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Open Ran, il mercato cambia rotta: fronthaul aperto sì, multi-vendor più lontano



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Dell’Oro Group vede una crescente separazione tra standardizzazione delle interfacce, virtualizzazione e diversificazione dei fornitori. L’Open Fronthaul può diventare la norma nelle reti di nuova generazione, mentre Cloud Ran e architetture con radio e baseband di vendor differenti dovranno superare il banco di prova dei costi

Pubblicato il 12 ago 2026



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L’Open Ran entra in una fase diversa da quella immaginata all’inizio del percorso di apertura delle reti mobili. La standardizzazione delle interfacce continua a guadagnare terreno, ma non porta automaticamente né alla virtualizzazione della Ran né, soprattutto, a una maggiore frammentazione della supply chain. È questo il cambio di prospettiva che emerge dall’ultimo Advanced Research Report di Dell’Oro Group: Open Fronthaul, Cloud Ran e architetture multi-vendor, finora spesso considerate parti di una stessa trasformazione, sono destinate a seguire traiettorie sempre più separate.

La distinzione non è soltanto tecnologica. Tocca direttamente le strategie di investimento degli operatori, il posizionamento dei grandi vendor e il ruolo che nuovi fornitori potranno conquistare nella Ran nel passaggio dal 5G al 6G. Secondo Dell’Oro, l’Open Fronthaul è infatti ben posizionato per diventare l’interfaccia di riferimento tra i principali fornitori Ran non cinesi. Ma nella maggior parte delle implementazioni radio e baseband continueranno probabilmente a provenire dallo stesso produttore. Una rete può quindi adottare interfacce aperte senza diventare realmente multi-vendor.

Dall’apertura della supply chain alla standardizzazione

È il passaggio più significativo nella lettura di Dell’Oro. “L’Open Ran sta diventando sempre più una storia di standardizzazione delle interfacce piuttosto che di diversificazione dei fornitori”, osserva Stefan Pongratz, vicepresidente della ricerca Ran della società. L’Open Fronthaul, aggiunge l’analista, è sulla strada per diventare l’interfaccia preferita dei principali vendor non cinesi, pur in uno scenario nel quale radio e baseband continueranno prevalentemente a essere acquistate dallo stesso fornitore.

Si ridimensiona così una delle promesse originariamente associate all’Open Ran: consentire agli operatori di combinare con maggiore facilità componenti provenienti da aziende differenti, riducendo il lock-in e abbassando le barriere all’ingresso nel mercato degli apparati mobili. Il nuovo scenario non implica il fallimento del modello aperto. Al contrario, indica che una parte della trasformazione sta diventando strutturale, ma in una forma diversa.

Standardizzare il fronthaul significa separare sul piano delle specifiche funzioni che in passato erano legate da interfacce proprietarie. Questo crea maggiore libertà nelle roadmap tecnologiche, rende più semplice confrontare soluzioni differenti e può favorire l’interoperabilità nel tempo. Non obbliga però un operatore a utilizzare componenti di produttori diversi nella stessa rete. La modularità tecnica e la diversificazione commerciale diventano dunque due obiettivi distinti.

La maturazione degli standard prosegue. A luglio 2026 la O-Ran Alliance dichiarava 157 titoli di documenti tecnici, dopo la pubblicazione di 59 specifiche nuove o aggiornate da marzo, con interventi che riguardano anche Open Fronthaul, gestione e profili funzionali dei nodi Ran. L’organizzazione ha inoltre indicato per il 2026 e gli anni successivi un maggiore lavoro di consolidamento delle specifiche e dei test di interoperabilità.

Cloud Ran, la partita si sposta sull’economia del computing

Più prudente diventa invece la prospettiva della Cloud Ran. Dell’Oro ha rivisto al ribasso le proprie previsioni, pur continuando a considerare la virtualizzazione una componente importante dell’evoluzione di lungo periodo delle reti. Il punto è che il passaggio verso architetture cloud non viene più considerato una conseguenza quasi automatica dell’upgrade al 6G. A determinarne la diffusione saranno soprattutto economics, innovazione nel silicio e scelte architetturali.

La questione centrale riguarda il rapporto tra piattaforme costruite specificamente per elaborare i carichi Ran e sistemi basati su hardware commerciale, acceleratori e infrastrutture di computing più general purpose. “L’adozione della Cloud Ran dipenderà sempre più dall’economia del merchant compute e degli acceleratori rispetto alle piattaforme Ran purpose-built”, sottolinea Pongratz.

Per gli operatori è un cambio di paradigma importante. Virtualizzare una funzione di rete non genera automaticamente un vantaggio economico. Nella Ran devono essere rispettati vincoli molto stringenti in termini di prestazioni, latenza, sincronizzazione, consumo energetico e affidabilità. Più l’hardware general purpose e gli acceleratori riusciranno a soddisfare questi requisiti con un costo totale competitivo, maggiore sarà lo spazio per la Cloud Ran.

In caso contrario le piattaforme dedicate manterranno un vantaggio significativo, soprattutto nelle configurazioni ad alta capacità. È quindi probabile che la transizione non sia uniforme: architetture cloud-native, virtualizzate e tradizionali potranno convivere, con scelte differenti in funzione della densità di traffico, della disponibilità di infrastrutture edge, delle esigenze operative e del ciclo di rinnovo degli apparati.

Multi-vendor, l’interoperabilità da sola non basta

È sul multi-vendor che le aspettative si fanno più contenute. Dell’Oro considera ancora debole la prospettiva di un’adozione su larga scala e ritiene che l’espansione dell’Open Fronthaul non cambierà in modo sostanziale la concentrazione del mercato Ran. La previsione resta quella di implementazioni nelle quali radio e baseband appartengono prevalentemente al medesimo vendor.

Il motivo è economico e operativo oltre che tecnico. Un’interfaccia standardizzata rende possibile l’interoperabilità, ma costruire una rete multi-vendor richiede test, integrazione, gestione delle responsabilità in caso di malfunzionamento e coordinamento dei cicli di aggiornamento software. Il vantaggio ottenibile attraverso una maggiore concorrenza deve quindi essere superiore ai costi aggiuntivi di integrazione.

La stessa evoluzione del mercato europeo mostra come apertura e concentrazione possano convivere. Nel 2025 Vodafone ha scelto Ericsson come unico fornitore Ran in Irlanda, Paesi Bassi e Portogallo all’interno di un accordo quinquennale che comprende radio compatibili con Open Ran, Ran Compute, software 5G Advanced e automazione della rete. Nello stesso anno l’operatore ha selezionato Samsung per soluzioni virtualizzate e Open Ran destinate a più mercati europei. Le due operazioni evidenziano come gli operatori possano perseguire contemporaneamente standard più aperti e accordi industriali di grande scala con singoli fornitori.

Per i vendor cambia il terreno della competizione

La nuova fase modifica anche il significato della competizione tra i fornitori. Se l’Open Fronthaul diventa una caratteristica comune delle piattaforme di nuova generazione, il vantaggio competitivo non dipenderà più soltanto dal controllo di interfacce proprietarie. Peseranno maggiormente prestazioni radio, efficienza energetica, capacità software, automazione, integrazione end-to-end e costo complessivo di esercizio.

Per i vendor incumbent si apre così la possibilità di adottare standard aperti senza rinunciare alla scala industriale conquistata nella Ran tradizionale. Per gli specialisti e i nuovi entranti la sfida è più complessa: l’esistenza di un’interfaccia standard elimina una barriera tecnica, ma non necessariamente quelle commerciali. Occorre raggiungere volumi sufficienti, dimostrare prestazioni paragonabili a quelle delle piattaforme integrate e offrire agli operatori un modello operativo che non trasferisca su di loro una quota eccessiva degli oneri di integrazione.

Dell’Oro mantiene comunque sostanzialmente invariata la previsione di lungo termine per l’Open Ran. L’adozione dell’Open Fronthaul procede più lentamente di quanto atteso in precedenza nel breve periodo, ma la società continua a considerarlo destinato a diventare un elemento prevalente nelle piattaforme Ran di prossima generazione. Il report amplia inoltre il monitoraggio del mercato con quote trimestrali dei vendor Open Ran e Virtualized Ran e previsioni quinquennali che distinguono, tra gli altri segmenti, implementazioni single-vendor e multi-vendor, Cloud Ran, piattaforme purpose-built e sistemi proprietari.

L’Europa tra apertura e sicurezza delle reti

La separazione tra interfacce aperte e pluralità dei fornitori ha conseguenze anche sul piano della politica industriale. In Europa l’Open Ran è stato osservato non soltanto come evoluzione tecnologica, ma anche come possibile leva per ampliare l’ecosistema dei fornitori e ridurre dipendenze strategiche. La Commissione europea ha più volte collegato la resilienza delle infrastrutture mobili alla diversificazione della supply chain, mentre il quadro della 5G Cybersecurity Toolbox invita gli operatori ad adottare strategie capaci di limitare dipendenze eccessive.

Allo stesso tempo Bruxelles ha evidenziato che l’Open Ran introduce specifiche considerazioni di sicurezza. L’aumento delle interfacce e della disaggregazione può ampliare la complessità della superficie da proteggere e richiede che i principi di apertura siano accompagnati da requisiti di sicurezza, gestione delle vulnerabilità e controllo della catena di fornitura.

È qui che il quadro delineato da Dell’Oro assume un significato più ampio. Se l’Open Fronthaul diventerà uno standard diffuso ma gli operatori continueranno a preferire architetture single-vendor all’interno dei singoli domini, l’apertura delle specifiche non produrrà necessariamente quella redistribuzione delle quote di mercato che una parte delle politiche industriali aveva immaginato.

Il 6G non cancellerà il problema dei costi

Il prossimo ciclo tecnologico non sembra destinato a risolvere automaticamente queste tensioni. La previsione di Dell’Oro ridimensiona in particolare l’idea che il 6G possa rappresentare il momento nel quale virtualizzazione, apertura e disaggregazione convergeranno inevitabilmente in un unico modello architetturale.

Il futuro della Ran appare invece più pragmatico. Gli standard aperti possono affermarsi perché riducono il peso delle interfacce proprietarie e aumentano la flessibilità nel lungo periodo. La Cloud Ran dovrà dimostrare la propria convenienza rispetto a hardware specializzato. Il multi-vendor, infine, dovrà produrre benefici economici sufficienti a compensare complessità e costi di integrazione.

Per gli operatori significa che le decisioni sul prossimo ciclo di rete saranno meno ideologiche e più legate al ritorno sugli investimenti. Per i fornitori, che “open” non significherà necessariamente “frammentato”. Ed è probabilmente questa la svolta più importante indicata dal nuovo scenario: l’Open Ran può diventare una componente ordinaria dell’infrastruttura mobile senza rivoluzionare automaticamente la struttura del mercato Ran. La partita si sposta quindi dall’apertura formale delle interfacce alla capacità di trasformarla in concorrenza reale, efficienza operativa e sostenibilità economica.

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