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Rincari wholesale, scoppia la bufera: pressing delle Tlc sull’Agcom



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Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky Italia hanno scritto una lettera all’Autorità chiedendo di intervenire e fermare i ritocchi al listino proposti da FiberCop. E c’è chi ha contestato al Tar del Lazio anche il riconoscimento della società guidata da Sarmi come operatore non verticalmente integrato

Pubblicato il 26 giu 2026



Rincari wholesale, scoppia la bufera: pressing delle Tlc sull’Agcom
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  • Le telco (Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad, Sky Italia) chiedono ad Agcom di bloccare gli aumenti all’ingrosso proposti da FiberCop.
  • Tim ha presentato ricorso urgente al Tribunale di Milano, invocando l’applicazione delle tariffe del Msa 2024 e denunciando rincari insostenibili imposti da FiberCop.
  • La delibera 58/26/Cons ha qualificato FiberCop come wholesale-only; la decisione finale di Agcom (attesa per il 16/9) determinerà l’applicabilità dei rincari, nota Intermonte.
Riassunto generato con AI


Le telco italiane fanno guerra all’incremento dei prezzi all’ingrosso annunciato da Fibercop. In particolare, Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky Italia hanno scritto una lettera all’Agcom chiedendo di intervenire per fermare gli aumenti di listino proposti da FiberCop e al vaglio della stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Inoltre, secondo quanto risulta a Radiocor, precedentemente alcune telco, tra cui Iliad e Fastweb+Vodafone, hanno contestato al Tar del Lazio, anche il riconoscimento da parte dell’Autorità di FiberCop come operatore non verticalmente integrato. Riconoscimento dal quale è scaturito un alleggerimento regolatorio per la società dov’è confluita l’ex rete fissa di Tim. Ipotesi smentita nei fatti dalla stessa Tim, che l’altro ieri ha presentato ricorso al Tribunale di Milano denunciando il disallineamento tra il nuovo listino e il Master service agreement siglato a suo tempo con Fibercop.

La tesi degli operatori

Quattro i principali punti critici del nuovo listino contestati dagli operatori e contenuti nella lettera ad Agcom:

  1. Aumenti concentrati dove FiberCop è in monopolio. Gli incrementi riguardano in particolare le aree (grigie) e i servizi dove Fibercop esercita un monopolio: canoni fibra nelle aree grigie, canoni per servizi rame e servizi legacy ( colocazione, disattivazione dei servizi, utilizzo dei system) ovvero servizi per i quali gli operatori non hanno alternative.
  2. Effetto “lock-in” sulle migrazioni. Contributi di disattivazione del rame aumentati fino al 500% (aumenti maggiori se si passa a reti FTTH di OF). Disincentivi a migrare verso fibra e barriera economica al cambio di operatore. Contrariamente a quanto sostenuto da Fibercop, i nuovi prezzi disincentivano la migrazione verso reti in fibra, aumentando in modo rilevante il prezzo per “spegnere” la rete in rame, oltre a creare una barriera ancora più alta se il passaggio alla rete in fibra è a favore dell’operatore concorrente OF.
  3. Servizi passivi resi più costosi. Fibra spenta, co-location e Semi-VULA: gli aumenti piu sostenuti impattano l’utilizzo di fibra spenta e altri servizi necessari a costruire infrastrutture alternative, penalizzando chi vuole costruire propri servizi end-to-end e spingendo operatori ad acquistare il servizio attivo da FiberCop.
  4. Indicizzazione all’inflazione. Introdotta una clausola di adeguamento automatico: aumenti permanenti anno-su-anno, anche su infrastrutture già ammortizzate.

Gli aumenti, secondo gli operatori, oltre a non essere “neutri” non hanno nessuna connessione con i costi sottostanti. “FiberCop stessa ha dichiarato un WACC del 6,32% (vs 7,49% usato precedentemente da Agcom) – si spiea nella missiva – Ovvero: costo del capitale inferiore che rispecchia rischio minore: i prezzi dovrebbero scendere, invece salgono”.

“Agcom ha allentato la regolazione perché FiberCop si è presentata come operatore wholesale only neutrale – conclude la lettera – I primi listini dimostrano invece che gli incentivi anticoncorrenziali esistono ancora e che Fibercop è in grado di sfruttare lapropria posizione monopolistica per estrarre una rendita”.

Gli operatori duneu non chiedono solo una correzione del listino, ma “auspicano che Agcom riapra il dossier e valuti il ripristino di obblighi regolatori più stringenti”.

Il ricorso di Tim contro gli aumenti di FiberCop

Il gruppo guidato da Pietro Labriola considera gli aumenti dei prezzi di FiberCop per la rete all’ingrosso insostenibili, e per questo ha presentato ricorso d’urgenza ex art. 700 al Tribunale di Milano contro i nuovi listini chiedendo l’applicazione delle tariffe pattuite nel Msa del 2024 e la sottomissione del nuovo schema alla verifica ex ante di Agcom.

Dal canto suo, FiberCop difende gli aumenti come adeguamento “amichevole” a costi e inflazionerestando tra i wholesale più bassi d’Europa — e nega effetti sospensivi del ricorso sulla procedura Agcom, rivendicando la correttezza del proprio operato. Tim, che già paga poco meno di 2 miliardi di euro l’anno e stima decine di milioni di costi aggiuntivi annui, contesta la deroga ai prezzi e sconti-volume fissati nell’Msa.

FiberCop ha ricordato che i giudici hanno già rigettato, in prima battuta, la richiesta di provvedimenti inaudita altera parte, “in quanto la ricorrente non ha motivato perché non possa servirsi dell’autotutela contrattuale”. La società wholesale presenterà le proprie memorie difensive entro i termini fissati dal giudice, “evidenziando la piena correttezza del proprio operato e la totale infondatezza dell’azione proposta da Tim”, affermano i legali della NetCo.

Da parte sua Tim, secondo fonti legali vicine al dossier sentite da Ansa, sostiene che è FiberCop a dover compiere tutti gli adempimenti necessari a rendere efficaci le previsioni dell’Msa sui prezzi, inclusa appunto la loro sottoposizione alla verifica ex ante dell’Agcom, come Tim ha chiesto al giudice.

La prima udienza è attesa a inizio luglio, ma con ogni probabilità l’ultima parola spetterà all’Agcom, da cui come detto è atteso il via libera ai rincari per settembre.

Cosa prevede la delibera 58/26/Cons

Il nodo nasce dal nuovo status di FiberCop come operatore wholesale-only (come Open Fiber), che ne ha modificato il percorso regolatorio. La delibera impugnata dalle telco infatti è la 58/26/Cons, di marzo, sull’analisi di mercato che ha identificato di Fibercop come wholesale only, cioè come operatore solo all’ingrosso, non verticalmente integrato com’era prima quando la rete fissa era di Tim.
Con la delibera, l’Autorità ha riconosciuto FiberCop come operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 91 del Codice delle comunicazioni elettroniche. L’attribuzione “all’operatore individuato in posizione di significativo potere di mercato – FiberCop – della qualifica di operatore wholesale only” è stata la principale novità introdotta dall’analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa svolta dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

L’approvazione della delibera ha concluso l’istruttoria relativa all’analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa ai sensi dell’art. 89 del Codice delle comunicazioni elettroniche, che tiene conto della separazione strutturale della rete fissa di accesso di Tim, divenuta operativa il 1° luglio 2024.

Il testo approvato – che recepisce i pareri favorevoli dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e le osservazioni della Commissione europea – aggiorna la regolamentazione dei mercati (i) dei servizi di accesso locale all’ingrosso e (ii) dei servizi di capacità dedicata all’ingrosso (rispettivamente mercati 1 e 2 della raccomandazione n. 2020/2245/UE), alla luce dell’evoluzione registrata nelle condizioni di concorrenza – soprattutto in termini di copertura delle reti in fibra e delle quote di mercato degli operatori – nonché della qualifica dell’operatore FiberCop come operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 91 del Codice.

I risultati dell’istruttoria sull’accesso alla rete fissa

L’istruttoria ha, infatti, rilevato che, a seguito dell’operazione di separazione della rete fissa di accesso di Tim, FiberCop e la sua controllante Kkr non hanno partecipazioni in società attive nei mercati al dettaglio dei servizi di comunicazione elettronica in Italia né operano direttamente in tali mercati e che FiberCop non risulta essere tenuta a trattare con un’unica impresa operante in un mercato al dettaglio dei servizi di comunicazione elettronica forniti a utenti finali in virtù di un contratto di esclusiva o un accordo che rappresenta di fatto un contratto di esclusiva.

Il commento di Intermonte

Commentando l’iniziativa delle telco, la banca di investimento Intermonte considera “la presa di posizione congiunta degli altri operatori come un elemento moderatamente a favore di Tim: una contestazione corale del nuovo listino accresce la pressione regolatoria su FiberCop e migliora le probabilità che Agcom, nella valutazione attesa entro il 16 settembre, accolga almeno in parte le istanze di revisione. Gli obiettivi non sono però pienamente sovrapponibili — gli Olo criticano i rincari nelle aree di monopolio e i contributi di disattivazione legati alla migrazione verso reti rivali, mentre Tim contesta l’interpretazione del Msa (visibilità sulla stabilità delle tariffe wholesale oltre il 2028) per cui la convergenza è più tattica che sostanziale, ma comunque utile alla posizione negoziale di Tim. L’impatto diretto per Tim ci sembra gestibile (poche decine di milioni secondo le prime stime); il vero nodo resta la prevedibilità prospettica del costo di accesso wholesale, accentuata dai vincoli sulla scelta di fornitori alternativi (Open Fiber) per via delle clausole di esclusiva nel Msa con FiberCop (preferred supplier) nei confronti di Tim (most favoured client)”.

Il nuovo contenzioso, in definitiva, non modifica la valutazione di Intermonte sul gruppo guidato da Pietro Labriola.

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