L’Antitrust vuole fare chiarezza sull’accordo di Ran Sharing stipulato tra Tim e Fastweb+Vodafone lo scorso gennaio. Si tratta di una vera e propria battuta d’arresto alla strategia di cooperazione che punta allo sviluppo delle reti di accesso mobile condivise e all’accelerazione dell’implementazione del 5G. Il progetto riguarda in primo luogo la copertura nei comuni con meno di 35mila abitanti e ha l’obiettivo di valorizzare circa 15.500 siti, con la realizzazione di 6mila nuove strutture, entro la fine del 2028.
Ebbene, secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato la condivisione dell’infrastruttura tra i due operatori potrebbe configurare un’intesa restrittiva per i competitor, con ripercussioni anche in termini di ritardi nell’innovazione. Da qui la necessità di aprire un’istruttoria. Le due società hanno 60 giorni dalla notifica del provvedimento (preso nella riunione del 21 aprile e pubblicato nel bollettino di ieri 11 maggio) per chiedere di essere ascoltati. Il procedimento “deve concludersi entro il 30 aprile 2027” dice l’Agcm, precisando che fino a quando non ci sarà il via libera, l’accordo non avrà seguito.
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Le motivazioni dell’Antitrust
I due operatori per ora non commentano, ma è evidente che si tratta di una brusca frenata rispetto anche all’ambizione di affrancarsi dai servizi offerti da Inwit, verso cui Tim e Fastweb+Vodafone hanno manifestato l’intenzione di sospendere i Master Service Agreement.
Secondo Acgm, la verifica si rende necessaria perché sono coinvolti “il primo e il secondo operatore” italiani, che insieme hanno una quota di mercato di oltre l’80% nel wholesale e superiore al 55% nel mercato dei servizi di rete al dettaglio (oltre il 70% nel segmento business).
In prospettiva, poi l’Authority guarda alla gara per le frequenze (in scadenza a dicembre 2029) e sottolinea che l’accordo, che “ha una durata significativa”, “risulterebbe ancora vigente” e potrebbe mutare gli incentivi a competere.
Anche sotto il profilo geografico, l’accordo avrebbe un impatto significativo, in quanto interessa comuni italiani che “corrispondono a circa il 90% del territorio nazionale e riguardano circa il 60% della popolazione italiana”. Inoltre potrebbero “venir meno gli incentivi per ciascuna delle parti a investire individualmente nella propria rete, anche nel medio-lungo periodo, al fine di migliorarne le prestazioni e implementare le tecnologie di nuova generazione, con ripercussioni in termini di ritardi nell’innovazione a danno, in ultima istanza, degli utenti finali”, osserva l’Antitrust.
Il possibile impatto del progetto (al netto dei rilievi Agcm)
Il progetto è stato presentato come un’iniziativa strategica per accelerare lo sviluppo delle reti mobile 5G in Italia, concentrandosi come detto in particolare sulle aree rurali e sui piccoli comuni. Oltre alla creazione di un’unica infrastruttura, che ha l’obiettivo di razionalizzare la rete di ciascuna parte, l’accordo prevede, in una seconda fase, l’espansione del network, attraverso la costruzione di nuovi siti o l’introduzione di nuove funzionalità presso quelli già esistenti, e la costituzione di una joint venture per la gestione congiunta della Radio Access Network.
L’accordo è stato accolto positivamente dagli analisti di Opensignal, secondo cui – pur premettendo che le implicazioni competitive e normative più ampie si manifesteranno nel tempo – gli effetti immediati a livello di rete gioveranno al mercato. In particolare, il report realizzato da Opensignal parla di accelerazione dell’espansione del 5G nelle aree rurali, miglioramenti misurabili nell’esperienza di copertura 5G e un posizionamento più forte in vista del processo di rinnovo delle licenze per le frequenze radio atteso nel 2029.
In particolare, la copertura 5G nelle zone rurali potrebbe aumentare fino a un punteggio di 7,5 (su una scala da 0 a 10), rispetto al 5,6 di Tim e al 6,8 di Vodafone, con un miglioramento previsto rispettivamente del 32% e dell’11%. Inoltre, nonostante non vengano rilasciate nuove frequenze, la copertura 5G aumenterà: entrambi gli operatori detengono già le stesse allocazioni nazionali nelle bande 700 MHz e 3,7 GHz. Il vantaggio deriva dalla condivisione delle infrastrutture e dall’ampliamento della portata di copertura, non dall’accesso a nuove frequenze.
Opensignal segnala anche un miglioramento misurabile dell’esperienza: il 5G su banda 700Mhz offre un significativo miglioramento nella metrica di Qualità Costante rispetto al 4G nelle aree rurali.
Via al procedimento sui Msa di Inwit
Collegato all’accordo sul Ran sharing c’è, come accennato, il dossier sui Master Service Agreement stipulati con Inwit, che i due operatori vorrebbero rescindere. Proprio oggi si tiene la prima udienza sulla richiesta di provvedimento cautelare presentata dal gruppo guidato da Diego Galli per sospendere fino alla fine del giudizio di merito gli effetti della disdetta da marzo 2028 esercitata da Fastweb, rispetto a cui la decisione dovrebbe arrivare tra qualche giorno. Non è ancora fissata, invece la data per il cautelare di Inwit contro Tim per la disdetta da agosto 2030.
Per gli analisti della banca di investimento Intermonte “non emergono novità sostanziali prima della pronuncia del giudice; manteniamo un approccio prudente fino ai prossimi sviluppi legali”.
Intermonte ricorda comunque che secondo Milano Finanza, la scelta si giocherebbe principalmente sul rischio creditizio per Inwit in assenza del congelamento: Fitch ha già messo sotto rating watch negative il long-term Idr della towerco (BBB-, ultimo livello investment grade), con possibile credit crunch e maggiori difficoltà di rifinanziamento. Fastweb sostiene invece che i tempi di migrazione dalle torri sarebbero ben superiori ai due anni residui, con una timeline indicativa di dieci anni, garantendo stabilità dei ricavi a medio termine.
E Moody’s promuove il rating di Tim
In questo scenario, Tim resta in attesa degli sviluppi, incassando nel frattempo la promozione di Moody’s, che ha alzato il rating del gruppo a Ba1 da Ba2, con outlook stabile. “La decisione dell’agenzia di rating si inserisce nel percorso intrapreso da Tim negli ultimi anni, con una profonda revisione del proprio perimetro industriale e profilo finanziario, caratterizzati da una struttura semplificata, minore intensità di capitale e forte focalizzazione sulla generazione sostenibile di cassa”, spiega l’azienda in una nota. “Alla base dell’upgrade Moody’s pone la solida esecuzione del piano – sostenuta da ricavi Consumer resilienti, espansione continua sull’Enterprise e crescita costante in Brasile – e l’attesa di una solida generazione di cassa nel triennio 2026-2028 che sosterrà una riduzione della leva finanziaria congiuntamente al previsto ritorno alla remunerazione per gli azionisti. La promozione odierna a Ba1 rappresenta il terzo upgrade da parte di Moody’s negli ultimi due anni e avvicina ulteriormente Tim alla categoria investment grade”.






