei momenti critici.
Il contesto globale secondo la Iea
Le scelte di Meta si inseriscono in un quadro che la Iea definisce di forte tensione. Nei prossimi cinque anni le rinnovabili copriranno circa metà della nuova domanda dei data center, ma gas naturale e carbone resteranno centrali nel breve periodo. Negli Stati Uniti, ad esempio, il gas rappresenta oggi oltre il 40% dell’elettricità consumata dai data center, mentre in Cina il carbone arriva a sfiorare il 70%.
Solo dopo il 2030 l’ingresso del nucleare avanzato inizierà a ridurre in modo strutturale il peso delle fonti fossili. Secondo l’Agenzia, le emissioni legate alla generazione elettrica per i data center toccheranno un picco intorno al 2030, per poi avviare una lenta discesa. Il solare spaziale e lo storage di lunga durata si collocano proprio in questa fase di transizione, come strumenti per rendere più efficiente l’uso delle rinnovabili già disponibili.
Il mercato del fotovoltaico on-site nei data center
La spinta verso l’autoproduzione è già evidente. Le analisi di Research Nester indicano una crescita sostenuta del mercato del fotovoltaico on-site per i data center, trainata dall’espansione dell’AI, dall’aumento dei costi energetici e dalle politiche di decarbonizzazione. Sempre più operatori installano impianti solari direttamente nei campus digitali o in prossimità degli stessi, per ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e migliorare la resilienza.
Tuttavia, anche il solare on-site mostra limiti strutturali. Senza accumulo e senza fonti continue, non è sufficiente a garantire l’alimentazione di infrastrutture che devono funzionare senza interruzioni. Da qui l’interesse crescente per tecnologie complementari come il solare spaziale, che promette di sfruttare al massimo gli asset già esistenti.
Perché l’AI riporta il nucleare al centro
La corsa all’AI sta spingendo i grandi operatori a guardare oltre il solo solare. Meta ha già siglato accordi per 7,7 Gw di capacità nucleare, collaborando con utility tradizionali e sviluppatori di nuove tecnologie. Il motivo è chiaro: l’intelligenza artificiale richiede potenza continua, prevedibile e a basse emissioni, un profilo che oggi il nucleare è in grado di offrire su larga scala.
La Iea prevede che, dopo il 2030, gli small modular reactor diventeranno una componente sempre più rilevante del mix energetico dei data center, soprattutto negli Stati Uniti. In questo scenario, solare spaziale, rinnovabili terrestri e nucleare non si escludono. Al contrario, concorrono a costruire un sistema più robusto, capace di sostenere la crescita dell’infrastruttura digitale.
Una scommessa industriale di lungo periodo
Le tecnologie scelte da Meta sono ancora in fase iniziale. Proprio per questo l’azienda ha deciso di investirci ora. “Sono soluzioni early stage, ed è esattamente il motivo per cui vale la pena sostenerle”, ha spiegato Sahlstrom. L’obiettivo non è solo alimentare i data center del gruppo, ma contribuire a rafforzare l’intero sistema elettrico.
Il solare spaziale, fino a poco tempo fa relegato ai progetti di ricerca, entra così nel radar dell’industria digitale come risposta concreta a un vincolo sempre più stringente. Senza energia affidabile e continua, l’AI non scala. E la partita, ormai, si gioca anche fuori dall’atmosfera.






