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Starlink prepara l’assalto alle Tlc: la rete ibrida passa da un accordo Mvno



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Valutando le opzioni per lo sviluppo del servizio satellitare di SpaceX, MoffettNathanson ipotizza che lo spettro radio che la società intende acquisire servirà da merce di scambio per un accordo con un operatore virtuale. Ma i margini d’azione sono limitati

Pubblicato il 23 lug 2026



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Punti chiave

  • Potenziale trasformazione di Starlink in fornitore ibrido (satellitare+terrestre); MoffettNathanson esamina scenari, limiti di spettro e ostacoli normativi negli USA.
  • Per competere sul mobile MVNO sembra necessario: SpaceX non possiede spettro nazionale; contrari AT&T, T-Mobile e Verizon a concessioni.
  • Secondo Recon Analytics Starlink Aviation domina il Wi‑Fi di bordo; l’IPO rafforza capitale, valuta e potere contrattuale verso le compagnie aeree.
Riassunto generato con AI


Continuano a circolare indiscrezioni sulla possibilità che Starlink diventi un fornitore globale ibrido, capace cioè di erogare servizi integrati di connettività satellitare e terrestre. Gli analisti non si interrogano solo sull’eventualità che SpaceX tenti effettivamente di intraprendere questa strada, ma soprattutto sul percorso che dovrebbe seguire per arrivarci, in particolare negli Stati Uniti.

Il gruppo guidato da Elon Musk cercherà di stipulare accordi con operatori mobili per ottenere la copertura necessaria o “si limiterà” ad acquistare un operatore di telefonia mobile?

In un nuovo report, la società di ricerca MoffettNathanson ha esplorato questi e altri scenari, cercando di valutare le possibilità, pur riconoscendo che nessuno sa con certezza cosa Starlink abbia in mente.

La necessità di un accordo Mobile Virtual Network Operator

Quel che è sicuro è che SpaceX si sta riservando un certo margine di manovra, visto che nel documento S-1 depositato presso la Securities and Exchange Commission afferma che l’acquisizione, ancora in corso, di parte dello spettro di EchoStar e dei satelliti Space Mobile di nuova generazione consentirà di realizzare “una soluzione di connettività paragonabile alle reti mobili terrestri”.

Come ricorda il portale Light Reading, il piano dichiarato da SpaceX per lo spettro di EchoStar prevede un servizio direct-to-device (D2D) di nuova generazione, ma MoffettNathanson nutre dubbi al riguardo, dato che la maggior parte dello spettro è destinata a licenze in aree metropolitane. “Acquistare un blocco nazionale di spettro esclusivamente per servire zone rurali remote non ha mai avuto senso”, sottolineano gli analisti Craig Moffett e Julie Zhu.

In ogni caso, secondo MoffettNathanson, non è sufficiente per un’offerta nazionale di telefonia mobile terrestre. La società ritiene che, affinché Starlink Mobile possa sostituire o competere con le compagnie di telefonia mobile terrestre, dovrà stipulare un accordo Mobile Virtual Network Operator perché non possiede lo spettro necessario per costruire una rete. Un’operazione del genere sarebbe inoltre incredibilmente costosa.

Sebbene sia possibile che SpaceX partecipi alla prossima asta per i 160 MHz nella banda C superiore, gli analisti di MoffettNathanson hanno sottolineato che le aste dello spettro in genere non sono strutturate in modo che un singolo operatore se lo accaparri interamente. Inoltre, la banda C superiore “non è uno spettro ideale” a causa di alcune limitazioni di propagazione e ci vorranno anni per liberarla, hanno aggiunto. Le norme proposte dalla Fcc, che saranno votate il 22 luglio, dovrebbero consentire agli operatori di attivare quello spettro in 75 mercati statunitensi entro la fine di dicembre, con i restanti che seguiranno entro luglio 2031.

Ma i tre principali operatori statunitensi restano contrari

Per quanto riguarda la possibilità che SpaceX e Starlink intraprendano questa strada, gli analisti si dicono scettici sul fatto che AT&T, T-Mobile o Verizon concederebbero un accordo di questo tipo. I dirigenti di T-Mobile, attualmente partner di Starlink per la comunicazione diretta con i dispositivi, di AT&T e di Verizon hanno già smorzato gli entusiasmi.

“Non c’è alcun ‘obbligo di accordo’. Ovvero, nessuno dei tre principali operatori ha l’obbligo di concedere a Starlink un accordo Mvno”, scrivono gli analisti di MoffettNathanson.

La joint venture D2D recentemente annunciata dai tre principali operatori “è stata, a nostro avviso, semplicemente un annuncio collettivo preventivo (affrettato) con cui i tre dichiaravano la loro solidarietà contro le ambizioni di Starlink di competere nel settore della telefonia mobile. Il messaggio tra le righe era: niente Mvno, né ora né mai“, precisano gli esperti.

Un altro possibile intoppo è emerso in un recente articolo di Bloomberg, secondo il quale SpaceX e Charter avrebbero avviato trattative per un’offerta di servizi mobili per i consumatori. Tuttavia, l’idea alla base sembra essere quella di permettere a Charter di scaricare parte del traffico di SpaceX attraverso la propria rete terrestre, che include milioni di punti di accesso Wi-Fi e una distribuzione Cbrs più limitata.

Come sottolineato dagli analisti di MoffettNathanson, però, non si menzionava la possibilità che Starlink utilizzasse una partnership per accedere all’accordo Mvno di Charter con Verizon. Ma il contratto Mvno non consentirebbe a SpaceX di accedervi acquisendo Charter, a causa delle clausole di salvaguardia in caso di cambio di controllo.

Una fonte vicina al settore degli Mvno ha dichiarato a Light Reading che tali clausole di cambio di controllo sono comuni nei contratti di questo tipo. Se, ad esempio, SpaceX dovesse acquisire un Mvno, dovrebbe poi ottenere l’approvazione dall’operatore di rete mobile per mantenere il contratto all’ingrosso esistente o per negoziarne uno nuovo.

Anche MoffettNathanson è pessimista riguardo a un tentativo di SpaceX di acquisire uno dei tre principali operatori, poiché ciò comporterebbe per l’azienda un “enorme grattacapo normativo” e “comprimerebbe catastroficamente il multiplo di SpaceX”. Tuttavia, Elon Musk ha lasciato aperta questa possibilità lo scorso anno, affermando in un podcast che l’acquisizione di un’azienda come Verizon “non è da escludere”.

Come l’Ipo di SpaceX ha sparigliato il tema del Wi-Fi per le compagnie aeree

Se la partita sul piano della connettività terrestre è ancora aperta, qualcuno sostiene invece che Starkink abbia già vinto la battaglia dei servizi offerti alle compagnie aeree che erogano il Wi-Fi di bordo. Secondo un’analisi di Recon Analytics, infatti, la quotazione di SpaceX ha sparigliato per sempre le condizioni alla base delle trattative.

Per anni questa opzione ha rappresentato per le linee aeree un costo da minimizzare o un servizio accessorio da vendere a megabyte, e il settore ha dibattuto all’infinito sulla tecnologia: aria-terra contro satellite, banda Ku contro banda Ka, quanta larghezza di banda fosse realmente necessaria a un aereo a fusoliera larga. Per Recon Analytics, questa discussione è finita. L’orbita terrestre bassa ha vinto. Starlink Aviation offre capacità di un ordine di grandezza superiore rispetto ai sistemi geostazionari che sta sostituendo, in termini di larghezza di banda, latenza e copertura, e non esiste una roadmap alternativa che colmi il divario.

D’altra parte, un’esperienza cliente di livello a banda larga, con il Wi-Fi veloce e gratuito come componente più visibile, è correlata a una soddisfazione e a una fidelizzazione significativamente più solide rispetto a un modello a consumo, con servizi accessori a consumo.

Nulla di tutto ciò è cambiato con la quotazione in borsa di SpaceX. Il prezzo, invece, sì. Il 12 giugno 2026, SpaceX ha fissato il prezzo della sua Ipo a 135 dollari per azione, per una valutazione di 1.750 miliardi di dollari, raccogliendo circa 75 miliardi di dollari nel più grande debutto in borsa mai registrato, e aprendo ben al di sopra del prezzo di offerta. L’Ipo non modifica la tecnologia di Starlink né il suo vantaggio competitivo, bensì la posizione finanziaria del gruppo e il tavolo delle trattative in cui siedono le compagnie aeree.

Una SpaceX quotata in borsa ha un costo del capitale inferiore, una valuta di acquisizione e un obbligo nei confronti degli azionisti di ottenere un potere di determinazione dei prezzi che un fornitore privato che corteggiava clienti di riferimento non aveva. La finestra temporale pre-IPO che ha prodotto le condizioni più favorevoli che le compagnie aeree vedranno per anni si è di fatto chiusa.

American Airlines ha firmato con Starlink il 26 maggio, poco più di due settimane prima della quotazione, e questa è la tesi del report Recon Analytics che si sta concretizzando in tempo reale: ha bloccato i termini mentre SpaceX era ancora privata. Il potere contrattuale rimanente è più limitato e a tempo indeterminato, e si basa sulle trattative in corso con gli operatori che stanno ancora negoziando i rinnovi.

In questo nuovo scenario, gli operatori Geo sbaglierebbero a difendere le proprie posizioni. Recon Analytics lo dice senza mezzi termini: nessuna roadmap colma il divario di capacità e competere direttamente con Starlink in termini di prezzi è una mossa perdente. Operatori come Viasat e Ses-Intelsat possono invece posizionarsi come seconda fonte di approvvigionamento, concentrando i capitali dove l’economia dei satelliti in orbita terrestre bassa è più debole: settore marittimo, governativo e della difesa, rotte oceaniche e polari. Per gli investitori, si tratta di una mappa per rivalutare la catena di fornitura: quali nomi sostenere, quali evitare e quali fattori catalizzatori monitorare.

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