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Internet veloce, negli Usa copertura al 96,9%: svolta nelle aree rurali



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Secondo i dati della Fcc in due anni sono calati del 43% i cittadini senza accesso a servizi fissi da almeno 100/20 Mbps. Il 5G raggiunge quasi il 95% di case e imprese. Il chairman Brendan Carr festeggia i risultati ma la commissaria Anna Gomez contesta i criteri con cui viene misurato il digital divide

Pubblicato il 18 ago 2026

Federica Meta

Direttrice



broadband, banda ultralarga, tlc, connettività
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Punti chiave

  • La maggioranza della Fcc nel Section 706 Report giudica il deployment “reasonable and timely”: 96,9% con 100/20 Mbps, 5G ~95%, calo rurale >44%.
  • La commissaria Anna Gomez contesta che disponibilità non implica accessibilità: critica il satellite (latenza, congestione, capacità) e la rimozione del benchmark 1 Gbps.
  • Effetti politici: più concorrenza e Build America, migrazione dal rame, espansione del fixed wireless e aumento delle alternative; il dibattito si sposta su prezzo e qualità effettiva.
Riassunto generato con AI


La Federal Communications Commission promuove lo stato di avanzamento della connettività negli Stati Uniti. Nel nuovo Section 706 Report, il primo realizzato nell’arco dell’attuale amministrazione Trump, il regolatore statunitense conclude che le capacità avanzate di telecomunicazione vengono implementate per i cittadini americani in maniera “reasonable and timely”, ragionevole e tempestiva. Una valutazione sostenuta da numeri che mostrano una riduzione significativa delle aree ancora prive di collegamenti ad alta velocità, una crescita delle alternative disponibili per gli utenti e una diffusione del 5G che ormai interessa quasi il 95% delle abitazioni e delle imprese.

Il rapporto, adottato dalla Commissione il 14 agosto 2026, segna anche un cambio di impostazione rispetto alla precedente amministrazione. La Fcc sostiene infatti di aver riportato l’analisi alla formulazione letterale della Section 706 del Telecommunications Act, che impone all’autorità di verificare annualmente se le capacità avanzate di telecomunicazione vengano distribuite a tutti gli americani in tempi ragionevoli. Secondo la Commissione, l’intensificarsi della concorrenza sta spingendo gli operatori verso una disponibilità sempre più capillare dei servizi.

Ma la fotografia non è priva di contestazioni. Alla lettura positiva sostenuta dalla maggioranza repubblicana si affianca infatti la posizione della commissaria democratica Anna Gomez che, nella dichiarazione concorrente richiamata nel testo integrativo fornito insieme al documento, mette in discussione un approccio troppo concentrato sulla semplice presenza dell’infrastruttura. Il nodo, secondo Gomez, è che disponibilità nominale, accessibilità economica e prestazioni effettivamente ottenute dagli utenti non sono necessariamente la stessa cosa.

Il 96,9% degli americani raggiunto da almeno 100/20 Mbps

Il dato più significativo del rapporto riguarda la banda larga fissa terrestre. Tra giugno 2024 e giugno 2025, secondo la Fcc, il numero di cittadini americani senza accesso a un servizio da almeno 100 Mbps in download e 20 Mbps in upload è diminuito di circa il 23%.

Allargando l’orizzonte a due anni, il calo arriva a circa il 43%. A giugno 2025 il 96,9% della popolazione disponeva così dell’accesso ad almeno un servizio broadband terrestre in grado di raggiungere la soglia di 100/20 Mbps.

È un parametro importante anche perché la disponibilità di collegamenti a banda larga continua a rappresentare uno degli indicatori utilizzati negli Stati Uniti per misurare l’avanzamento del digital divide. La Fcc interpreta la riduzione della popolazione non servita come il segnale di un mercato nel quale gli investimenti infrastrutturali e l’aumento della concorrenza stanno estendendo progressivamente la disponibilità delle connessioni ad alte prestazioni.

Il dato non equivale tuttavia a sostenere che tutti gli utenti dispongano effettivamente di quelle velocità in ogni momento né, tantomeno, che sottoscrivano un servizio compatibile. Il rapporto misura innanzitutto la disponibilità delle infrastrutture secondo i benchmark individuati dalla Commissione. Ed è proprio su questa distinzione tra disponibilità teorica e utilizzo reale che si concentra una parte della critica di Gomez.

Aree rurali, il divario si riduce di oltre il 44% in due anni

La dinamica appare ancora più marcata nelle zone rurali, tradizionalmente uno dei punti deboli della connettività americana. Secondo il report, nell’arco di due anni la percentuale di residenti delle aree rurali privi di accesso a collegamenti terrestri da 100/20 Mbps è diminuita di oltre il 44%.

La Fcc aggiunge che, includendo nella rilevazione anche la connettività satellitare, la disponibilità di servizi alla stessa velocità diventa quasi universale nelle aree rurali.

È un passaggio particolarmente rilevante nel dibattito statunitense, dove il satellite ha assunto negli ultimi anni un ruolo crescente nel raggiungere località nelle quali realizzare infrastrutture fisse tradizionali può risultare più complesso o economicamente oneroso. Allo stesso tempo è proprio la contabilizzazione della connettività satellitare tra le soluzioni disponibili a essere contestata da Gomez.

Nel testo fornito a integrazione del documento, la commissaria considera fuorviante affermare che il broadband satellitare raggiunga il 99,7% del territorio di riferimento senza tenere conto di fattori che possono limitarne concretamente le prestazioni. Tra questi vengono citati ostacoli fisici, congestione della rete, latenza e vincoli di capacità. Secondo i dati richiamati nella sua posizione, meno della metà degli utenti satellitari riuscirebbe effettivamente ad accedere alle velocità prese come riferimento.

Il confronto evidenzia quindi due differenti modi di misurare il digital divide. Da una parte c’è la domanda se una determinata tecnologia sia disponibile in un luogo. Dall’altra c’è quella, più complessa, relativa alla qualità con cui il servizio può essere realmente utilizzato, al suo costo e alla continuità delle prestazioni.

Il 5G arriva quasi al 95% di case e imprese

Il miglioramento non riguarda soltanto la rete fissa. Sul versante mobile, il rapporto rileva che nell’arco di due anni il numero di americani senza accesso a una rete 5G in grado di garantire almeno 35 Mbps in download e 3 Mbps in upload è diminuito di oltre il 30%.

Quasi il 95% delle abitazioni e delle imprese statunitensi risulta oggi coperto da un servizio 5G in grado di raggiungere la soglia di 35/3 Mbps indicata dalla Commissione.

Il dato conferma quanto la disponibilità della quinta generazione mobile sia ormai estesa nel mercato americano, ma mostra anche la peculiarità del parametro scelto dalla Fcc: il benchmark utilizzato per misurare la disponibilità 5G è infatti molto inferiore rispetto alle velocità di picco normalmente associate commercialmente alla tecnologia.

L’obiettivo della rilevazione non è però confrontare le massime prestazioni raggiungibili dalle diverse reti, ma individuare la quota di popolazione che dispone almeno di una connettività mobile capace di superare un determinato livello minimo.

Altri indicatori citati dal regolatore mostrano inoltre un miglioramento delle performance. Nel 2025, secondo i dati raccolti dalla Commissione da diverse fonti, le velocità di download wireless sarebbero aumentate del 51%. Per il fixed wireless, i dati Ookla richiamati dalla Fcc indicano tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026 una crescita del 36,9% per l’upload e del 25,1% per il download; nelle aree rurali gli incrementi arriverebbero rispettivamente al 39,8% e al 28,7%.

Concorrenza, cresce il numero di alternative a disposizione

La Fcc lega una parte rilevante dei progressi registrati alla maggiore pressione competitiva nel mercato.

A giugno 2025, il 77% degli americani disponeva dell’accesso ad almeno tre servizi fissi da 100/20 Mbps. Il dato va però letto con attenzione: quando il perimetro viene ristretto ai soli servizi fissi terrestri, la quota della popolazione con almeno tre alternative scende al 43,4%.

È una distinzione importante rispetto a una generica lettura del 77% come quota di utenti che può scegliere tra tre operatori terrestri concorrenti. Il documento della Commissione utilizza infatti due indicatori differenti.

Tra dicembre 2024 e dicembre 2025, inoltre, la percentuale di abitazioni e imprese con almeno tre opzioni di servizio in grado di offrire almeno 100/20 Mbps è aumentata del 4,85%, secondo i dati riportati dalla Fcc.

L’amministrazione interpreta l’aumento delle alternative disponibili come uno dei meccanismi che stanno contribuendo a migliorare prestazioni e condizioni commerciali. Nel documento si sostiene anche che i prezzi dei servizi stiano diminuendo: i piani postpaid unlimited sarebbero scesi del 10% nell’ultimo anno e i prezzi dei servizi fissi più diffusi del 6%. Sono dati presentati dalla Fcc nel quadro della propria valutazione degli effetti della crescente concorrenza.

Carr: “speeds are up, prices are down, competition is stronger than before”

Il presidente repubblicano della Commissione, Brendan Carr, collega direttamente i risultati alle politiche dell’amministrazione e all’agenda Build America della Fcc.

“President Trump’s policies are delivering great results for Americans in communities all across the country. The data show that speeds are up, prices are down, competition is stronger than before, and the digital divide has narrowed substantially. The FCC is putting policies in place that will further accelerate high-speed builds and extend U.S. leadership. I look forward to the work ahead.”

La posizione di Carr sintetizza il filo politico che attraversa il rapporto: più concorrenza, procedure più favorevoli agli investimenti e accelerazione della modernizzazione infrastrutturale vengono presentate come le leve principali per ampliare la disponibilità dei servizi e ridurne i costi.

La Build America agenda viene richiamata anche per gli effetti sul consolidamento e sugli investimenti del settore. Dal gennaio 2025 la Fcc afferma di avere approvato operazioni per un valore complessivo di 130 miliardi di dollari, comprendenti almeno 50 miliardi di dollari in deal relativi a cable, fibra e infrastrutture wireline, con l’aspettativa di stimolare ulteriori investimenti e deployment.

È un passaggio che rende evidente l’impostazione adottata dall’autorità: le operazioni industriali non vengono lette esclusivamente attraverso la lente della concentrazione del mercato, ma anche in funzione della capacità di generare capitale destinato alla modernizzazione delle infrastrutture.

Dal rame alle nuove infrastrutture, accelera la migrazione

Un’altra priorità riguarda il superamento delle vecchie reti in rame. La Commissione rivendica di avere semplificato le procedure necessarie per accompagnare le comunità fuori dalle infrastrutture più obsolete e trasferire gli utenti verso collegamenti più veloci.

Come esempio viene indicata la Carolina del Nord. Nel mercato locale, a fronte di una riduzione di circa 133mila abbonamenti Internet basati sul rame, le sottoscrizioni a servizi fixed broadband sarebbero aumentate di circa 106mila unità.

Il dato si inserisce in una trasformazione che interessa numerosi mercati maturi delle telecomunicazioni: il progressivo spegnimento delle reti legacy e il trasferimento degli investimenti verso fibra, cable evoluto, fixed wireless e altre infrastrutture ad alta capacità.

Per gli operatori la migrazione può ridurre costi di manutenzione e duplicazioni infrastrutturali; per il regolatore la questione consiste invece nel garantire che il passaggio non lasci indietro utenti o territori e che le nuove piattaforme offrano un livello di servizio almeno equivalente, oltre a consentire l’accesso alle tecnologie di nuova generazione.

Fixed wireless sopra il 50% delle location in 23 Stati

Nella strategia americana assume un peso crescente anche il fixed wireless access. La Fcc collega l’espansione di queste offerte alle proprie politiche sullo spettro e sulla semplificazione dei processi di siting.

Secondo il documento, 23 Stati hanno ormai più del 50% delle location servite da fixed wireless a velocità di almeno 100/20 Mbps.

Il fixed wireless è diventato un elemento particolarmente interessante della competizione statunitense perché consente agli operatori mobili di utilizzare le infrastrutture radio per entrare anche nel mercato dell’accesso domestico, sfidando più direttamente cable company e telco tradizionali.

Per il consumatore, questa evoluzione può tradursi in una maggiore quantità di alternative. Dal punto di vista industriale, però, introduce anche una competizione più trasversale tra piattaforme tecnologiche differenti, rendendo meno netta la separazione tradizionale tra reti mobili e broadband fisso.

È precisamente questa crescita della competizione infrastrutturale che la maggioranza della Commissione utilizza come uno degli argomenti a sostegno della conclusione positiva del Section 706 Report.

Gomez contesta il metro: disponibilità non significa accessibilità

A questa lettura si contrappone la posizione di Anna Gomez. Nel testo aggiuntivo fornito insieme al comunicato, la commissaria democratica sostiene che misurare l’avanzamento della connettività soltanto sulla base dell’infrastruttura disponibile rischia di ignorare componenti decisive del digital divide, a partire dalla possibilità concreta degli utenti di acquistare e utilizzare il servizio.

L’accessibilità economica diventa quindi un parametro determinante. Una famiglia può trovarsi formalmente in un’area raggiunta da una rete a banda larga e rientrare per questo nelle statistiche sulla copertura, ma non essere in grado di sostenere il costo dell’abbonamento. In quel caso la rete esiste, ma il divario digitale non può considerarsi automaticamente superato.

Lo stesso vale per l’usabilità e per le performance concrete. Il richiamo di Gomez al satellite mette in evidenza proprio questa distanza: una tecnologia può essere tecnicamente disponibile su quasi tutto il territorio, ma ostacoli fisici, saturazione, latenza e capacità possono rendere l’esperienza molto diversa da quella implicita nel dato di copertura.

La divergenza interna alla Fcc riguarda dunque anche la definizione stessa di accesso: per la maggioranza, il rapido aumento della disponibilità infrastrutturale è sufficiente a sostenere che il deployment procede in maniera ragionevole e tempestiva; per Gomez il criterio dovrebbe includere maggiormente la possibilità effettiva degli utenti di fruire di quei servizi in condizioni economiche e tecniche adeguate.

Il benchmark gigabit divide la Commissione

Un ulteriore elemento di contrasto riguarda gli obiettivi prestazionali di lungo periodo. Secondo il testo integrativo, Gomez critica la decisione di rimuovere un benchmark futuro precedentemente programmato pari a 1 Gbps in download e 500 Mbps in upload.

La commissaria ritiene che abbassare l’ambizione sui parametri futuri possa indebolire il principio di neutralità tecnologica e, soprattutto, compromettere nel lungo termine la competitività degli Stati Uniti.

È un punto che apre una questione più ampia sul ruolo dei benchmark regolamentari. Una soglia minima serve innanzitutto a misurare quanto territorio o quanta popolazione siano raggiunti da un servizio ritenuto adeguato. Ma definire quella soglia significa anche stabilire indirettamente quale tipo di rete possa essere considerato sufficientemente “future proof”.

Più il benchmark sale, più aumenta la pressione sugli operatori affinché investano in infrastrutture capaci di sostenere prestazioni elevate e simmetriche. Un parametro meno ambizioso amplia invece il numero di tecnologie che possono soddisfare il requisito e può rendere più semplice raggiungere percentuali molto alte di disponibilità.

La discussione diventa particolarmente attuale con la crescita delle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, del cloud e dei servizi ad alta intensità di dati. È proprio la capacità delle reti di sostenere le esigenze future, e non soltanto quelle correnti, uno degli argomenti richiamati nella posizione critica della commissaria.

La partita si sposta dalla copertura alla qualità effettiva

Il nuovo Section 706 Report fotografa in definitiva un mercato statunitense nel quale gli indicatori di disponibilità infrastrutturale stanno migliorando rapidamente. Il 96,9% della popolazione può accedere ad almeno 100/20 Mbps attraverso una rete fissa terrestre, la quota di cittadini rurali esclusi da questa possibilità è diminuita di oltre il 44% in due anni e il 5G da almeno 35/3 Mbps raggiunge quasi il 95% delle abitazioni e delle imprese.

Anche la quantità di alternative disponibili aumenta, mentre fixed wireless e dismissione del rame ridisegnano progressivamente la struttura dell’accesso. Per la maggioranza della Fcc, questi numeri dimostrano che la concorrenza e le politiche messe in campo stanno producendo risultati tangibili.

La dichiarazione concorrente di Gomez impedisce però di leggere il voto come la chiusura del dibattito. La questione successiva è stabilire se il successo della politica broadband debba essere misurato in termini di infrastrutture costruite o di servizi realmente fruibili dai cittadini.

È una distinzione destinata ad assumere sempre maggiore importanza. Man mano che le percentuali di copertura si avvicinano al 100%, infatti, diventa inevitabile spostare l’attenzione dalla pura disponibilità geografica verso prezzo, qualità, affidabilità, latenza, capacità e prestazioni reali.

La conclusione della Fcc resta comunque netta: sulla base del criterio previsto dalla Section 706, le capacità avanzate di telecomunicazione vengono oggi implementate per gli americani in maniera ragionevole e tempestiva. Il confronto politico e regolamentare si sposta ora su quanto debba essere elevata l’asticella con cui misurare il prossimo salto di qualità della connettività americana.

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