La digitalizzazione entra finalmente nei Comuni montani come politica pubblica strutturata e non più come somma di interventi isolati. Il Pnrr ha avuto un ruolo decisivo nell’innescare il cambiamento, rendendo possibile l’adozione di servizi digitali, la migrazione al cloud e una prima modernizzazione dei processi amministrativi. Tuttavia, il quadro che emerge dal nuovo report Uncem restituisce un percorso ancora incompleto, segnato da forti disomogeneità territoriali e da nodi strutturali che restano aperti.
L’indagine, basata su centinaia di questionari e su un’analisi qualitativa approfondita, fotografa una fase di passaggio. La digitalizzazione avanza, ma fatica a trasformarsi in leva stabile di sviluppo locale. Il problema non riguarda più l’avvio dei progetti, quanto la loro capacità di durare nel tempo e di produrre effetti sistemici.
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Dalla spinta tecnologica al cambiamento organizzativo
Nel racconto che emerge dal report, la digitalizzazione non viene letta come semplice introduzione di nuove tecnologie. Al contrario, assume il significato di trasformazione dei modelli amministrativi, dei rapporti tra enti e del dialogo con cittadini e imprese. I fondi del Pnrr hanno consentito a migliaia di Comuni montani di aderire agli avvisi per cloud e piattaforme nazionali, riducendo un ritardo storico accumulato negli anni.
Come sottolinea Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, «digitalizzare processi e percorsi è il vettore di una nuova interazione. È il mezzo, non il fine». Una visione che sposta l’attenzione dall’hardware alla capacità di cooperare, soprattutto in contesti caratterizzati da frammentazione amministrativa e scarsità di risorse interne.
Risorse straordinarie, equilibrio fragile
Dal punto di vista finanziario, il Pnrr ha rappresentato un’opportunità senza precedenti. La maggioranza degli enti coinvolti giudica adeguati i fondi ricevuti per realizzare gli interventi previsti. Il dato, però, cambia sensibilmente guardando al futuro. Una quota rilevante di Comuni non ha programmato risorse proprie per la gestione ordinaria dei servizi digitali una volta conclusa la fase straordinaria.
È qui che la digitalizzazione mostra la sua fragilità. I costi ricorrenti legati al cloud, alla sicurezza e all’aggiornamento delle piattaforme rischiano di diventare insostenibili per enti di piccole dimensioni. Senza una visione di medio-lungo periodo, l’innovazione resta legata alla durata del finanziamento e perde efficacia una volta esauriti i fondi.
Connettività, il limite strutturale
La qualità delle reti continua a rappresentare uno dei principali fattori di disuguaglianza. La copertura 5G risulta ancora disomogenea, con ampie aree montane escluse o servite in modo discontinuo. Anche dove la rete è formalmente disponibile, le prestazioni non sempre consentono un uso pieno dei servizi digitali.
In questo contesto, la digitalizzazione procede a velocità diverse. I Comuni meglio collegati riescono a sfruttare le piattaforme e a migliorare l’interazione con i cittadini. Altri restano indietro, generando nuove fratture territoriali. Le segnalazioni di disservizi e le difficoltà di accesso ai servizi online confermano che l’infrastruttura resta una precondizione irrinunciabile.
Competenze, il vero collo di bottiglia
Se le reti sono un problema noto, il capitale umano emerge come la criticità più urgente. Il report evidenzia una carenza diffusa di competenze digitali all’interno degli enti montani. La domanda di supporto riguarda ambiti chiave come cybersicurezza, gestione dei dati e utilizzo delle piattaforme collaborative.
La digitalizzazione, in assenza di formazione continua, rischia di restare confinata a pochi addetti o di dipendere in modo eccessivo da fornitori esterni. Nei Comuni più piccoli, dove il personale è ridotto e spesso prossimo al pensionamento, il problema assume una dimensione strutturale. Senza investimenti sulle competenze, la tecnologia non produce autonomia.
Aggregazione come moltiplicatore di valore
Un elemento chiave che emerge dall’analisi riguarda il ruolo delle forme associative. Dove i servizi Ict vengono gestiti in modo centralizzato da Unioni o Comunità montane, i risultati sono migliori. La digitalizzazione diventa più efficiente, le risorse vengono ottimizzate e la capacità di pianificazione aumenta.
Al contrario, l’impostazione di molti bandi Pnrr, focalizzati sui singoli enti, ha finito per penalizzare l’aggregazione. Il risultato è una proliferazione di soluzioni poco interoperabili, con effetti limitati nel tempo. Il report indica chiaramente nella governance sovracomunale la leva decisiva per superare la frammentazione.
Oltre il Pnrr, la partita è ancora aperta
La digitalizzazione nei Comuni montani ha compiuto un salto in avanti, ma non ha ancora cambiato struttura e funzionamento dei territori. Per farlo servono politiche stabili, infrastrutture affidabili e un investimento continuo sulle persone. In assenza di questi elementi, il rischio è quello di un’innovazione incompiuta.
Il messaggio che arriva da Uncem è netto. Il digitale può ridurre le disuguaglianze territoriali solo se diventa parte integrante di una strategia di sviluppo. Nei territori montani, più che altrove, la digitalizzazione funziona solo quando è condivisa, sostenibile e orientata al lungo periodo.






