Il rinnovo delle frequenze mobili può diventare l’occasione per ridisegnare il futuro delle telecomunicazioni italiane. È questo il messaggio che Riccardo Saccone, segretario generale della Slc Cgil, affida a una nota con cui interviene nel dibattito aperto dalle recenti dichiarazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, sul Digital Networks Act e sulle prospettive del settore delle telecomunicazioni.
“Leggiamo con piacere le dichiarazioni del sottosegretario Butti sull’urgenza del cambio di paradigma delle società di Telecomunicazioni italiane”, afferma Saccone, sottolineando la convergenza di vedute sulla necessità che la futura assegnazione delle frequenze non venga considerata esclusivamente come una fonte di gettito per lo Stato, ma come uno strumento di politica industriale capace di orientare investimenti e sviluppo del settore.
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La partita delle frequenze verso il 2029
Le dichiarazioni arrivano in una fase particolarmente delicata. L’Agcom ha infatti avviato una consultazione pubblica sulle modalità di assegnazione delle frequenze mobili i cui diritti d’uso scadranno il 31 dicembre 2029, aprendo il confronto tra diverse opzioni regolamentari che includono rinnovi, proroghe e possibili procedure competitive.
Il tema è diventato centrale per l’intero ecosistema delle telecomunicazioni. Da mesi il dibattito ruota attorno alla possibilità di adottare anche in Italia un modello simile a quello tedesco, basato sul rinnovo delle licenze in cambio di impegni vincolanti sugli investimenti infrastrutturali e sullo sviluppo delle nuove reti.
In questo quadro, Saccone richiama l’avviso comune sottoscritto il 9 marzo scorso da Asstel, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Federmanager, evidenziando come le parti sociali abbiano già posto all’attenzione delle istituzioni la necessità di affrontare il tema in una logica industriale. “Peccato – sottolinea Saccone – che tranne Consip ed Agcom nessun altro, a partire dal Ministero delle imprese e del Made in Italy e dal Ministero del Lavoro, abbiano sentito l’urgenza di discuterne con gli attori principali del settore”.
Investimenti certi per il 5G standalone
Per il segretario della Slc Cgil il settore vive una fase complessa e accumula ritardi che rischiano di pesare sulla competitività del Paese. Da qui la richiesta che il rinnovo delle frequenze rappresenti davvero “il momento per sottoscrivere un patto che garantisca al Paese investimenti certi per realizzare una vera rete 5G standalone e per provvedimenti formativi seri che mettano le tante professionalità della filiera in condizione di affrontare la sfida della transizione digitale”.
Il tema degli investimenti è destinato a occupare un ruolo centrale anche nel dibattito europeo. Il Digital Networks Act, la proposta con cui Bruxelles punta a riformare il quadro normativo delle telecomunicazioni, attribuisce infatti un’importanza crescente ai meccanismi capaci di incentivare lo sviluppo delle infrastrutture digitali e l’utilizzo strategico dello spettro radio.
Dalle reti alle competenze: la sfida della trasformazione
Nella sua riflessione Saccone amplia però il perimetro della discussione. Se il sottosegretario Butti ha indicato la necessità di passare da una politica focalizzata esclusivamente sulla connettività a una più ampia “internet ecosystem policy”, per il sindacato questa evoluzione deve partire anche dal capitale umano.
Secondo Saccone c’è infatti “urgente bisogno di interventi a partire dalle competenze digitali dei lavoratori. Servono strumenti per favorire il ricambio generazionale, dal momento che le Telco italiane sono attualmente fra i settori più maturi del mercato del lavoro privato nazionale, e l’acquisizione di nuovi saperi e competenze”. Un’esigenza resa ancora più urgente dall’età media elevata della forza lavoro del settore e dalla velocità con cui stanno evolvendo tecnologie, servizi digitali, cloud distribuito e intelligenza artificiale.
Il cambio di paradigma evocato da Butti
Nel suo intervento al Consiglio Ue sulle telecomunicazioni, Butti ha sostenuto che le aste per lo spettro radio debbano essere considerate leve di politica industriale e accompagnare la trasformazione delle telco da semplici fornitori di connettività a piattaforme digitali in grado di offrire servizi avanzati, capacità di calcolo e storage distribuito attraverso modelli edge cloud.
Una visione che punta a creare nuove fonti di ricavo per gli operatori e ad accrescere la competitività europea nell’economia digitale. Ed è proprio su questo terreno che si inserisce la replica di Saccone: il cambio di paradigma, secondo il sindacato, potrà produrre risultati concreti soltanto se accompagnato da investimenti infrastrutturali, sviluppo delle competenze e una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e rappresentanze dei lavoratori.






