Una politica industriale per il settore delle telecomunicazioni italiano ed europeo è possibile. Ma non può prescindere dal rafforzamento delle reti, e dagli investimenti in tecnologia di frontiera, a partire dall’intelligenza artificiale e dal quantum computing. Ne è convinto Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica, che ha aperto i lavori dell’edizione 2026 di Telco per l’Italia.
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Serve una nuova architettura digitale per i servizi Tlc
“C’è un tema fondamentale, che ho già posto un anno fa e su cui continuo a confrontarmi con tutti coloro che partecipano ai tavoli aperti al Dipartimento: di che tipo di architettura digitale vogliamo dotarci per sostenere l’economia dell’intelligenza artificiale, la robotica e la produttività in generale? Dai miei interlocutori sono arrivate delle risposte estremamente puntuali, che danno l’idea di quanto sia effervescente e responsabile il mondo delle telecomunicazioni. Ma se vogliamo arrivare a un punto di incontro che soddisfi le esigenze di operatori, regolatori e governo, dobbiamo approfittare di questo momento strategico, in cui si discute della riassegnazione delle frequenze, per mettere tutto a sistema: da qui alle prossime settimane – ha detto Butti – dovranno uscire delle proposte che ci consentano finalmente di trovare un punto di equilibrio”.
Spingere sul modello dell’edge cloud computing
Di una cosa il sottosegretario è certo: occorre istituire un nuovo modello economico per lo sfruttamento delle reti. “Sappiamo tutti fin troppo bene che negli ultimi anni ricavi e profitti si sono spostati. Ora si tratta di essere concreti e colmare questo gap, che ovviamente continua a crescere man mano che aumenta l’utilizzo della rete. Contemporaneamente, anche la domanda dei servizi è avanzata, e quindi la capacità dei network così come sono ora non è più sufficiente per soddisfarla”.
È da questo presupposto che, secondo Butti, si deve sviluppare la capacità di orientare tutto il sistema, facendo evolvere il modello di remunerazione dei servizi Tlc attraverso due strategia: la convergenza, sul piano competitivo, dei mercati che compongono l’ecosistema internet e la promozione dell’edge computing cloud come architettura di base per l’accesso a servizi e applicazioni. Questo vorrebbe dire superare la tradizionale suddivisione tra i verticali dell’Internet Access Connectivity (dove oggi operano prevalentemente le telco), degli Online Services (campo di gioco degli OTT) e degli Enabling Technologies and Services (che forniscono piattaforme come le CDN).
“In questo schema, l’edge cloud computing continuerebbe a rappresentare un accesso utile per gli OTT, che vedrebbero aumentare le prestazioni in termini di qualità e definizione dei servizi, da remunerare attraverso i contratti in essere, mentre le telco potrebbero vendere servizi cloud a una pluralità di soggetti, inclusi gli stessi OTT, aumentando i loro ricavi”, ha spiegato Butti. “Non è un caso che il governo abbia deciso di investire in termini ideologici ed economici in questa soluzione, cominciando a discuterne con coraggio in sede europea tre anni fa, quando ancora infuriava la polemica con Breton sul fair share. Continueremo a chiedere un’apertura su questa strategia anche durante le discussioni sul Digital Networks Act sul Cloud and AI Development Act. Noi, dal canto nostro, abbiamo già investito 100 milioni sull’edge cloud computing, a cui si aggiungono tutti gli sforzi fatti per aumentare la semplificazione e migliorare la governance”.
La strategia sulle frequenze 5G
A proposito di DNA e di interlocuzioni a livello europeo, Butti si dichiara non del tutto soddisfatto: “Sono state accolte alcune richieste, ma scontiamo ancora un certo ritardo rispetto al tema del mercato unico e dei servizi paneuropei, base di partenza per promuovere il consolidamento del settore. Serve una nuova postura europea, ma è altrettanto vero che adesso in Italia abbiamo gli strumenti per incidere sulla politica industriale del settore”.
Butti fa ancora riferimento al rinnovo delle licenze d’uso delle frequenze: “Posto che a breve ci saranno nuovi incontri con il Mef e con il Mimit per definire l questione, l’intento è quello di pesare il meno possibile nelle tasche degli operatori, a patto che ci sia un impegno netto sugli investimenti in 5G Standalone. Se c’è una pagina ancora da valorizzare nell’indice Desi è proprio quella che riguarda questo capitolo, a cui fanno capo responsabilità chiare e precise. Anche il governo è tornato a investire sull’infrastrutturazione mobile, rispetto a cui il Paese sconta un certo ritardo, ma i primi a doverlo fare sono gli operatori, che hanno anche il compito di stabilire cosa mettere in campo per costruire piattaforme abilitanti per l’accesso ai servizi di nuova generazione”.
Parlando di infrastrutturazione, Butti ha anche toccato il tema della connettività satellitare e della sperimentazione avviata in Lombardia “con risultati così brillanti che non si può non insistere”, e dei limiti elettromagnetici per le torri di trasmissione. “Questo è l’unico governo che ha avuto il coraggio di innalzarli. Io penso si possa proseguire in questa direzione, a patto che si predisponga una cultura dell’accettazione che tenga conto di tutti gli aspetti sociali del caso. Fermo restando che le valutazioni sociologiche devono includere anche la qualità dell’esperienza del consumatore e la capacità del sistema di trasformare la connettività in valore economico e sociale”.







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