Il panorama della telefonia mobile nella regione Asia-Pacifico è entrato in una fase decisiva: gli operatori stanno infatti accelerando la dismissione delle reti 2G e 3G, liberando spettro e capacità di investimento per potenziare i servizi 4G e 5G. In questo scenario non dovrebbe sorprendere sapere che, proprio sul fronte della connettività di quinta generazione, la Cina sta affermando un dominio quasi incontrastato.
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Così si trasforma lo scenario: il biennio della svolta
Ma andiamo con ordine. Secondo GlobalData, che ha analizzato le operazioni di switch-off nel corso del primo trimestre del 2026, questa transizione rappresenta più di un semplice aggiornamento tecnologico: il passaggio all’ultrabroadband mobile sta infatti ridefinendo i rapporti competitivi, abilitando reti basate sull’intelligenza artificiale, l’innovazione aziendale e le infrastrutture digitali che sosterranno la prossima ondata di crescita economica della regione.
Stando alle evidenze raccolte dagli analisti di GlobalData la regione Asia-Pacifico presentava già una bassa penetrazione dei servizi 2G e 3G, rispettivamente di circa il 6% e il 2% nel 2025, che dovrebbe diminuire ulteriormente al 3% e allo 0,3% entro il 2030, evidenziando il decisivo abbandono delle tecnologie di rete obsolete.
D’altro canto, la penetrazione dei servizi 4G e 5G ha raggiunto rispettivamente circa il 56% e il 63% nel 2025, a dimostrazione di come le tecnologie di nuova generazione stiano diventando uno standard in tutta la regione.
Mentre le reti 2G sono già state dismesse in diversi Paesi della regione, le telco stanno procedendo con decisione alla dismissione delle reti 3G. Tra gli operatori regionali all’avanguardia GlobalData segnala in India Bharti Airtel e Vodafone Idea, che dopo aver dismesso le reti 3G, stanno reinvestendo spettro e capitali negli aggiornamenti 4G/5G. In Australia Telstra, Optus e Tpg hanno completato la dismissione del 3G nel giugno 2024 per accelerare la copertura 5G. A Singapore il 3G è stato invece spento da Singtel, M1 e StarHub, mentre in Giappone Ntt Docomo dismetterà i servizi di terza generazione entro la fine del 2026.
Il nuovo slancio verso il 5G
Non sorprende che gli operatori stiano ora indirizzando sempre più i loro investimenti e sforzi verso il potenziamento delle reti 5G, in grado di abilitare soluzioni digitali avanzate, garantendo che consumatori e imprese possano beneficiare di questa nuova ondata di evoluzione della telefonia mobile.
Nel marzo 2026, Singtel ha stretto una partnership con Ericsson per accelerare lo sviluppo del 5G Advanced in una piattaforma digitale programmabile e basata sull’intelligenza artificiale, in grado di supportare la trasformazione digitale delle imprese. In Thailandia, Ais ha lanciato una rete 5G Advanced basata sull’intelligenza artificiale nel maggio 2026. Bharti Airtel ha aggiunto oltre 2.900 siti 5G in 77 distretti dell’India settentrionale nel giugno 2026.
Inoltre, gli operatori neozelandesi 2degrees, One Nz e Spark hanno completato la dismissione delle reti 2G/3G prevista per il 2026, reindirizzando lo spettro liberato verso le reti di nuova generazione. A livello regionale, queste mosse evidenziano un massiccio cambiamento infrastrutturale, in cui il capitale sbloccato dalla dismissione delle infrastrutture obsolete finanzia direttamente l’espansione del 5G ad alto rendimento, l’intelligenza di rete e la trasformazione digitale delle imprese.
“Con il completamento della transizione dalle reti legacy da parte degli operatori, il valore strategico va oltre l’efficienza dello spettro e la modernizzazione della rete”, commenta Kantipudi Pradeepthi, analista di telecomunicazioni presso GlobalData. “Questo cambiamento consente agli operatori di supportare applicazioni ad alta intensità di dati, ampliare i portafogli di servizi aziendali e sbloccare nuove fonti di reddito in settori quali la produzione, i trasporti, la sanità e le città intelligenti. In definitiva, questa evoluzione svolgerà un ruolo fondamentale nel rafforzare la competitività digitale dell’Asia-Pacifico e nell’alimentare una crescita economica sostenibile a lungo termine”.
E la Cina fa la parte del leone
Impossibile non parlare di Asia-Pacifico senza menzionare la Cina. Come accennato, è infatti l’ex Celeste impero a continuare a fare la parte del leone quando si parla di sviluppo del 5G: il rapporto “Mobile Economy China 2026”, pubblicato da Gsma alla vigilia del Mwc Shanghai 2026, di scena questa settimana, prevede che il 5G rappresenterà il 61% delle connessioni nel Paese entro la fine di quest’anno e l’88% entro il 2030. In altre parole, il Paese detiene già oltre il 40% delle connessioni 5G globali, superando il miliardo di connessioni 5G già nel 2024. Secondo lo studio, il 5G-Advanced è d’altra parte commercializzato in oltre 330 città della Cina continentale, superando i 10 milioni di utenti.
“China Mobile, China Telecom e China Unicom hanno tutte condotto le prime sperimentazioni e implementazioni della tecnologia, concentrandosi sullo sblocco di nuove applicazioni in settori quali veicoli autonomi, droni e realtà estesa”, osserva il rapporto, che evidenzia come “l’influenza delle politiche nazionali contribuisca a sostenere lo slancio della tecnologia. “Il governo cinese ha reso il 5G una priorità nazionale nell’ambito di obiettivi più ampi volti alla trasformazione digitale e a rendere l’economia competitiva a livello internazionale”.







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