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Mobilità connessa a +14%, traino da servizi e smart road. Connettività chiave del fleet management



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Nel 2025 raggiunto un valore di 3,7 miliardi di euro. Le auto connesse sono 18,8 milioni, oltre il 40% del parco circolante nazionale: il 48% degli italiani ne possiede e utilizza regolarmente le funzionalità smart. Il paradigma Software-Defined Vehicle principale riferimento strategico per l’automotive; cresce il ruolo dell’AI

Pubblicato il 1 giu 2026



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Il mercato Connected Vehicle & Mobility continua a crescere in Italia: secondo la ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle del Politecnico di Milano il settore della mobilità connessa ha raggiunto un valore di 3,7 miliardi di euro (+14%), trainato dalla diffusione di veicoli connessi, dallo sviluppo delle smart road e dall’evoluzione dei servizi di mobilità intelligente.

Le auto connesse in circolazione sono ormai 18,8 milioni, oltre il 40% del parco auto nazionale, il 48% degli italiani ne possiede una e, tra questi, il 91% utilizza regolarmente le funzionalità smart disponibili.

Parallelamente, il 61% dei comuni italiani ha avviato progetti di smart mobility nell’ultimo triennio, anche se l’89% dei cittadini continua a indicare l’accesso ai servizi di mobilità come una delle principali criticità del proprio territorio. Quanto alla sperimentazione delle smart road, si registrano 23 iniziative avviate in Italia tra il 2023 e il 2025.

Connected Vehicle e mobilità connessa in crescita

Lo studio evidenzia anche che il 54% degli italiani vorrebbe utilizzare un’auto a guida autonoma, i cui benefici sociali potenziali per il Paese sono valutati fino a 6,1 miliardi di euro. In prospettiva, Robotaxi e Robosharing potrebbero ridurre fino al 90% i feriti nei servizi di mobilità e portare a 900.000 auto in meno nelle città entro il 2050.

Accelera anche l’elettrificazione della mobilità, con i relativi servizi: il 32% degli italiani prevede di acquistare un’auto elettrica o ibrida plug-in nei prossimi tre anni, sebbene quasi metà sia disposta a farlo solo in presenza di incentivi economici. In questo scenario di trasformazione, anche le flotte aziendali stanno evolvendo: l’89% delle aziende ha già introdotto veicoli elettrici o ibridi plug-in all’interno del parco vetture, segnale di una transizione sempre più concreta verso modelli di mobilità sia connessa che sostenibile.

Paradigma software-defined, AI e guida autonoma

Commentando il settore della mobilità connessa, Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, spiega che “Il paradigma del Software-Defined Vehicle sta diventando il principale riferimento strategico per il settore Automotive. In prospettiva, la sfida per gli operatori non sarà soltanto nella capacità di ampliare il portafoglio di funzionalità disponibili, ma nel saper costruire piattaforme software integrate e comunicare al cliente finale il valore dei servizi digitali. A questa traiettoria si affianca anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale, considerata da oltre l’85% degli Oem una componente ormai centrale del software, soprattutto nelle applicazioni legate ad Adas, cybersecurity e personalizzazione dell’esperienza a bordo”.

Aggiunge Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility: “Il 2026 si sta rivelando un anno spartiacque per la guida autonoma, denso di segnali concreti: lanci commerciali, approvazioni normative attese da anni, investimenti record e una corsa tecnologica che si fa ogni mese più serrata. La domanda non è più se i veicoli autonomi cambieranno la mobilità urbana, ma con quale modello di business, dove e con quale velocità”.

I dati del mercato Connected Vehicle in Italia

Il valore calcolato del mercato della mobilità connessa include il segmento delle connected car (1,76 miliardi di euro, +6%), i sistemi Adas integrati nelle nuove vetture come la frenata automatica di emergenza o il mantenimento di corsia (1,52 miliardi di euro, +27%) e i veicoli commerciali e industriali connessi (400 milioni di euro, +11%). Il risultato dell’Italia (+14%) è abbastanza in linea con i valori dei principali Paesi occidentali, che presentano una crescita tra il +15% e il +20%.

In termini di diffusione, si registrano 6,5 milioni di auto nativamente connesse tramite Sim (+16% vs 2024), 1,7 milioni di veicoli commerciali e industriali connessi (+8%) e 10,6 milioni di box Gps/Gprs per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative (+1%).

Le smart road, traino dal Pnrr

Le applicazioni e i progetti di Smart Road (240 milioni di euro, +17%) sono spinte dai bandi pubblici (in primis Pnrr) per la gestione da remoto e in tempo reale delle infrastrutture stradali e per l’ottimizzazione delle attività di manutenzione.

Le iniziative smart road sviluppate finora puntano principalmente a migliorare la sicurezza stradale, ottimizzare la gestione del traffico e ridurre l’impatto ambientale del settore dei trasporti, attraverso sistemi digitali sempre più integrati. Nel 2025 molte delle principali progettualità italiane hanno raggiunto un elevato livello di maturità tecnologica, grazie all’introduzione di infrastrutture connesse, sensoristica IoT e piattaforme di monitoraggio avanzato.

Nonostante il progressivo recepimento degli indirizzi europei, lo sviluppo delle smart road in Italia resta però ancora frammentato: complessità burocratiche e lunghi tempi autorizzativi rallentano la diffusione dei progetti. Il biennio 2026-2027 sarà decisivo: serviranno norme più flessibili, sandbox regolatorie e processi semplificati per accelerare l’evoluzione delle infrastrutture verso la guida connessa e autonoma.

L’innovazione software-based

Il paradigma del software-defined vehicle si sta affermando come il principale riferimento strategico del settore: a livello globale, il 92% delle organizzazioni automotive ritiene che l’intera filiera dovrà evolvere verso un modello “software-based”, mentre l’81% considera prodotti e servizi software-defined destinati a diventare una componente centrale della propria offerta. Nonostante queste aspettative, la trasformazione è ancora in una fase iniziale. Solo il 14% delle aziende ha raggiunto una piena industrializzazione delle componenti software e, a livello globale, prodotti e servizi software-defined generano oggi appena il 13% dei ricavi degli Oem.

Anche in Italia il fenomeno è ancora limitato: a fine 2025, il fatturato derivante da prodotti e servizi basati su software ha raggiunto i 180 milioni di euro, pari al 5% del totale, pur registrando una crescita del +22% rispetto all’anno precedente.

Gli italiani e la mobilità connessa: i servizi

Dall’indagine condotta insieme a Doxa emerge la continua crescita della diffusione di vetture dotate di almeno una funzionalità smart, oggi presenti nel 48% delle auto degli italiani. Parallelamente, resta elevato il livello di utilizzo di funzioni digitali: l’87% degli utenti le utilizza regolarmente, soprattutto per infotainment (91%), navigazione aggiornata in tempo reale (88%) e sistemi avanzati di assistenza alla guida (Adas, 82%). Cresce l’accettazione alla condivisione dei dati di guida: il 34% dei consumatori non rileva criticità nello scambio di dati personali in cambio di servizi a valore aggiunto.

Permangono però alcune resistenze. Le principali criticità sono la possibile distrazione alla guida (21%), la preferenza per strumenti esterni come smartphone o navigatori dedicati (17%), e una percezione ancora limitata del valore offerto da alcune soluzioni digitali (16%). Nonostante ciò, cresce la disponibilità a pagare per servizi premium: il 38% degli italiani sarebbe disposto ad acquistare almeno una funzionalità smart come optional.

Tra i servizi più apprezzati, i sistemi di pagamento direttamente dall’auto, le soluzioni antifurto connesse e i sistemi biometrici per l’accesso al veicolo.

L’intelligenza artificiale è percepita sempre più elemento della mobilità del futuro. L’80% degli italiani riconosce benefici concreti nell’integrazione dell’Ai nei veicoli, soprattutto per sicurezza, ottimizzazione dei consumi e manutenzione predittiva.

Le soluzioni di mobilità smart nelle città connesse

Le soluzioni Smart Mobility in ambito urbano (310 milioni di euro, +5%) sono utilizzate soprattutto per la gestione dei parcheggi e del traffico. Nel triennio 2023-25, poco più di sei comuni su dieci (61%) hanno avviato almeno un progetto di mobilità smart. La propensione alla realizzazione di progetti ha registrato una crescita negli anni, spostandosi dal 18% del 2023 al 37% del 2024, fino al 38% del 2025. Tuttavia, l’86% dei cittadini continua a indicare l’accesso ai servizi di mobilità tra le criticità più rilevanti nel proprio comune, evidenziando la distanza tra le sperimentazioni in atto e la percezione quotidiana.

Sul fronte della mobilità elettrica, una tecnologia destinata ad avere un impatto profondo sull’esperienza di ricarica è il Plug & Charge, che consente al veicolo di autenticarsi, avviare la sessione e gestire il pagamento in modo automatico al momento della connessione al punto di ricarica. I benefici attesi sono significativi: il tempo di avvio di una sessione si ridurrebbe dagli attuali 30–120 secondi a 3–5 secondi, mentre il tasso di successo alla prima connessione salirebbe dall’attuale 70% al 95%, con una riduzione stimata del 30% del tempo perso dall’utente e un aumento del 20% nella rotazione oraria delle colonnine.

Connettività chiave del Fleet management

All’interno del mercato della mobilità connessa il Fleet management sta attraversando una trasformazione strutturale in cui sostenibilità, elettrificazione e digitalizzazione diventano elementi centrali della strategia. In questo scenario di trasformazione, la connettività si configura come il ponte imprescindibile tra l’asset fisico e l’efficienza operativa.

Sebbene la quota di veicoli pienamente connessi si attesti solo al 27%, le funzionalità smart stanno già ridefinendo l’esperienza di guida e gestione: i sistemi Adas (61%) e l’Infotainment (57%) dominano le dotazioni attuali, seguiti da soluzioni per la gestione di guasti e manutenzione (39%), e navigazione real-time (39%). La scelta di investire in veicoli connessi è guidata da priorità strategiche chiare: la sicurezza dei dipendenti (45%), l’ottimizzazione dei consumi (45%) e l’attivazione di nuovi servizi di manutenzione predittiva (36%).

Per i prossimi cinque anni, le priorità di investimento dei fleet manager si concentreranno su un equilibrio tra rinnovo delle flotte e innovazione digitale: acquisto di nuove tipologie di veicoli (34%), sviluppo di servizi It (33%) e potenziamento della telematica (24%).

I benefici ambientali della guida autonoma

L’Osservatorio ha stimato i benefici socioeconomici derivanti dall’introduzione della guida autonoma in Italia, con specifico riferimento ai servizi di robotaxi e robosharing, su un orizzonte temporale 2028-2050, quantificando la riduzione attesa di incidentalità ed emissioni locali e il corrispondente costo sociale evitato.

Il vero impatto si genera però attraverso l’effetto indiretto: man mano che i servizi diventano più efficienti e le tariffe scendono, una quota crescente di famiglie sarebbe spinta a rinunciare alla seconda automobile. Applicata a un parco urbano di circa 18 milioni di veicoli, la riduzione del possesso privato genera benefici di scala: circa 900.000 auto in meno, 100.000 feriti evitati, 41.000 tonnellate di emissioni in meno e un costo sociale evitato di 5,9 miliardi di euro, il 97% dei 6,1 miliardi di euro totali di costi sociale che è possibile ridurre nel periodo 2028-2050.

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