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La classifica Extel: Pietro Labriola sul podio dei “migliori Ceo” delle Tlc europee



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Il manager scala fino alla seconda posizione il ranking che si basa sulle valutazioni di circa 1.500 investitori istituzionali e analisti finanziari internazionali. Tra tutte le società quotate italiane il numero uno di Tim passa nel 2026 al quarto posto: un anno fa era 19esimo

Pubblicato il 18 giu 2026



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PIETRO LABRIOLA AD TELECOM
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L’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, si colloca al secondo posto tra i migliori ceo del settore telecomunicazioni in Europa. Il riconoscimento arriva dalla Survey Extel 2026, l’indagine annuale della società di ricerca indipendente Extel basata sulle valutazioni di circa 1.500 investitori istituzionali e analisti finanziari internazionali. Secondo le rilevazioni del gruppo, se si considera il solo perimetro degli analisti sell-side, Labriola è il primo ceo del comparto in Europa.

Guardando al confronto intersettoriale, inoltre, nella classifica dei migliori ceo di tutte le società quotate italiane, Labriola sale al quarto posto, dal diciannovesimo del 2025, tra le progressioni più marcate dell’intero panel.

I risultati di Tim nel primo trimestre

Nel valutare così positivamente Labriola, il mercato ha sicuramente tenuto conto delle performance che Tim sta dimostrando di poter esprimere in una congiuntura delicata come quella attuale: nel primo scorcio del 2026, per esempio, la società ha messo a segno una trimestrale in linea con le aspettative. A fronte di un lieve aumento dei ricavi, pari a 3,3 miliardi di euro, in crescita del 1,4% anno su anno, l’Ebitda di gruppo diminuisce dell’1,7% a un miliardo di euro.

A trainare le revenue sono state in particolare le attività di Tim Enterprise, che ha registrato ricavi totali pari a 0,8 miliardi di euro (+3,2%) e ricavi da servizi pari a 0,7 miliardi di euro (+4,2%), con un trend di crescita tendenziale che ha raggiunto il quindicesimo trimestre consecutivo.

Ma non si tratta solo di business, in ballo ci sono anche temi strategici per il progresso digitale del Paese: “Tim Enterprise conferma il proprio posizionamento come principale operatore italiano di sovranità digitale, attraverso tre direttrici: lo sviluppo di infrastrutture, cloud e di rete, proprietarie e sicure, il posizionamento come piattaforma sovrana per carichi di lavoro AI e il ruolo di trusted partner per l’adozione di soluzioni hyperscaler da parte delle imprese italiane”, ha commentato l’azienda. “A supporto di questa strategia, Tim, nel quadro del proprio piano di investimenti, prevede di dedicare circa 500 milioni di euro nel triennio 2026–2028 a infrastrutture e asset legati alla sovranità digitale”.

Lo stesso Labriola ha spiegato che “il riposizionamento delle diverse attività, avviato negli scorsi anni, continua a dare buoni risultati, con Tim Consumer che mostra una top line resiliente, Tim Enterprise che prosegue nel proprio percorso di crescita e Tim Brasil che si conferma fra i migliori operatori mondiali di Tlc. Nel corso dell’esercizio continueremo a posizionarci come i protagonisti del panorama italiano sul fronte della sovranità digitale e dell’intelligenza artificiale, e a semplificare la struttura societaria del gruppo. La generazione di cassa attesa porterà nel 2026 a un’ulteriore significativa riduzione del debito e della leva finanziaria”.

La visione di Labriola per accompagnare la trasformazione digitale in Italia

Ma Labriola si è speso, oltre che nell’attività manageriale, anche nella sensibilizzazione sul ruolo che le Tlc possono e devono ricoprire nel percorso di digitalizzazione del Paese. Nell’eBook “La fibra non basta. Il paradosso delle telecomunicazioni italiane”, allegato il mese scorso a Milano Finanza, il numero uno di Tim ha spiegato che il modello di business su cui si regge il settore non è più in grado di sostenere, da solo, il livello di investimenti necessario per accompagnare la trasformazione digitale in Italia.

Secondo il manager, il dibattito pubblico si è concentrato troppo a lungo sull’ultimo miglio, mentre la qualità percepita dagli utenti dipende da un insieme più ampio di componenti. “La fibra è necessaria, ma non basta”, scrive il ceo di Tim, indicando nel middle mile uno dei principali punti deboli del sistema italiano. Il ritardo dunque non è tanto nella disponibilità teorica di fibra, quanto nello strato intermedio della rete. Trasporto, interconnessione, peering, prossimità dei data center, localizzazione dei contenuti e qualità del Wi-Fi domestico incidono direttamente su latenza, stabilità e affidabilità del servizio.

Nel documento viene richiamato il confronto europeo: l’Italia ha investito molto in Ftth, ma continua a mostrare prestazioni inferiori rispetto ai principali Paesi europei, un’adozione della fibra ancora contenuta e livelli di latenza elevati. Il divario è particolarmente evidente se si guarda alla stabilità sotto carico. Nei dati Ookla del primo trimestre 2026, l’Italia registra tra i Paesi G7 un intervallo ampio tra il decimo e il novantesimo percentile della latenza, segnale di una rete meno uniforme nelle prestazioni. Il problema, quindi, secondo Labriola non è solo coprire di più. È far funzionare meglio l’intera catena infrastrutturale.

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